Alle origini della pandemia. Chiusa la perizia di Crisanti

Per i familiari delle vittime del Covid nella bergamasca e per chi vuole capire cosa sia successo davvero in quei primi mesi del 2020 quella di oggi è una giornata importante, un punto di svolta. Il microbiologo dell’Università di Padova Andrea Crisanti depositerà questa mattina in Procura a Bergamo la maxi consulenza a cui ha lavorato per un anno e mezzo, chiamato come consulente dai magistrati bergamaschi che indagano sulla gestione pandemica con l’ipotesi di reato di epidemia colposa. «Mi sono attenuto rigidamente alle istruzioni della Procura e cioè, indipendentemente da qualsiasi responsabilità civile e penale che i magistrati valuteranno, dare la possibilità agli italiani di capire cosa sia successo in quel periodo» ci dice Andrea Crisanti raggiunto al telefono mentre sistema le ultime carte.

La storia della pandemia in Italia non inizia il 19 febbraio 2020 con la scoperta del primo caso all’ospedale di Codogno, ma a gennaio. La perizia di Crisanti racconterà che il virus circolava nella bergamasca almeno un mese prima di Codogno. «Il lavoro prende in considerazione il periodo gennaio-aprile 2020» e quindi anche quei protocolli del Ministero della Salute, come la circolare del 27 gennaio 2020, che l’anestesista di Codogno dovette violare per scoprire il primo caso di Coronavirus. La Procura di Bergamo aveva ingaggiato Andrea Crisanti a metà 2020 per avere un supporto sulla mancata zona rossa e sulla gestione dell’ospedale di Alzano Lombardo, considerato il primo focolaio del contagio in Val Seriana.

«Una storia che verrà riscritta da questa inchiesta» dice l’ex direttore medico dell’ospedale di Alzano Giuseppe Marzulli. «L’intera storia della pandemia verrà riscritta, a partire dal primo caso scoperto nella bergamasca che non fu quello all’ospedale di Alzano il 23 febbraio, ma il giorno prima all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo». Per un anno, secondo quanto ricostruito nell’indagine, l’Ats bergamasca avrebbe taciuto su questo caso.

L’inchiesta si snoderà su tre livelli: bergamasco, lombardo e governativo. Così anche la perizia di Andrea Crisanti. «La Procura mi ha chiesto di lavorare a cinque quesiti, ho risposto a quattro perché uno non poteva rientrare nelle mie competenze». I primi tre riguardano la gestione dell’ospedale di Alzano Lombardo. «Il primo mi chiedeva se le condotte all’interno dell’ospedale erano state idonee a bloccare il contagio, il secondo se favorirono il contagio all’esterno e il terzo se le condotte all’interno dell’ospedale causarono involontariamente la morte dei pazienti. A quest’ultimo non ho risposto» racconta Crisanti.

Gli altri due quesiti sono quelli che chiamano in causa direttamente il Ministero della Salute e che fanno tremare la struttura del Ministro Roberto Speranza e il ministro stesso. «Il quarto quesito riguardava la mancata attivazione del piano pandemico antinfluenzale e subordinati» continua Crisanti «e il quinto chiedeva se esistevano le condizioni per applicare la zona rossa in Val Seriana e valutare e quantificare le conseguenze del non averla fatta».

È un’inchiesta complicatissima questa della Procura di Bergamo guidata dal Procuratore capo Antonio Chiappani e dall’aggiunto Maria Cristina Rota. Se la pandemia che stiamo vivendo è un evento mai visto in anni recenti, lo è anche l’inchiesta sulla gestione pandemica. «Aver commesso errori non significa automaticamente aver commesso reati» è la considerazione che fa una persona vicina all’indagine per spiegare la complessità del caso. «È stato un lavoro immane» dice ancora Crisanti. «Ho letto 12 mila pagine, incrociato documenti, ricostruito i fatti in un quadro coerente». Di una cosa è convinto il microbiologo: «Sicuramente la lettura di questo documento darà agli italiani lo strumento per capire cosa è successo, di questo ne sono certo». E ai magistrati darà gli strumenti per decidere se e come procedere? «Sì, i magistrati avranno gli strumenti per decidere se ci sono condotte penalmente perseguibili. Abbiamo lavorato ovviamente anche sul nesso di causalità».

L’epidemia colposa omissiva non è mai stata contestata in Italia, altro particolare che racconta l’eccezionalità di questa indagine. «Ci aspettiamo risposte alle tante domande aperte, la verità sulla strage dei nostri cari passa anche da questa perizia» dice l’avvocata dei famigliari delle vittime Consuelo Locati. Siamo ormai alle fasi finali, a febbraio i magistrati chiuderanno le informative, a marzo l’indagine sarà chiusa e la Procura deciderà se andare a processo o meno.

di Roberto Maggioni

da il Manifesto del 14 gennaio 2021

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