Lo Zam è come una grande famiglia. Lettera a La Repubblica di una mamma che esiste veramente.

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Pubblichiamo questa lettera comparsa oggi sul quotidiano La Repubblica. Alle parole della mamma che scrive e a quelle del giornalista che le risponde aggiungiamo semplicemente alcune immagini. Si tratta della visita di un gruppo Scout Agesci del lecchese che ha passato una domenica a Zam a lavorare all’orto e a conoscere quell’esperienza, di alcuni bambini che giocano nella palestra di arrampicata autocostruita all’interno del centro sociale e di alcune immagini della recente cena di autofinanziamento organizzata dal gruppo milanese di Emergency. Crediamo che il tutto parli abbondantemente da sè. [La Redazione di Milano in Movimento]

Lo Zam è come una grande famiglia

Qualche settimana fa scrissi a Postacelere dopo aver letto un articolo contro il centro sociale Zam. Oggi, domenica, sono ancora alle prese con la rabbia dopo il nuovo articolo e la visione del video che le nonne, mamme o come preferiscono definirsi hanno fatto nuovamente contro il centro. Vorrei, tramite il vostro giornale, rivolgermi a loro. Chi scrive è madre di un ragazzo che da nove mesi frequenta il posto. Mio figlio durante il periodo scolastico è stato vittima di atti di bullismo che gli hanno creato parecchie difficoltà. Care signore, a Zam ha conosciuto gente nuova, adolescenti, ragazzi, adulti con i quali socializza, contribuisce a far vivere il luogo. Non so se chi si lamenta ha figli, magari sono ancora in età per cui lo scivolo è più che sufficiente. Ho personalmente contribuito a dar loro stoviglie e elettrodomestici da me inutilizzati. Se le signore riscontraranno evasione fiscale dico loro che il centro sociale va inteso come una grande famiglia. Quando a casa si organizza una cena spesso tra i partecipanti si dividono le spese e questo avviene allo Zam.

Raffaella Cordovana

E’ difficile distinguere torti e ragioni ma – detto spassionatamente – accusare un centro sociale di evasione fiscale è ridicolo, specie in una città patria dei commercialisti, dove gli scontrini sono volatili, il “nero” è di massa e la froda fiscale – come non citare Berlusconi – raggiunge i massimi livelli. Spostiamoci da Zam ai vari centri sociali, visto che il tema tiene banco da decenni. Ero quasi coetaneo di Fausto e Iaio, frequentatori del Leoncavallo, uccisi nel 1978 da mano misteriosa, e tale rimasta, nonostante vari magistrati, compresi Guido Salvini e Armando Spataro, abbiano indagato sino in fondo: come già per le stragi, come per tante questioni che restano irrisolte dopo quarant’anni. Mai frequentato il Leoncavallo, né altri centri sociali. Ci sono entrato, talvolta, ovvio, ma sono sempre stato, nei momenti conviviali, più da “osteria”. Però, è ricordando quelle stagioni di morti, che mi viene da dire – ammesso che esistano davvero, e non siano le solite storie alla milanese, in cui un paio di para-mitomani costituiscono un’associazione – alle mamme anti-zam, di riflettere un po’: è meglio un figlio che esce o che poltrisce? E’ meglio un posto dove si sta insieme oppure tutti devono obbligatoriamente frequentare l’oratorio? È meglio sapere che, al mondo, ci sono le differenze oppure dobbiamo avere tutti le stesse scarpe e anche la stessa testa? Il dramma contemporaneo si chiama autoreferenzialità: l’io, come la penso io, quello che dico io. L’altro è sparito. Denunce di qui, liti di là, Facebook come una gogna: è questo mondo diviso in steccati che volete tramandare ai figli?

Pietro Colaprico

La Repubblica – Postacelere, Martedì 15 Aprile 2014

Per saperne di più (anche video):

https://milanoinmovimento.com/primo-piano/sulle-sedicenti-mamme-anti-zam

 

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Una replica a “Lo Zam è come una grande famiglia. Lettera a La Repubblica di una mamma che esiste veramente.”

  1. Claudia Troebinger ha detto:

    bravi tutti con i piatti di plastica

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