Libreria Antigone – Un’intervista

Dalla periferia Sud di Milano dove siamo andati a intervistare lo Zam Hip Hop Lab ci spostiamo più in centro, in zona Porta Venezia. Abbiamo infatti un appuntamento con Mauro della libreria Antigone di Via Kramer 20. Si tratta di una libreria lgbt che, come si può leggere nella prima pagina del loro sito, si occupa di “studi di genere, femminismi, arte e teoria queer”. L’intervista si svolge in una piacevole e tiepida serata di fine Settembre.
-Come nasce l’idea della libreria Antigone?
Nasce nell’Estate del 2015 dopo una serie di vicissitudini personali.
Direi che parte soprattutto da un mio bisogno personale…insomma, un piccolo atto di egoismo.
Avevo bisogno di un posto che avesse certi testi e certi incroci culturali.
Nel Gennaio 2016 ho capito che si poteva partire a strutturare concretamente il progetto anche dal punto di vista finanziario.
Tra Gennaio e Maggio c’è stata una vera e propria corsa.
Ho tirato in mezzo Veronica, una compagna con una solida esperienza femminista alle spalle.
In Primavera si è accelerato tutto.
L’idea iniziale era aprire a Settembre, poi sono intervenuti una serie di fattori, tra cui il Pride, che ci hanno spinto ad aprire a Giugno. Il 13 Giugno per l’esattezza.
Da Aprile fino all’apertura il lavoro è stato durissimo.
 
-Perché il nome Antigone?
Perché intanto è un nome femminile e ci piaceva un richiamo al mondo femminile per una libreria gay che di solito è sempre molto omocentrica.
Volevamo dare sostanza a questa parte.
Punto secondo: Antigone, etimologicamente, vuol dire “nata contro” e quindi anche “contro natura”.
Il terzo motivo è che abbiamo preso spunto da un testo della Butler “La rivendicazione di Antigone”.
Antigone è una figura che, con la sua pretesa di seppellire il fratello, mette in discussione il potere e la famiglia.
La conclusione che la Butler fa è quella che Antigone lotta per un suo diritto. Il movimento, allo stesso modo, lotta per i suoi diritti.
Ma una volta raggiunti i diritti, il movimento rischia di sgonfiarsi.
Da Antigone si passa alle nostre vicende quotidiane e nella dinamica di lotta tra Stato e individuo, tra Stato e movimenti, lo Stato, quando concede i diritti, non lo fa mai per “gentilezza”, ma sempre seguendo i suoi fini.
Il rischio finale quindi è quello della normalizzazione.
Penso all’esempio di movimento lgbit*q molto forti come quello americano, ma anche quelli in Israele e Paesi Bassi che sono stati sussunti e in qualche modo svuotati.
Se si lotta per i diritti si deve essere consapevoli di questo rischio.
Vanno tenuti aperti questi punti di domanda.
In qualche modo Antigone rappresenta la critica…una sorta di eroina queer.
 
-Quante persone ci lavorano?
Due persone.
La libreria è aperta tutti i giorni tranne la domenica.
E’ molto dura, ma ne vale veramente la pena.
Se qualcuno mi deve sfruttare…tanto vale che quel qualcuno sia io!
 
-C’è un motivo particolare perché è sorta in questa zona?
Sì. Fin dall’inizio abbiamo cercato uno spazio in questa zona.
Porta Venezia rappresenta un po’ il quartiere gay.
A un certo punto avevamo mollato la ricerca…appena il nostro obiettivo si è spostato su un’altra zona…ci hanno chiamato da qui facendoci un’offerta accettabile su Via Kramer.
Ci siamo inseriti nella storia omosessuale e culturale del quartiere.
La via è abbastanza tranquilla.
Via Kramer non ha tanto passaggio, ma tanta gente che viene qui è perché la libreria in qualche modo l’ha cercata.
Le persone sanno che sei qui.
Il bilancio è positivo.
 
-La persone che vi lavorano avevano già esperienze nel mondo dell’editoria?
Io sì, nel senso che ho lavorato in libreria.
Per percorsi di attivismo e autoformazione c’era una ricerca personale su temi specifici.
L’unione di queste due competenze ha aiutato tantissimo.
Ci sono tanti autori che ci scrivono con dei consigli.
Il mondo della letteratura lgbit*q non è piccolo ma alla fine non così vasto.
C’è tanta saggistica, ma poca narrativa.
Ovviamente ci sono i grandi classici come Wilde, Austen, Saba, Gide, Pasolini…
Con Edmund White per esempio vai sul sicuro. Facile da trovare e vende tanto.
C’è qualcosa di saggistica sull’omosessualità in Medioriente, e qualcos’altro di interessante su femminismi e genere in Asia e America Latina
Poco, soprattutto di letteratura, tradotto in italiano, dalle altre grandi culture come quella russa, quella asiatica o sudamericana.
 
