Meloni, la “norma anti maranza” e la stretta sui giovani

Negli ultimi anni è stato sdoganato il termine maranza per indicare gruppi di giovani delle zone periferiche della metropoli, associati a episodi di microcriminalità spesso descritti dai media come comportamenti di bande organizzate (e non singoli casi di cronaca).

Sull’onda di questo nemico immaginario, sono state appena introdotte una serie di misure che il Governo Meloni ha definito “norme anti maranza”. Ancora una volta l’inasprimento di norme penali si basa su categorie sociali specifiche – i giovani di seconda generazione e non – quasi a evidenziare ulteriormente che certi tipi di comportamenti siano intrinsechi solo ad alcune persone. Nella teoria dell’ordinamento italiano non dovrebbe essere perseguibile l’appartenenza a un determinato gruppo sociale, né uno stile di abbigliamento, un linguaggio o una provenienza religiosa e geografica. Eppure la politica e i media mainstream identificano continuamente la parola “maranza” con la criminalità, si stigmatizza consapevolmente un gruppo di persone per quello che sono e non per quello che fanno.

Si parla di imputabilità con presunzione di responsabilità a partire dai 14 anni (non più 18), di inasprimento delle sanzioni per chi va in giro con un coltello, senza considerare che la legge già presente non ha certo limitato l’utilizzo di quest’arma.

Vengono aggiunte nuove limitazioni alle libertà dei giovani, con l’estensione di strumenti come il fermo preventivo o il divieto di aggregazione. Quest’ultima viene giustificata dall’esigenza di prevenire reati futuri, ma difatti viene ulteriormente ristretta la libertà personale e di movimento di alcuni soggetti prima ancora che venga accertata qualche eventuale responsabilità penale.

Ancora una volta il Governo Meloni si impegna a alimentare paura e insicurezza attraverso la guerra ai giovani e alle persone con background migratorio.

Non si parla didispersione scolastica, di difficoltà economiche o di disagio familiare, di marginalizzazione sociale e assenza di orientamento al lavoro dignitoso e giustamente retribuito.
La risposta della destra di governo è nuovamente e esclusivamente incentrata sull’inasprimento delle pene e le limitazioni (preventive) delle libertà per alcuni di noi, senza nessun reale lavoro sulle cause profonde del disagio giovanile e sulla crisi economica.

Questo razzismo e classismo istituzionale sta già causando arresti, deportazioni, morti.
E mentre le piazze ribollono per l’uccisione di Abderrahim Fakir, l’opposizione di governo si finge morta, colpevole e complice del clima di tensione creatosi negli ultimi anni in questo paese.

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