“Storie di quartiere” – Intervista a GTA Gratosoglio Autogestita

11392912_423701057812783_5715768683053404904_n“…dove ognuno nasce giudicato….dove ognuno nasce giudicato…”.
La radio passa un pezzo hip-hop napoletano, colonna sonora di una scena di una celebre serie televisiva che ha sbancato in tutto il mondo.
Il traffico su Viale dei Missaglia è sostenuto, ma placido. Gli autovelox messi dal Comune in qualche modo hanno fatto il loro dovere e questo vialone che porta a Rozzano non è più la pericolosissima pista di Formula 1 di qualche anno fa.
Sulla destra, la sagoma inconfondibile delle Torri Bianche di Gratosoglio si fa via via sempre più nitida.
Mi incontro con N. tra il capolinea del tram 3 che da questa periferia estrema a Sud di Milano porta su fino in Duomo e il mercato comunale.
Inseme entriamo nel cortile di “GTA – Gratosoglio Autogestita”, uno spazio occupato di quartiere nato il 31 Ottobre 2015.
A un tavolo ci sono dei ragazzi che discutono, dentro altri stanno lavorando al salone dello spazio.
L’intervista può iniziare.

Come siete nati?
T. – Devo essere sincero. Non avevo mai fatto politica attivamente. La prima cosa che ho fatto è stata iscrivermi ai CARC. Considera che io abito qui davanti e quanto c’è stata l’esperienza di Gratosoul con le feste per il rifacimento della rampa di skate del quartiere abbandonata da anni sono entrato in contatto con loro. Poi, insieme ad un po’ di amici, è nata l’esigenza di prendersi un posto. Ma affrontare gli affitti per dei ragazzi di quartiere privi di particolari risorse era impossibile.
All’inizio una delle spinte è stata la reazione all’attivismo di Forza Nuova in quartiere. A fine Gennaio 2015 c’è stato il primo tentativo di occupazione che, casualmente ma non troppo, è caduto durante una mobilitazione antifascista in quartiere contro un banchetto dei fasci. Quella mobilitazione era la risposta a un’aggressione fatta dai forzanovisti contro gli studenti del Leonardo in mattinata. Quel giorno il quartiere era imbottito di Polizia e quindi l’occupazione non è riuscita. Di quel giorno ricordo che il capo del Commissariato di zona disse che in qualche modo si sarebbe adoperato per far avere uno spazio ai giovani di quartiere. Vabbé…al di là di questo, nel frattempo abbiamo iniziato a fare il cineforum sotto le Torri Bianche e poi la ristrutturazione delle aiuole di quartiere. Questo lavoro di valorizzazione l’abbiamo fatto con la lista dei disoccupati. Poi abbiamo organizzato un torneo di calcio. Nel frattempo sviluppavamo un rapporto con ZAM che sta qui dietro in zona Boifava.

Il rapporto con ZAM come nasce?
In realtà era l’unica realtà autorganizzata attiva in zona.
Ci è venuto naturale rivolgerci a loro.
Li avevamo conosciuti già prima.
Da lì poi è nato il coordinamento di zona Sud che vede presenti anche i ragazzi della Barona.
Bisogna farlo funzionare. Il limite attuale sono le iniziative fatto un po’ a “spot”, ma se ci si lavora bene l’idea può essere funzionale.
Del resto abbiamo appena iniziato. Si imparerà…

Torniamo un attimo indietro. Ci dicevate che sentivate l’esigenza di prendervi uno spazio. Com’è proseguito il percorso?
T. – Sì…allora…c’è stata un’interlocuzione con ALER che è naufragata: ci hanno illuso e poi si sono sottratti.
Passando per i canali istituzionali, il Consiglio di Zona 5, non abbiamo ottenuto niente, il massimo della loro proposta era usufruire per un paio di ore del CAM, non sto neanche a commentare.
A quel punto l’unica via era occupare l’unico spazio comunale in questa serie di vie che aveva pure l’aspetto positivo di essere abbastanza lontano dalle case.

Poi?
I primi tempi li abbiamo spesi per i lavori di ristrutturazione, era bello disastrato.
Abbiamo raccolto in quartiere le firme a sostegno di GTA…anche con il porta a porta.
Siamo passati da fare attività di socialità e aggregazione ad attività più indirizzate alle esigenze del quartiere come le assemblee sull’amianto, quelle sulla scuola, la lista dei disoccupati…
Nel frattempo poi c’è stata una bella crescita, anche politica, del gruppo.
Vedi la partecipazione al Primo Maggio 2016 di gente che magari non era mai andata in piazza in vita sua…

Parliamo della lista dei disoccupati. E’ interessante.
F. – La lista è nata con l’idea di aiutare persone del quartiere che fanno molta fatica a trovare lavoro. In qualche modo gli dai la possibilità di partecipare a un lavoro di riqualifica e vivibilità della zona: imbianchini, piccoli lavori di ristrutturazione, attività utili nella zona.
T. – A Roma erano nate delle liste di disoccupati, per non parlare dell’esperienza storica di Napoli… Qui il problema è che la gente non ha lavoro. Direi che è il problema principale di Gratosoglio. Con la lista si tenta di unire la ricerca di un lavoro a un progetto di riqualificazione del quartiere.
Te la dico così, in modo molto esplicito: questo è uno spazio di proprietà del Comune, se vogliono sgomberarlo per fare dei lavori di riqualifica che lo facciano! Ma i lavori di ristrutturazione li deve fare la gente del quartiere!

