L’investimento malef.i.co

 

10628101_766539763389903_2021926489756981776_nOggi (ieri), all’interno di una festa dell’Unità ‘rinnovata’ e ‘piegata’ ai dispositivi renziani di creazione e gestione del consenso, si svolgerà un dibattito significativo per la città di Bologna e per l’Italia intera.

Si parlerà dalla fantomatica Fabbrica Italiana Contadina, altresì nota come F.I.CO. – Eataly World (!): un “parco tematico dedicato all’agroalimentare italiano d’eccellenza […] 80.000 mq per vivere un vero e proprio itinerario della produzione e del gusto”.

A farlo avremo gli ideatori stessi di questa ‘innovativa grande opera buona’in primisl‘uomo nuovo’ renziano per definizione, ossia Oscar Natale Farinetti, padron di Eataly e promotore di un nuovo modello che vede politica e affari convergere nella conquista di nuove frontiere della speculazione e del profitto, attraverso un marketing d’immagine che ruota su bislacche idee di sostenibilità ambientale ed economica.

Accanto a lui, poi, troviamo l’intero entourage che rende possibile la conquista di tali frontiere: in primis Andrea Segrè, co-ideatore di F.I.CO., presidente di CAAB e docente di Agraria, anch’egli paladino renziano per la lotta allo spreco, uno ‘stregone’ che trasforma i rifiuti in oro colato; poi, il sindaco Merola, a sottolineare come la classe politica delle nostre città, in completa crisi economica, sia in totale balìa di tali operazioni, tanto da “concedere”, senza alcuna contropartita reale, un bene pubblico come il CAAB – mercato ortofrutticolo – dal valore complessivo di 50 milioni di euro..; last but not least, abbiamoAdriano Turrini, presidente di Coop Adriatica, espressione ed emblema dell’attenzione che l’intero padronato locale ha posto su questo mastodontico progetto. Per finire in bellezza, il regolarissimo appalto dei lavori di F.I.CO è stato vinto dalla tanto famelica quanto affamata CCC, cooperativa di costruttori che all’interno del settore edile rappresenta un vero e proprio cartello lobbistico politico-affaristico.

A fronte di un tale apparato politico, mediatico ed economico noi riteniamo che non sia più possibile tacere: è ora di far sentire a lor signori la pressione di chi da anni si batte per un cambiamento reale ed efficace nella direzione di un mondo migliore e che dal basso costruisce e sperimenta reti, relazioni ed economie differenti. Nell’anno che vede l’avvio dell’Expo di Milano, che a Bologna si riconvertirà nei lavori per la costruzione di F.I.CO., bisogna dare un segnale a chi crede di poter speculare e arricchirsi sulle spalle della collettività lasciandole le briciole.

Non ci faremo prendere in giro da nessuna operazione di branding o marketing: sappiamo benissimo che F.I.CO. non sarà a cemento zero (qual è il destino dei vaste appezzamenti di terra attorno all’area?), così come sappiamo che senza il tornaconto dei 50 milioni messi dal pubblico (il valore complessivo del CAAB), nessun investitore privato si sarebbe mai sognato di finanziare un progetto così strampalato. Siamo anche consapevoli che quando si parla di 1.500 nuove assunzioni dirette e 3.500 nell’indotto che si svilupperà il nostro pensiero va ai modelli contrattuali che saranno applicati e che hanno devastato una generazione senza risollevare l’economia. Parliamo dei contratti e modelli d’assunzione che Eataly sperimenta in tutta Italia, come nel caso diEataly Firenze (una città a caso) dove, a pochi mesi dall’inaugurazione, già si discute del mancato rinnovo del contratto per un numero consistente di dipendenti (attorno al 50% del totale!). A fronte di questi temi ci pare quasi banale sottolineare l’assurdità dell’idea di un parco del cibo, dove – ‘dal forcone alla forchetta’ – si riproduce la filiera alimentare: ad esempio, non ci è dato sapere in alcun modo che fine faranno concetti come quello dieconomia di prossimità, di bio-diversità e tutela del territorio e del tessuto produttivo-economico locale, o l’idea di biologico e di km0 all’interno di un mega-store multinazionale situato in un capannone in zona industriale dove troveremo gli uliveti pugliesi affianco ai vitigni veneti, tra un acquario di orate siciliane e la risaia piemontese.

Per questo saremo al Parco Nord – in massa, pubblicamente – per mostrare a questa città che esistono realtà e voci di dissenso contrarie a F.I.CO. e che da anni ricercano e praticano un modello altro, che funziona, che parte dal concetto di sovranità alimentare, contro la grande distribuzione e per un cibo veramente genuino e libero da ogni forma di sfruttamento, rivendicando contemporaneamente il diritto a decidere cosa accade nelle nostre città, a pretendere di poter incidere in tutti quei processi che passano sopra la nostra testa e vanno a determinare le trasformazioni dei nostri territori, processi dai quali nessuno più deve esser escluso.

Per questi motivi saremo a Milano l’11 e il 12 Ottobre alle iniziative lanciate dalla rete ‘Attitudine No Expo’ e per lo stesso motivo ci troverete di fronte ai cancelli del CAAB il giorno in cui partiranno i lavori per F.I.CO.

..la natura insegna che i rami del F.i.co., se sovraccaricati, cedono..

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