A servizio della repressione, uso e abuso dei lacrimogeni

Introduzione

Presentati come un metodo sicuro per disperdere i partecipanti a manifestazioni violente, parte integrante dell’equipaggiamento “meno letale” degli apparati repressivi dello Stato, i “gas lacrimogeni” sono tutt’altro che sicuri, soprattutto se, come sempre più spesso accade, vengono utilizzati in modi per cui non sono mai stati concepiti: in grandi quantità per disperdere la massa o sparati direttamente contro le persone.

Parlare di “gas lacrimogeni” è scorretto non solo dal punto di vista scientifico (non di gas si tratta, ma di polveri che si diffondono nell’aria, quindi sostanze allo stato solido), ma anche e soprattutto per l’idea di relativa innocuità che si tende ad associare all’atto del lacrimare, quasi a suggerire si tratti di blandi irritanti chimici. 

In realtà, si tratta di sostanze specificamente sviluppate per provocare dolore. Prima di portare alle lacrime, queste sostanze bruciano: causano un dolore lancinante agli occhi, alla pelle, ai polmoni, alla bocca. E provocano questa sensazione perché attivano direttamente i recettori del dolore presenti su cute e mucose. Nello specifico, agiscono su uno dei due recettori del dolore TRPA1 e TRPV1. A seconda di quale di questi recettori attivano, queste sostanze vengono classificate in due grandi categorie: gli agenti che attivano il recettore TRPA1 sono i cosiddetti “lacrimogeni classici”, il più utilizzato dei quali è la sostanza chimica chiamata 2-clorobenzidilene-malonitrile, meglio nota come “CS”; la seconda categoria, costituita dalle sostanze che attivano il recettore TRPV1, è rappresentata dalle sostanze derivate dalla capsaicina, contenuta nel peperoncino, la più utilizzata di queste sostanze è l’Oleoresin Capsicum, meglio nota come “OC”. 

A conti fatti, più che lacrimogeni, dovrebbero essere chiamate “sostanze dolorifere”.

Storia

Il primo utilizzo su larga scala di gas lacrimogeni avvenne da parte delle truppe francesi, nell’agosto del 1914, quando lanciarono granate al bromuro di metilbenzile con l’intento di costringere i soldati tedeschi a uscire dalle trincee per poterli uccidere. Nel medesimo conflitto mondiale, più precisamente il 22 aprile 1915, l’esercito tedesco, durante un attacco a Ypres (da cui il nome della sostanza, Iprite), fece uso di gas mostarda provocando la morte di 5.000 uomini e lesioni ad altri 10.000. Nel 1916 venne impiegato per la prima volta una sostanza letale ad azione asfissiante specificamente sviluppata per scopi militari, il fosgene. In sequenza sempre più rapida vennero poi sviluppate e impiegate nuove sostanze.

La pressione esercitata dall’opinione pubblica mondiale, ancora sconvolta dall’orrore della Grande Guerra chimica appena superata, portò il 17 giugno 1925 alla firma del “Protocollo per la proibizione dell’uso in guerra di gas asfissianti velenosi” (il Protocollo di Ginevra), con il quale si vietava l’impiego di armi chimiche come mezzo di aggressione, ma non venivano sanzionate né lo sviluppo, né la produzione. Gli Stati Uniti peraltro non ratificarono il trattato e, anzi, diedero un’accelerazione allo sviluppo del settore delle armi chimiche. 

Abbandonato l’utilizzo di sostanze chimiche in teatri bellici, ma non nelle guerre di colonizzazione, si diffonde sempre più l’uso delle sostanze lacrimogene da parte delle forze di polizia per la gestione dell’ordine interno, dando peraltro avvio al fenomeno della militarizzazione delle stesse. Lacrimogeni vennero rapidamente e diffusamente impiegati sia nei confronti delle popolazioni colonizzate in Asia, Africa e America Latina, sia nei confronti dei lavoratori e in generale della popolazione nel corso di manifestazioni e proteste.

Nel 1928 gli scienziati americani Ben Corson e Roger Stoughton sintetizzano il gas CS, il cui nome deriva infatti dalle loro iniziali, e che divenne in seguito la sostanza più diffusa, utilizzata dalle polizie di tutto il mondo.

Per superare i limiti del Protocollo di Ginevra, nel 1993 si tenne a Parigi una nuova Convenzione sulle armi chimiche, che stabilisce rigorose procedure di controllo e verifica sull’uso, la produzione e lo sviluppo di armi chimiche. Significativamente, lo stesso Protocollo di Ginevra, vieta esplicitamente l’utilizzo di CS nei teatri bellici, portando alla contraddizione di una sostanza considerata un’arma non utilizzabile contro soldati equipaggiati e ben addestrati, e nel contempo diffusamente utilizzata contro la popolazione civile inerme.

I vecchi candelotti lacrimogeni sparati un tempo con moschetti e relativa carica di lancio.

Effetti 

Sebbene i dati comunemente portati a favore della presunta sicurezza dei lacrimogeni spingano a considerarli agenti subletali, con effetti reversibili, vari esperti e associazioni per il rispetto dei diritti umani ritengono che i rischi dell’esposizione a queste sostanze siano sottovalutati e basati su dati epidemiologici e meccanicistici insufficienti, specie alla luce del loro recente uso massiccio.

