«Essenziale è la cura». Lunedì lo sciopero transfemminista

L’8 marzo 2020 erano scattate le prime misure di distanziamento sociale e per la prima volta le piazze femministe trasmigravano sulla rete. «Da allora non ci siamo mai fermate» dice Serena Fredda di Non Una Di Meno Roma, «siamo provate da un anno difficile dove la crisi ha colpito uno dei temi centrali della nostra riflessione: il lavoro riproduttivo e di cura».

La rete Non Una Di Meno ha convocato lo sciopero per lunedì 8 marzo, iniziativa alla quale hanno aderito i sindacati di base Usb, Cub, Cobas e Usi. Bloccata invece pochi giorni fa la possibilità di scioperare per il comparto scuola, in seguito al pronunciamento negativo della Commissione di Garanzia sulla base delle nuove limitazioni per gli scioperi nei servizi essenziali, firmate dalle principali sigle sindacali lo scorso 2 dicembre.

«Le scuole sono già in mobilitazione, qui a Roma tante docenti e studenti faranno azioni, dibattiti e riconvertiranno le lezioni in momenti di confronto sui temi di questo sciopero» spiega Marta Autore, Nudm Roma. Lo slogan che fa da cornice alla giornata è «Essenziale è il nostro sciopero. Essenziale è la nostra lotta» il riferimento è al conflitto tra salute e lavoro che la pandemia ha evidenziato soprattutto nei settori ritenuti «essenziali» nei quali c’è un’alta incidenza di lavoro femminile, molto spesso precario o intermittente.

I numeri emersi negli scorsi giorni non lasciano spazio alle interpretazioni. Indicano donne, giovani e migranti come le categorie più duramente colpite dalla crisi socio-economica. Le donne sono oltre il 90% delle persone che hanno perso il lavoro lo scorso anno, secondo il rapporto del Ministero del Lavoro in collaborazione con Istat, Inail, Inps e Anpal.

Un fattore, quello della disoccupazione, che contribuisce anche all’acuirsi dei fenomeni di violenza domestica, anche quelli in crescita come emerge dai report del Viminale e dell’Istat e dal lavoro di informazione dei centri anti-violenza. Scioperare, allora, per incidere sull’agenda politica: «La partita del Recovery Fund è ancora aperta, nonostante questo governo mostruoso, dobbiamo attivarci per garantire che i fondi vengano investiti in welfare, sanità pubblica, scuola, ammortizzatori sociali e stabilizzazione del lavoro precario. Il modello produttivo deve cambiare e dare la priorità al benessere delle vite umane e dell’ecosistema» aggiunge Serena Fredda.

La giornata dell’8 sarà disseminata di attività in oltre 30 città. «Avevamo convocato con Usb e altre reti un presidio alla Regione Marche, dove si sta compiendo un attacco senza precedenti ai diritti riproduttivi. Un altro era previsto ad Ascoli Piceno nella zona di concentrazione logistica dei magazzini di Eurospin, Gls e Stef che sfruttano il lavoro soprattutto migrante, ma da ieri siamo in zona rossa e chiederemo alle persone di mandarci una video testimonianza che pubblicheremo sulla nostra pagina Facebook» racconta Marte Manca, di Nudm Marche. Spiega Carlotta Cossutta, Nudm Milano: «La virtualità ha depotenziato alcuni aspetti dell’agire collettivo, ma ci ha anche mostrato che le forme della politica prima erano poco accessibili e poco inclusive».

Molta attenzione sarà dedicata anche agli aspetti ambivalenti dello smart working, strumento che per molte donne ha significato una sovrapposizione tra i tempi di vita e quelli di lavoro, sia produttivo che riproduttivo domestico, con un carico di stanchezza talvolta intollerabile. Sul tema non ci sono ancora dati precisi ma molti gli studi in corso. La rete Non Una Di Meno propone sul tema un piccolo vademecum su come scioperare per chi lavora da casa.

di Shendi Veli

da il Manifesto del 7 marzo 2021

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