NoTav – La sentenza d’Appello conferma che il sabotaggio al cantiere non fu terrorismo

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E siamo a quattro dunque. Per la quarta volta le costruzioni accusatorie della Procura di Torino sull’azione di sabotaggio al cantiere Tav di Chiomonte della notte tra il 13 e il 14 Maggio 2013 cadono di fronte a una sentenza.

Ricordiamo che la Procura contestava le finalità di terrorismo contro i 7 arrestati (in due diverse operazioni di Polizia tra il Dicembre 2013 e il Luglio 2014) per i fatti di quella notte.

Oggi è stata emessa la sentenza di appello per 4 imputati di quella vicenda. La corte ha confermato la sentenza di primo grado che condannava gli attivisti per reati specifici escludendo però le finalità di terrorismo. Gli imputati sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi come già in primo grado.

Questo nonostante lo scomodasi, per sostenere le tesi dell’accusa di veri e propri “mostri sacri” della magistratura italiana come Giancarlo Caselli e Marcello Maddalena. Il Procuratore generale di Torino Maddalena ha sostenuto le parti dell’accusa in questo processo d’appello richiedendo condanne a 9 anni e mezzo.

Nelle sue requisitorie Maddalena ha fatto riferimento, oltre alla gambizzazione dell’ingegner Adinolfi dell’Ansaldo Nucleare nel 2012, a tutto il repertorio degli “anni di piombo” (del resto sia lui che Caselli sono stati figure di primo piano nell’azione della legislatura emergenziale di quegli anni) come Giangiacomo Feltrinelli e la sua tragica scomparsa nel 1972, le bombe (fasciste) dell’Agosto 1969, le Brigate Rosse e Prima Linea per terminare citando la tragica vicenda dell’assalto, durante un corteo antifascista, al bar Angelo Azzurro dell’Autunno ’77 (che portò alla tragica morte per ustioni di Roberto Crescenzio). Una vicenda tragicamente scolpita nella memoria della città di Torino.

Tutto questo però non è servito. Di fronte a episodi gravissimi di terrorismo internazionale come la strage al Bataclan del 13 Novembre di quest’anno, probabilmente è prevalso ancora una volta il buon senso e tutto è stato riportato nelle proprie reali dimensioni.

Il fatto di aver bruciato un compressore senza provocare nessun danno alle persone (né volerlo fare) non è stato interpretato come un’azione terroristica. La gravità delle accuse ha fatto trascorrere agli imputati una detenzione in regime di alta sorveglianza con la motivazione della pericolosità sociale degli indagati.

Ora tutto questo viene a cadere. Probabile, quasi certo il ricorso in Cassazione dell’accusa. Tav come Expo. Priorità nazionali da difendere a qualsiasi costo. Da un lato si reprime con l’accusa di terrorismo, dall’altra contestando l’ormai famigerato articolo 419 del Codice Penale: “devastazione e saccheggio”. In entrambi i casi le pene sono altissime e ben poco centrano coi fatti contestati…

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