Vaccini – Premier nuovo, scaricabarile vecchio

Draghi spara al bersaglio facile per evitare di picchiare su quello difficile.

Ieri, 8 aprile 2021 sono morte in Italia per Covid 487 persone. Il giorno prima erano state ben 627.

L’anno scorso, in pieno disastro da prima ondata i morti erano stati rispettivamente 604 e 542.

E’ passato un anno, ma i numeri della strage quotidiana non sembrano aver subito diminuzioni consistenti.

Quelli cambiati purtroppo siamo noi. Ci siamo in qualche modo “abituati” all’ecatombe che, a ieri, contava 112.861 decessi e numeri che fino a un anno fa ci avrebbero fatto gelare il sangue nelle vene oggi non ci sconvolgono più di tanto.

In compenso il paese è sempre più prostrato e lo spirito “aperture costi quel che costi” sembra avere sempre maggiori adepti anche perché il supporto economico quando non tarda ad arrivare è sempre piuttosto limitato.

Nella giornata di ieri sono state eseguite 203.646 vaccinazioni e si è ancora molto lontani dalla quota promessa a metà marzo dal Commissario straordinario Figliuolo di 500.000 vaccinazioni giornaliere.

Proprio di ieri la notizia che Francia, Germania e Spagna, tra paesi in qualche modo simili a noi per la gestione della pandemia sono riusciti ad accelerare le somministrazioni arrivando rispettivamente a 550.000, 650.000 e 450.000 dosi giornaliere.

E mentre continua il balletto su Astrazeneca ieri il premier Draghi ha attaccato a testa bassa i cosiddetti “furbetti salta fila”.

Per carità, tutto giusto, ma forse, prima che accusare i cittadini prostrati da più di un anno di disastro bisognerebbe pensare prima e soprattutto a Big Pharma ed ai costanti ritardi nelle consegne delle dosi soprattutto da parte di Astrazeneca. Se, come spiega un dettagliato articolo del Fatto Quotidiano del 6 aprile, Pfizer e Moderna hanno in qualche modo rispettato i patti, Astrazeneca delle 16 milioni di dosi previste nei primi tre mesi del 2021 ne ha consegnate poco più di 4 milioni.

E’ evidente che l’Europa, sul tema vaccini, non stia proprio brillando (per usare un eufemismo) e l’assenza di un decisore politico unico rende la credibilità di “ritorsioni” nei confronti delle multinazionali un’arma spuntata rispetto a paesi come gli Stati Uniti o anche solo la Gran Bretagna.

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