Venivano giù che era un piacere…

10311360_10152370142552964_2787817803809176832_nNell’Estate 2007, subito dopo lo sgombero dell’occupazione di Volturno 33, un gruppo eterogeneo di compagni decise di iniziare a raccogliere racconti ed interviste sui 20 anni precedenti di movimento a Milano.
Non era un periodo facile per chi faceva politica dal basso e l’intenzione era quella di produrre un libro che riuscisse a trasmettere un po’ di memoria su quel che era stato. 
Poi, nell’Autunno del 2008, venne il grande movimento universitario dell’Onda e tante altre cose presero vita. 
Ognuno si ributtò a seguire nuovi progetti ed il libro rimase una bella idea nel cassetto. 
Approfittando del lancio del nuovo sito di MIM, iniziamo a pubblicare settimanalmente alcuni dei racconti che erano stati raccolti ormai 7 anni fa. 
Ai tempi, quando proponemmo ai compagni di scrivere il loro vissuto, la traccia era fondamentalmente libera. 
Ne vennero fuori tante storie interessanti, di cui molte, inutile negarcelo, parlavano di episodi di conflittualità di piazza. 
Il movimento ovviamente è molto altro e non si riduce mai ai soli “scontri”. Noi però abbiamo deciso di pubblicare il materiale come lo ricevemmo all’epoca. Se vuoi proporre un tuo racconto scrivi pure a: milanoinmovimento@gmail.com 
Buona lettura!

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Venivano giù che era un piacere…

20 Novembre ‘98
Sembra passata un’era geologica ed in effetti, di anni, ne sono passati più di 15!
Era la giornata di mobilitazione nazionale degli studenti contro i finanziamenti alle scuole private.
Dalla mia scuola era uscito uno spezzone massiccio di diverse centinaia di ragazzi.
Davanti io e la V. Ma sarebbe meglio dire la V. e me. Visto che ero più piccolo di lei e che, quando andava in Questura a chiedere i permessi per i presidi mi portava dietro a mo’ di “mascotte” (ero minorenne e la mia firma contava ancora meno di un cazzo…).
Alle 9,30 Piazza Cairoli, luogo “mitico” di partenza di mille cortei studenteschi, era già gremita. Ci si era subito accorti che la partecipazione era superiore a qualsiasi aspettativa.
L’UDS si era piazzata in testa. La RASC in coda… Guardandosi, come al solito, in cagnesco.
Nella mia scuola si era quasi tutti schierati con i secondi. Nelle assemblee i ciellini erano stati letteralmente schiacciati. Di fascisti nemmeno l’ombra. Io, all’epoca, ero in quarta superiore e facevo il cane sciolto, ma se dovevo scegliere, mi mettevo senza esitazioni dietro i cordoni della RASC.
Il fiume in piena costituito da almeno 30.000 studenti scatenati dopo aver attraversato il centro di Milano era arrivato davanti al Provveditorato agli Studi di Via Ripamonti. Un triste palazzo a vetri. La massicciata del tram costituiva un invito troppo alettante…
All’inizio erano partite le uova. Poi i primi sassi. Timidi ed isolati. Tra i lanciatori avevo intravisto i “pazzi” del Settembrini guidati dal “mitico” G. di Brigate.
Via via la sassaiola aveva assunto una consistenza rispettabile fino a diventare un vero e proprio diluvio. E i vetri venivano giù era un piacere…
A distanza di tempo continuo ancora a chiedermi il senso politico di quell’azione. Non sono ancora giunto ad una risposta! All’epoca però avevo apprezzato l’estetica del gesto…
Dal camion dell’UDS continuavano a ripetere gli inviti alla calma ed alla responsabilità. Solo la testa aperta di una studentessa colpita accidentalmente aveva messo la parola fine al tutto.
La Polizia, stranamente, non aveva caricato. Avrebbe saldato il conto una settimana dopo…

10354833_10152371003842964_1773492480742113553_n27 Novembre ‘98
L’idea era bizzarra: “Occupare una scuola privata!”. In assemblea ci eravamo chiesti quale mente malata potesse aver partorito un progetto del genere. Ma visto che di menti malate in giro ce n’erano parecchie il progetto ci era piaciuto.
C’era aria di botte e quella mattina, dalla mia scuola all’Ortica eravamo usciti in pochini. Anche in Cairoli la vista d’occhio era diversa dalla settimana precedente. Qualche migliaio di persone. Per cominciare bene c’era stata una bella rissa tra zarri davanti alla Standa. Evviva!
Il corteo si era mosso e ben presto avevamo capito che l’obiettivo era l’odiatissimo San Carlo di Corso Magenta, dove, in occasione di un corteo, qualche settimana prima, erano stati “scientificamente” ribaltati tutti i motorini dei fighetti parcheggiati davanti alla scuola.
Le Forze dell’Ordine erano posizionate a schieramenti successivi in Corso Magenta. Impossibile raggiungere la scuola.
Si era tentato di sfondare tre volte. Più che altro i cordoni di testa venivano spinti da chi stava dietro. Da dietro pioveva anche di tutto…
Mi ero trovato di fianco ad un gruppo di ragazzotti con sciarpe rossonere d’ordinanza al collo che, mentre lanciavano tutto quello che gli capitava sotto mano (tra cui alcuni specchietti di automobile…) scandivano: “A noi di ‘sto corteo, non ce ne frega un cazzo! Inter, Inter, vaffanculo!”. Da bravo milanista lo slogan mi aveva ovviamente compiaciuto…
Erano state le manganellate a riportare tutti a più miti consigli.
L’Autunno però non era finito…
Sei mesi dopo avrei compiuto 18 anni.

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