-Quanta gente passa? Che tipo di pubblico?
Questo è forse l’aspetto più interessante.
Il pubblico è veramente molto vario.
Dai sedicenni agli ottantenni.
I ragazzi la prima cosa che guardano è il prezzo di copertina e magari guardano la sinossi.
Vengono molte persone anziane che probabilmente cercano anche qualcuno con cui parlare.
Gli anziani ti raccontano un mondo totalmente diverso che praticamente non c’è più.
Ed emerge un problema non da poco.
C’è una grossa parte del mondo omosessuale, di età abbastanza alta, totalmente tagliato fuori dal mondo delle chat e di internet.
La problematica è quella del dove si possono conoscere altre persone se non si vuole andare a ballare o far baldoria.
Il mondo delle feste è molto giovanile ed edonista. Praticamente si vive di notte.
Questa libreria è vista in qualche modo come un luogo diverso da quello della vita notturna sempre adrenalinica. Magari qui si riesce a parlare.
Vengono fuori i racconti degli anni ‘60 e ‘70.
Chi ha conosciuto Mario Mieli, chi è rimasto deluso dalla politica e ti dice: “La politica è una merda…io sono stato picchiato dai comunisti…quelli dai quali mi aspettavo di essere liberato!”.
C’è un anziano che rimpiange gli anni passati…lo “si stava meglio quando si stava peggio”…ma forse semplicemente rimpiange la sua gioventù.
Interessantissimi anche i discorsi sulla figura del “frocio” nei paesi del Sud e della provincia qualche decennio fa. Una figura pubblicamente disprezzata e derisa, ma privatamente molto ricercata…da gran parte della comunità… Insomma un ruolo sociale riconosciuto che ormai si è totalmente perso.
Quel che emerge è che c’è una parte del mondo omosessuale che si è liberata con il gridare ad alta voce “SONO GAY!”. C’è però una parte del mondo omosessuale frustrata e incazzata perché questa cosa non riesce a dirla…ed è una parte non piccola.
Una lettura interessante sull’omosessualità in Italia tra gli anni ‘30 e gli anni ‘60 è “Quando eravamo froci” del Saggiatore.
Passano anche alcun* soggett* trans*.
Un giorno è passato un ragazzo molto giovane, vestito da maschio. Il giorno dopo è venuto in abiti da donna e non l’ho riconosciuto! Era veramente fighissimA! Era la prima volta che usciva pubblicamente vestito da donna. E lo ha fatto per venire qui! Di solito lo faceva solo in privato. In qualche modo mi sono commosso!
Poi vengono le donne…e non è così scontato che in una libreria gay vengano. Arrivano con un po’ di diffidenza iniziale. Poi vedono che i testi e le proposte non sono solo fallocentriche e maschili e si sentono più a loro agio.
 
-A Milano, da alcuni anni c’è una vera e propria moria di librerie. Si va da nomi celebri come Puccini, Mursia, Libreria del Corso a decine e decine di piccole librerie, magari specialistiche con una perdita gigantesca sia dal punto occupazionale che culturale. Come vi rapportate con la crisi dell’editoria?
Preghiamo!
Abbiamo un po’ di speranza.
Le librerie specializzate resistono.
Non ti metti a fare la guerra ai big.
Per esempio…è uscito Harry Potter…ci abbiamo riflettuto e abbiamo deciso che non lo avremmo ordinato.
Specializzazione e qualità possono essere un binomio vincente.
C’è molto passaparola nella comunità.
Poi passano anche clienti che ti ordinano libri di catalogo, noi li ordiniamo e vengono a prenderseli.
 
-Come si tiene in equilibrio la vocazione politica e la necessità di fare redditività?
Questa è una domanda da un milione di dollari!
Non lo so…
La prima settimana che ho aperto ho avuto una richiesta da uno sponsor che fa turismo omosessuale in Israele…erano un po’ di soldi! Ma ho rifiutato.
Non ti nego che ci penso spesso.
Ci sono dei libri “stronzi” che però vendono, non puoi rinunciare. Per esempio ho deciso di tenere i libri di matrice cattolica, perché c’è una parte di mondo omosessuale di estrazione cattolica che ha bisogno di certe letture, ed è giusto che ci siano
Anche nella politica bisogna muoversi con attenzione.
L’identità politica comunque è quella queer.
-Quali sono i rapporti col variegato mondo lgbit*q milanese?
Ci sono.
I rapporti sono abbastanza buoni.
Ci sono state divergenze dal punto politico in passato con alcuni, ma senza rotture personali.
Ci sono anche rapporti col mondo più militante, più queer.
Direi positivi comunque.
 
-Avete mai avuto problemi con fascistume vario?
No, per ora no.
Col fascistume organizzato no.
Ma è la zona, siamo in qualche modo protetti.
Qui sono ricchi.
Se avessimo aperto in un quartiere popolare avremmo dovuto rifare le vetrine almeno due volte.
In un quartiere popolare sarebbe stata una grande sfida, ma una vetrina spaccata ti mette in ginocchio economicamente…per affrontare le sfide devi essere in grado di farlo, sotto diversi punti di vista; ammetto che non lo ero.
Magari sarebbero passati davanti in motorino a gridarci: “Froci! Ricchioni!”.
Però non va assolutamente tagliato il legame con le zone periferiche. Vogliamo arrivare soprattutto lì, far sapere che esistiamo.
Un conto è un omosessuale che ha casa a Porta Venezia…un conto è un omosessuale che viene da Bruzzano…       Sono condizioni economiche e sociali diverse, che determinano la realizzazione e la crescita delle identità sessuali.
Sarebbe una sfida entusiasmante dislocarsi nella periferia estrema.
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