Dal punto di vista medico, il CS e l’OC provocano sintomi simili. L’esposizione provoca un’irritazione immediata a occhi, naso, bocca, pelle e vie respiratorie. Gli effetti sulla pelle comprendono prurito, bruciore e arrossamento, con possibile formazione di vesciche e dermatite allergica da contatto. L’esposizione oculare causa lacrimazione, chiusura involontaria e forzata delle palpebre, prurito e dolore. Se inalato, il CS provoca tosse, ipersalivazione, senso di soffocamento e oppressione al torace. 

L’esposizione all’OC causa dolore e formicolio alle vie respiratorie, accompagnati da tosse. I segni e i sintomi del contatto dell’OC con gli occhi includono lacrimazione, infiammazione della congiuntiva, chiusura forzata delle palpebre, arrossamento, dolore, bruciore e gonfiore. Come il CS, gli effetti cutanei dell’OC possono includere dolore, formicolio, arrossamento, gonfiore e formazione di vesciche.

L’irritazione del tratto gastrointestinale causata dall’ingestione di queste sostanze può provocare nausea, vomito, diarrea. In alcuni soggetti sono stati osservati vari effetti cardiovascolari, tra cui tachicardia e ipertensione.

Dal punto di vista psicologico, l’esposizione a queste sostanze spesso provoca disorientamento e agitazione, che possono portare a uno stato di paura, ansia e panico. In alcuni casi di esposizione prolungata e ripetuta in contesti di protesta, sono stati documentati sintomi di disturbo da stress post-traumatico.

Infine, le granate lacrimogene che esplodono e i lacrimogeni lanciati in modo improprio o doloso possono causare lesioni che vanno oltre l’effetto chimico previsto. Le persone colpite dai lacrimogeni possono riportare ustioni termiche, contusioni, fratture ossee, lacerazioni, avulsioni, amputazioni, o commozioni cerebrali. Un colpo al torace, al collo o alla testa può uccidere un manifestante.

Uso attuale

I lacrimogeni vengono lanciati tramite candelotti o granate, a mano o usando fucili lanciatori; possono colpire bersagli fino a 400 m di distanza e penetrando i vetri delle finestre, con un’area di dispersione da 60 a 300 m². 

Il CS viene disperso nell’aria sotto forma di microparticelle da 3 a 10 μm, la cui composizione tipica consiste solo per il 45% di agente CS, mentre il resto della composizione media è 30% di clorato di potassio, 14% di resina epossidica, 7% di anidride maleica, 3% di anidride metilnadica e 0,03% di residui misti. È degno di nota che la gran parte della letteratura sulla presunta sicurezza dei lacrimogeni si basi sui dati di tossicità del solo composto CS, mentre è risaputo financo dalle schede di sicurezza che gli altri componenti dell’aeroosol mostrano tossicità significative (irritazioni cutanee fino alle ustioni, irritazioni anche permanenti alle vie respiratorie, lesioni oculari, etc). 

Gli spray di OC utilizzano una formulazione liquida che viene rilasciata da un erogatore pressurizzato, mentre le granate e le bombolette utilizzano una forma in polvere miscelata che viene nebulizzata per la dispersione sotto forma di fumo o nebbia. Un solvente comune per gli spray è il metilisobutilchetone, anch’esso considerato pericoloso per via degli effetti sul sistema nervoso e sui polmoni.

Legislazione

Il CS (che ha progressivamente sostituito il più tossico CN ancora utilizzato ai tempi del G8 di Genova) entra a far parte dell’armamento standard in dotazione alle forze di pubblica sicurezza con il DPR 359/1991; che all’articolo 12, comma 2, stabilisce che “gli artifici sfollagente si distinguono in artifici per lancio a mano e artifici per lancio con idoneo dispositivo o con arma lunga. Entrambi sono costituiti da un involucro contenente una miscela di CS o agenti similari, ad effetto neutralizzante reversibile”.

Le regole sull’utilizzo dei lacrimogeni sono contenute in circolari del Ministero dell’Interno, che però non sono pubbliche. Ma ci sono altre norme di riferimento, come l’articolo 53 del codice penale (che sancisce il principio di proporzionalità nell’uso legittimo delle armi) e alcuni standard internazionali, come i principi base sull’uso della forza e delle armi da fuoco adottati dalle Nazioni Unite nel 1990 e il codice etico di condotta delle forze di polizia emanato dal Consiglio d’Europa nel 2001.

Secondo queste norme, i lacrimogeni devono essere “l’ultima risorsa” e le forze dell’ordine devono prima intervenire con strumenti meno pericolosi. Inoltre, i lacrimogeni non possono essere usati in modo indiscriminato contro la folla o sparati direttamente contro le persone. Infine, questi gas devono essere usati in spazi aperti, dove ci siano vie d’uscita, e non in quantità eccessiva.

