“I furiosi anni venti”, cent’anni dopo ci risiamo?

Recensione del libro di Alec Ross “I furiosi anni venti”.

Questo libro offre una visione negativa di questo inizio secolo sostenendo che il contratto sociale sia entrato in crisi in tutti i paesi e che sia necessario rinnovarlo per risolvere le profonde iniquità presenti nel mondo. Al crepuscolo grigio delle persone che non sanno osare bisogna contrapporre gli occhi ambiziosi dei giovani che vogliono provare a cambiare il mondo.

Occorrono investimenti in infrastrutture e tutela sociale. Tutti i paesi dovrebbero riuscire a stare dietro al processo di digitalizzazione che investe tutti i settori commerciali e produttivi. Si stima che nel mondo entro l’anno 2035 avremo 75 miliardi di apparecchi connessi alla rete. Non dobbiamo permettere che siano solo le aziende multinazionali a decidere del nostro futuro.

In molti paesi la sanità segue le regole del mercato e molte persone non riescono a curarsi per il costo dei farmaci o per la mancanza di assicurazione sulla salute. Le aziende farmaceutiche vanno dietro ad una sola legge, quella del profitto degli azionisti. Ci sono aziende globali che pesano quanto gli Stati e concentrano un potere economico in grado di influenzare la geopolitica del mondo. La ricerca spasmodica del profitto e delle quotazioni in Borsa ha provocato un impoverimento dei lavoratori, una diminuzione degli investimenti in ricerca ed una colpevole sottovalutazione dei danni ambientali.

Mentre i lavoratori hanno visto scendere a poco a poco il loro potere contrattuale attraverso l’outsourcing, la big economy, la mobilità del lavoro e un sindacato in declino progressivo, le élite degli affari si sono affermate nell’aumento della ricchezza e nel potere politico. Al di là dei buoni propositi di alcune aziende che fanno opera di filantropia investendo miliardi nel sociale, sono molte di più quelle che per non pagare le tasse si rifugiano nei paradisi fiscali.

Molte aziende sovrannazionali praticano l’elusione fiscale (emblematico il caso di Apple e Google in Irlanda e Jersey) ricorrendo ai paesi dove le aliquote sono più basse. Negli ultimi decenni una grande fetta dei capitali delle multinazionali è finita nei paradisi fiscali dove non arriva mai la mano della legge. Così riescono a minimizzare le tasse da pagare e massimizzare i profitti. Le tasse che i ricchi non pagano sono soldi che vengono a mancare per la sanità, l’istruzione e la sicurezza sociale.

Il sistema offshore è diventato una grande spugna che assorbe i soldi della criminalità internazionale, delle aziende multinazionali , delle banche, delle oligarchie politiche e degli straricchi di tutto il mondo.  Si calcola che tutti gli Stati del mondo perdano 600 miliardi di dollari ogni anno.

Lo stato attuale del mondo non è casuale ma dipendente dalle scelte economiche e politiche attuate dalle classi dirigenti del mondo e non si può criticare il modello tecno-autoritario di governo (Cina) perché sottrae il potere dalle mani dei cittadini quando la politica dei governanti nei paesi tecno-liberisti (Occidente) è continuamente sotto il controllo e il ricatto delle imprese e delle loro famigerate lobby, e non basta di certo come prospettiva di miglioramento inneggiare al capitalismo degli stakeholder.

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