18 Ottobre 1975, l’occupazione del Leoncavallo

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Nel quarantennale dell’occupazione del Leoncavallo pubblichiamo uno stralcio tratto dal libro di Alberto Ibba “Leoncavallo, vent’anni di storia autogestita” di quasi vent’anni fa.

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Milano è sotto una pioggia battente da qualche giorno. (…) E’ in una città, dunque, bagnata e infreddolita che il 18 Ottobre del 1975 qualche centinaio di ragazzi da vita al centro sociale Leoncavallo. Il gesto è semplice, migliaia di giovani, da anni, in tante città d’Italia, lo ripetono con determinazione. Dietro c’è una filosofia di vita, politica ed esistenziale.

Occupazione!

Occupare per rivendicare, occupare per gestire, per organizzare, per resistere ma anche per esistere.
Appena tre giorni prima, durante lo sgombero di quattro stabili occupati nella zona di via San Maurilio, Santa Marta e San Sisto – nel centro della città – per quattro ore, occupanti e forze dell’ordine si fronteggiano in una violenta battaglia.
Una donna e un trentina di poliziotti rimangono feriti ma, come sempre accade, decine di manifestanti evitano le cure e il ricovero in ospedale.
Ad una decina di persone viene consegnato il foglio di via, per loro, Milano, non deve più esistere.
Ma occupare, dicevamo, è anche un fatto di esistenza, e così alla sera un corteo rioccupa gli edifici.
E siccome occupare è anche un fatto di resistenza, il giorno dopo il Comune di Milano, per problemi di ordine pubblico si trova temporaneamente costretto a sospendere gli sgomberi. In questo clima avviene l’occupazione di via Leoncavallo.

E’ giunta l’ora

L’occupazione del Leoncavallo avviene in un quartiere, il Casoretto, di storiche e importanti tradizioni operaie. I quartieri circostanti, Crescenzago, Viale Padova, Lambrate raccolgono le più grosse fabbriche della città. Alle sue spalle sorge la Stalingrado dItalia (Sesto San Giovanni). (…)
Questa collocazione permette dunque al neonato centro sociale, fin da subito, di far propria una grossa fetta di storia antifascista e operaia milanese.
La Volante Rossa, ad esempio, che alla fine degli anni Quaranta costituiva la parte dura del servizio d’ordine del PCI, prima di essere espulsa dal partito, sorge alla sezione Martiri Oscuri del PCI di Lambrate. (…)
“La scoperta di quel capannone avvenne per puro caso in quanto non si poteva vedere dalla parte di via Leoncavallo cosa realmente contenesse quell’area. Andando in via Mancinelli – sul retro dell’edificio – ci accorgemmo che cera una piccola rientranza (…). Non ci accorgemmo che quella prima fabbrichetta era solo una piccola parte di un’area complessa molto più grande.
3.600 metri quadrati che contengono tre immobili distinti”. (…)
L’area, inutilizzata da una decina danni, ospitava precedentemente una fabbrica di medicinali e prodotti chimici. Per questo motivo in una palazzina gli occupanti trovano macchinari, fiali e prodotti altamente tossici.

L’occupazione vera e propria avviene dopo un corteo indetto dal comitato Casoretto.
Come nel resto della città, anche in questa zona la necessità per i giovani di dotarsi di un luogo d’incontro e socialità esplode in tutta la sua urgenza e immediatezza.
Non si stupiscono quindi gli organizzatori, quel mattino, nel vedere che al corteo di quartiere aderiscono centinaia di persone, associazioni e gruppi, tra i quali la scuola e doposcuola popolare di via Ciare, il nucleo autonomo territoriale di via Ciare, l’Unione Inquilini di Viale Padova, il circolo giovanile Feltre, ma anche Lotta Continua, Avanguardia Operaia, gli anarchici.
Ed è proprio l’eterogeneità delle componenti che danno vita al Comitato d’Occupazione, a rendere il centro sociale il luogo d’incontro ideale.

Lo sgombero del 16 Agosto 1989

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