Carabiniere spara un candelotto lacrimogeno ad altezza d’uomo usando il suo fucile durante gli scontri del 20 luglio 2001 in via Tolemaide al G8 di Genova

Abusi

Nel 2019, Amnesty International ha verificato oltre 500 video relativi all’uso improprio dei gas lacrimogeni in 31 paesi e territori, identificando utilizzi impropri e lesivi della dignità dei manifestanti in oltre 100 casi. 

Nils Melzer, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti dal 2016 al 2022, ha sostenuto che se armi “meno letali” come i lacrimogeni vengono utilizzate «intenzionalmente e deliberatamente per infliggere dolore o sofferenza a una persona indifesa» – ad esempio quando il gas lacrimogeno viene sparato direttamente contro un individuo o utilizzato in spazi ristretti – ciò costituisce tortura o maltrattamento. 

I risultati di una revisione sistematica della letteratura medica condotta da Physicians for Human Rights evidenziano livelli preoccupanti di danni e persino casi di decesso causati da queste armi, anche considerando che si tratta di strumenti per loro natura indiscriminati e pertanto il rischio di esporre a pericolo i passanti e le persone diverse dagli obiettivi designati, comprese le persone vulnerabili, è elevato.

Nonostante le autorità cerchino di presentare i gas lacrimogeni come una forma umana di tecnologia per il controllo della folla, questi hanno causato la morte di molte persone. Alcuni esempi recenti includono:

  • Nel 2012 in Bahrein un uomo asmatico è morto dopo essere stato esposto ripetutamente ai gas lacrimogeni, e i medici hanno segnalato un aumento degli aborti spontanei in seguito all’esposizione ai gas lacrimogeni.
  • Nell’agosto 2013 la polizia egiziana ha lanciato gas lacrimogeni all’interno di un furgone affollato di prigionieri, causando il soffocamento di 37 persone.
  • L’8 febbraio 2015 la polizia egiziana ha lanciato gas lacrimogeni contro la folla in uno stadio di calcio, provocando il panico di massa. Almeno 25 persone sono morte per soffocamento o calpestamento.
  • Nell’ottobre 2015 la polizia israeliana ha ucciso Ramadan Mohammed Faisal Thawabta. Il bambino palestinese di otto mesi è morto soffocato dopo essere stato esposto al gas lacrimogeno.
  • Nel maggio 2017 i soldati israeliani hanno lanciato gas lacrimogeni nella camera da letto di un altro neonato, Abdul Rahman Barghouti. È morto due mesi dopo per asfissia dopo che le cure si sono rivelate vane.
  • Nell’ottobre 2022, la polizia indonesiana ha lanciato gas lacrimogeni sulla folla allo stadio di Kanjuruhan, provocando il panico e una calca che ha causato la morte di 135 persone.

La situazione in Italia

Rischi e lesioni causati dalle forze dell’ordine a manifestanti stanno diventando all’ordine del giorno anche in Italia. Nel corso di un corteo per la Palestina, chiamato a Bologna il 2 ottobre 2025, una compagna (“Lince”) ha perso la vista dall’occhio destro dopo l’esplosione, in pieno volto, di un lacrimogeno sparato ad altezza uomo. Da quell’incidente è nata una campagna di solidarietà, “Lince. Occhi sugli abusi”, per supportare le spese mediche e testimoniare sugli abusi delle forze dell’ordine. La Procura di Bologna ha poi aperto un’inchiesta per stabilire le responsabilità da parte delle forze di polizia: rispondendo ad una richiesta della pm Morena Palazzi, il Viminale ha incredibilmente ammesso che non esistono documenti scritti nè manuali d’uso sull’impiego dei lacrimogeni da parte delle forze di polizia. 

Quello di Lince non comunque un caso isolato: ad aprile 2021, durante una manifestazione NoTav, Giovanna Saraceno è rimasta ferita alla faccia dall’esplosione di un lacrimogeno, che ha provocato emorragie cerebrali e fratture multiple al volto. L’8 dicembre 2011, durante un’altra manifestazione No TAV, un lacrimogeno sparato ad altezza di persona ha colpito alla testa Yuri Justesen, che da allora ha perso in maniera permanente parte dell’udito. 

Oltre a questi fatti accertati giuridicamente, le denunce di esplosione di lacrimogeni ad altezza uomo sono innumerevoli: dai recenti cortei contro lo sgombero di Askatasuna, alle manifestazioni in solidarietà con la Palestina (nell’ottobre 2025 a Udine, Amnesty International ha segnalato in più occasioni violazioni dei diritti umani da parte della polizia), fino alle numerose segnalazioni durante le manifestazioni in Val di Susa. 

Risulta dunque chiaro come simili fatti non siano “semplici” incidenti, piuttosto la conseguenza di scelte politiche di trasformazione dello spazio pubblico in luogo di pericolo per chi dissente, in una preoccupante sinergia con la tendenza via via più evidente da parte della politica a tutelare l’operato della polizia attraverso dispositivi, come lo scudo penale, contenuti nei vari Decreti Sicurezza.

Campagna “Io c’ero”

Asfalto ricoperto di cartucce lacrimogene duranti gli scontri in Tangenziale al corteo per la Palestina del 3 ottobre 2025

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *