Patto sulle migrazioni: deportazioni e soldi alla Tunisia. Le strategie dell’UE nella guerra contro le persone migranti

L’8 giugno 2023, i ventisette stati dell’Unione Europea hanno raggiunto una intesa considerata “storica”.
Per la prima volta dopo molti anni si è tentata di elaborare una strategia comune per rispondere ai flussi migratori, ma si sa che non c’è nulla che unisca di più dell’identificazione di un nemico comune da combattere.
Nemmeno il naufragio sulle coste greche che ha causato centinaia di morti divenendo così l’episodio più tragico mai avvenuto nel Mediterraneo, ha fermato l’avanzata degli stati UE in guerra contro le persone migranti che tentano di raggiungere l’Europa.
Se questa rinnovata intesa – il patto sulle migrazioni –  supererà le fasi finali dei negoziati con il parlamento europeo, aumenteranno le persecuzioni, le deportazioni e le violenze legalizzate ai danni di coloro che già scappano da questi crimini contro l’umanità nei loro paesi.

Centro di detenzione per migranti in Grecia


Proviamo a schematizzare:

  • Gli stati europei di frontiera potranno adottare procedure più rigide per esaminare le richieste di asilo, con possibilità di trattenere le persone in centri di detenzione al confine (lontani dagli occhi di tutti e tutte).
  • E’ prevista una redistribuzione delle persone migranti con una quota minima per paese di 30mila ricollocamenti ogni anno; alternativamente, gli Stati dovranno pagare un contributo di 20mila euro per ogni migrante al fondo comune per la gestione delle frontiere esterne. Questi soldi andranno a finanziare aziende di fotosegnalemento, di controllo militare e di armi contro le persone migranti. Per ora.
  • Gli stati europei avranno più margine di manovra per deportare forzatamente le persone la cui richiesta di asilo viene respinta. Si potranno, infatti, rimpatriare le persone in paesi diversi da quelli da cui provenivano, e spetterà ad ogni stato UE stabilire se un paese terzo rispetta o meno gli standard internazionali in materia di diritti umani.

Non viene modificato il principio cardine del regolamento di Dublino (e cioè che le procedure di asilo sono a carico del paese di ingresso), nonostante da anni sia chiaro che i migranti non vogliono soggiornare nel luoghi dove sbarcano.
Non viene approfondito il discorso sui ricollocamenti, né specificati quali siano i paesi (considerati terzi sicuri) in cui le persone  verranno deportate una volta che la loro richiesta di protezione verrà rigettata.

Quello che sappiamo, in attesa del prossimo incontro UE che si svolgerà a fine giugno, è che tre giorni dopo l’intesa sul patto sulle migrazioni, l’11 giugno, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la Presidente del Consiglio in Italia Giorgia Meloni e il Primo Ministro dei Paesi Bassi Mark Rutte, sono atterrati in Tunisia per incontrare il Presidente Kais Said.
L’obiettivo del viaggio: costringere il Presidente tunisino ad accettare un prestito di 1,9 miliardi di dollari del fondo monetario internazionale (FMI) “per evitare il collasso economico” del paese, ormai da anni stretto nella morsa di una crisi economica ferocissima.
Ma diciamoci la verità, l’urgenza dell’incontro e il desiderio dell’UE di investire in Tunisia, ha ben altri interessi.  

105 milioni di euro iniziali sarebbero destinati al contrasto dell’immigrazione clandestina, per impedire cioè la partenza dei barconi dalle coste tunisine; un modus operandi, questo, che ricorda il patto di amicizia italia-libia stilato da silvio berlusconi, che pagava a peso d’oro il rais Gheddafi per far si che impedisse le partenze dei migranti dalle coste libiche. O anche il governo marocchino, che quando non riceve soldi dall’UE apre le frontiere di Ceuta e Melilla per far passare migliaia di persone e utilizzarle come arma di ricatto fino a nuovo versamento.

Ma tra questi scenari già visti in passato, catastrofici per la vita e la dignità delle persone, si aggiunge una richiesta in più da parte dell’UE al Presidente tunisino: più collaborazione per il rimpatrio di cittadini tunisini che si trovano in EU senza documenti in regola, – per cui il governo tunisino riceve giù dei fondi EU da due anni – e anche degli africani sub sahariani partiti dalle coste tunisine. Viene chiesto quindi alla Tunisia di occuparsi della detenzione e dell rimpatrio di queste persone nei loro paesi.
L’incontro, svoltosi in fretta e furia e senza la presenza di giornalisti, non ha dato ai rappresentanti UE le risposte desiderate.
Nonostante la deriva sempre più autoritaria dell’ex professore divenuto Presidente della Tunisia, pare che Said non abbia nessuna intenzione di diventare “il poliziotto dell’Europa”.
E’ davvero paradossale che chi pone attenzione sulla dignità e sui diritti delle persone meno privilegiate, si trovi oggi nella posizione di sperare che la Tunisia non accetti il prestito proposto dall’UE.

Ancora una volta la questione migratoria viene trattata come un problema di sicurezza dei confini UE;
Ostacolare le procedure per richiedere protezione internazionale, deportare e disinvestire (sia in soldi che in interesse) nel soccorso marittimo dei barconi che affondano a decine nel Mar Mediterraneo sono i risultati di questa politica securitaria.
Tutto questo nonostante la storia abbia già dimostrato che non esistono leggi né frontiere né altri deterrenti che possano impedire a qualcuno di continuare a viaggiare, soprattutto se un viaggio è l’ultima possibilità rimasta per fuggire dalla guerra, dalla persecuzione politica/religiosa/di genere, dalla povertà del proprio paese instabile a causa delle politiche imperialiste spesso attuate dagli stessi paesi che oggi li rifiutano.

Eppure, per chi pone l’attenzione sull’importanza dell’accoglienza e dell’interazione tra culture, le soluzioni da contrapporre alle proposte dei governi europei sono immediate: una sanatoria per tutte le persone migranti presenti sul territorio europeo per permettere a chiunque di regolarizzare la propria posizione; alleggerimento delle procedure per il rilascio di permessi per il ricongiungimento familiare, per studio e per lavoro; rilascio delle richieste di asilo mantenendo centrale il requisito della dignità della persona; disinvestire in Frontex e investire su percorsi di studio e inserimento lavorativo.
E poi, in Italia: cittadinanza italiana a tutt i/le bambin nate in Italia da genitori non-europei, rilascio di permessi di soggiorno slegati dai requisiti di reddito, famiglia e casa, abolizione della legge Cutro e dei decreti sicurezza, corsi di lingua e professionali per aumentare l’interazione tra culture.

Tutto questo verrà sempre considerato utopia finché chi governa i nostri paesi deciderà di continuare ad investire in guerre interne e esterne ai confini europei.

 

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