E l’idea dello sciopero al contrario?
Come dicevamo, l’idea è fare dei lavori utili alla collettività. Il passaggio successivo, però, è che dovrebbero essere pagati. Più si è numerosi e più la lotta per ottenere questo riconoscimento può essere efficace.
Ma questo dipende dalla determinazione e dalla forza delle persone che compongono la lista dei disoccupati.

Com’è stata la risposta del quartiere alla creazione della lista dei disoccupati?
Buona, per avere appena cominciato ci sono già circa 15 iscritti. Ovviamente ognuno si avvicina con un atteggiamento diverso: c’è chi pensa di venire a un ufficio di collocamento e chi viene a lodarci e poi non si fa più vedere…
La vera sfida è la costanza nello spingere il progetto.

Parlateci del quartiere. Come lo vivete?
E’ un quartiere che viene sempre citato per la peculiarità delle Torri Bianche. In realtà è un quartiere di periferia come gli altri, con gli stessi problemi degli altri.

Com’è la situazione coi migranti?
Qui ci sono tanti anziani.
I migranti si sono installati da una decina d’anni.
Quando ci sono dei reati si creano delle vere e proprie leggende metropolitane…
Sui reati, che poi per carità…ci sono anche, ma con il passaparola di quartiere si crea subito il mostro.
Comunque il vero problema è la gestione della Scuola Gialla.

Cos’è?
E’ lo stabile giallo qui dietro, è sia dormitorio che mensa.
Ci sono i rifugiati e i poveri che vengono a mangiare.
Secondo noi è principalmente un problema di malagestione, i ragazzi del centro sono un po’ abbandonati a loro stessi.
C’è una grossa situazione di solitudine.
Poi c’è lo storico campo rom di Chiesa Rossa, con cui diciamo che c’è un rapporto di vicinato, un giorno gli abbiamo persino lasciato lo spazio per celebrare un battesimo.
Ma ci sono delle contraddizioni enormi da affrontare.
La cosa che fa più incazzare il quartiere sono i furti nelle case. Che cazzo vai a rubare nelle case popolari!? Che tanto non ci trovi nulla…

Ci sono degli appartamenti occupati qui in quartiere?
Sì, ci sono, ma non c’è alcuna organizzazione politica sul tema della lotta per la casa.
Le case sono tutte di ALER tranne alcuni spicchi privati.
Ora hanno anche mandato le famigerate lettere alle famiglie per spingerle a comprarsi gli appartamenti come avevano fatto un anno fa in Barona.

In quartiere ci sono delle associazioni?
F. – proprio qui in zona, poca roba. Anche i partiti sono scomparsi, si fanno vedere solamente in campagna elettorale. In quelle settimane sono passati tutti, si ricordano di Gratosoglio solo quando devono venire a chiedere voti…
Poi, per il resto dell’anno c’è solo Forza Nuova.
S. – C’è lo Scrigno che è un centro di aggregazione, c’è una signora che da sola fa il doposcuola, e poi c’è l’Oklahoma.
T. – E poi c’è il PD, ma qui si presentano come singoli.

Sembra che alcuni di voi abbiano storie prettamente di quartiere. Volete raccontarci some vi siete avvicinati all’esperienza di GTA?
S. – Io stavo facendo un progetto con lo Scrigno. Gli altri andavano a Gratosoul. Mi sono aggregata quando c’è stato il primo tentativo di occupazione. Quando sono passati all’azione mi sono subito unita. Volevo migliorare la vita di quartiere, ma le cose non si risolvono solo a parole… E’ il mio quartiere, ci tengo.
F. – Io invece mi sono avvicinato tramite un mio caro amico d’infanzia. Mi piaceva l’idea di sistemare il quartiere. A vederlo così in decadenza mi veniva il magone…
A. – Io sono il critico del gruppo… Devo dire che tanti non si aspettavano che l’occupazione fosse così impegnativa. Io metto a disposizione le mie capacità. Sono un po’ il capo-cantiere…

Qui c’è il lascito di una tradizione politica passata o non c’era nulla?
Le ultime cose che ci vengono raccontate risalgono agli anni ‘70…
C’erano un mare di occupazioni nelle Torri Bianche.
C’erano i circoli del proletariato e poi c’era una bella presenza di Democrazia Proletaria.
Poi il deserto.

Com’è la situazione con Forza Nuova?
E’ da qualche anno che si fanno vedere in quartiere, devono avere un sacco di soldi e sono molto costanti nelle iniziative, fanno i loro banchetti per distribuire il pane. Ma ultimamente hanno dovuto ripiegare nella loro sede in Stadera, che, tra l’altro, gli ha dato l’ALER.
La loro presenza è stata un catalizzatore alla mobilitazione.
C’erano tante scritte che ci davano fastidio, poi non era neanche gente del quartiere…insomma, ci girava proprio il cazzo!

Ci parlate degli ultimi avvenimenti coi fascisti?
Ci avevano tappezzato di adesivi il posto… C’è stata una discussione su un tram…
Loro quella sera avevano un’iniziativa… Sono venuti qui in gruppo, tipo una quindicina… Han tentato di sfondare la porta… Han tagliato la luce e aperto la bombola del gas…
La sera dopo c’è stata la reazione.
La mobilitazione in senso reazionario e razzista comunque non è spinta tanto da loro, ma da alcuni elementi beceri del quartiere.
Se c’è il vuoto loro si inseriscono con i loro slogan idioti.
S. – Del resto un tempo a Milano si diceva che erano i terroni a rubare il lavoro. Qui a Gratosoglio ce lo ricordiamo bene… Ora il nuovo obiettivo sono diventati gli immigrati.
Sul problema della Scuola Gialla…secondo me ci vorrebbe un comitato di gestione anche con gente del quartiere.

Com’era la vostra idea dei centri sociali prima di mettere in piedi GTA?
S. – Non pensavo fosse così faticoso! Pensavo fosse solo un luogo di divertimento. Prima, se volevo divertirmi dovevo prendere il tram e andare verso il centro o a Rozzano perché in quartiere non c’era nulla. Ora sto qui con i miei amici nel mio spazio, va molto meglio!

Quanti siete?
Siamo una ventina. Con partecipazione elastica.
C’è anche gente adulta, grandicella.
Più uomini che donne.
C’è un ragazzo che ha perso le gambe, V., che ora è assiduissimo, che ci ha detto che all’inizio non entrava perché temeva i pregiudizi.
Dobbiamo stare attenti perché la tendenza a rinchiudersi nel proprio spazio è tipica.

Qual’è l’iniziativa più grande che avete fatto?
Una allo skatepark.
In fondo è stata una vittoria…ci hanno rifatto le rampe!
Poi il Comune, resosi conto del successo dell’iniziativa, ha preso in mano le cose.

Come sono i rapporti con le istituzioni?
Quando c’era il centro-sinistra il Consiglio di Zona ha votato una mozione per sgomberarci…
La prima l’aveva fatta la Lega Nord. Il PD l’ha fatta ritirare…ne ha fatta una identica…e l’ha votata…
Far fronte alla “repressione” consente di compattarsi.
La sera della mozione siamo andati in tanti con gli striscioni in Consiglio di Zona.
Era la prima volta che uscivamo dal quartiere e in qualche modo ci siamo resi conto della nostra forza.
In questi giorni è passato un architetto, legato al centro-sinistra, che si è proposto di aiutarci con la progettualità. Staremo a vedere. Tanto noi siamo qui.

Vi preoccupa il fatto che il Municipio, dopo le elezioni comunali di Giugno abbia cambiato colore politico?
Non troppo….
Se pensi che la mozione di sgombero l’ha votata il PD…
Ora ci sono quelli della Lega. E’ tutto più netto.
Qui, comunque, prima delle elezioni sono passati tutti.
Anche i leghisti e gente candidata con Parisi… pensa che ci avevano chiesto persino di collaborare! Del resto le dinamiche di prossimità del quartiere sono così, ci si conosce quasi tutti…

Qui a Gratosoglio, in qualche modo, siete dei pionieri. Deve essere una soddisfazione!
Sì…in realtà qui non c’era praticamente nulla…
Dobbiamo inventarci tutto da zero.
Per esempio i concerti hip-hop funzionano se le crew si portano gli amici.
Un’idea un po’ pazza potrebbe essere fare una serata di liscio e balli di gruppo per gli anziani del quartiere…
E’ difficile e faticoso tirare in mezzo le persone comuni, ma non puoi limitarti a fare la tua isoletta felice occupata.

Voi vi considerate un centro sociale?
Mah…in realtà non è che ci sia questa grande conoscenza degli ambiti di movimento…
Noi siamo un centro…che fa attività sociale…
Ci sembra che la grande differenza con gli altri centri sociali è che siamo tutta gente di quartiere.
Un grosso limite che abbiamo colto è che si parla poco di politica e molto, forse troppo di problemi organizzativi…
Quando c’è una visione politica e un obiettivo comune sei disposto a sacrificarti di più.

Un’ultima domanda. Come nasce il nome GTA? Dal celebre videogioco?
T. – E’ uscito una sera cazzeggiando coi ragazzi di ZAM e…magicamente il giorno dopo era il nome! E se non sbaglio siete stati voi di MilanoInMovimento i primi uscire con questo nome!

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