CETA, un piccolo TTIP

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Dopo il beneplacito della Commissione Commercio Internazionale, toccherà al Parlamento europeo pronunciarsi sull’Accordo economico e commerciale globale (CETA), il trattato di libero scambio tra l’Unione Europea e il Canada. Poi la ratifica dovrà essere presa dai singoli parlamenti nazionali.

Il trattato contiene diversi obiettivi giuridici, economici e commerciali, ma tutti tesi al rafforzamento di quello che può essere considerato il più evidente sconquasso sociale degli ultimi trentanni; una crescita strabiliante della finanza, un allargamento della forbice tra ricchi e poveri, un’accumulazione della ricchezza e del potere in poche mani, una larghissima disoccupazione e salari bassi.

Il mega-trattato prevede:

-l’eliminazione dei dazi doganali per fare aumentare le esportazioni e per facilitare la partecipazione delle aziende agli appalti pubblici.

-l’implementazione del mercato dei servizi e degli investimenti transnazionali.

-la risoluzione dei conflitti tra investitori e stati, tramite nuovi tribunali.

-il divieto da parte degli stati di limitare i profitti attesi dagli investitori.

-la concessione di mano libera alle istituzioni finanziarie nell’introduzione di nuovi prodotti finanziari.

-la rimozione di ogni ostacolo al commercio e agli investimenti in favore della competitività e delle lobby.

I potentati economici cercano in tutti i modi di tutelare i loro profitti dalle leggi degli stati. Non dimentichiamoci che la Philip Morris nel 2010 aveva trascinato in tribunale l’Uruguay. Riteneva che certe disposizioni contro il tabacco causassero un iniquo danno ai suoi profitti.

I trattati commerciali, come il CETA, servono a imbrigliare gli stati. Le nuove regole favorevoli alle grandi aziende e al settore finanziario vengono imposte tramite la firma di accordi commerciali e di trattati. Non è più un problema di dazi (ormai bassi a livello mondiale), ma di regole (difesa dei lavoratori, dei consumatori, dell’ambiente, della salute, della cultura e dell’economia) che devono essere allentate per favorire le grandi multinazionali.

Le pressioni per arrivare alla firma del trattato CETA e TTIP sono enormi. Infatti questi accordi servono alle imprese per rendere sempre più flessibile l’occupazione, formando una classe di precari a vita; uno stato sociale che rasenta la schiavitù economica abbinata all’insicurezza permanente.

L’ideologia neoliberista si afferma nel mondo attraverso questi trattati e si diffonde dappertutto. Il potere delle imprese transnazionali e delle banche cresce enormemente a tutto vantaggio di una classe agiata globale che usa la ricchezza per accrescere il suo potere, a cui non basta più il dominio nazionale perchè tende a diventare la padrona del mondo. Così finanza, economia e politica si sostengono per dominare il pianeta.

Guardare alla depauperizzazione delle persone (contrasto divaricante tra ricchi e poveri) nel mondo globalizzato significa osservare i tubi si scarico del motore della globalizzazione. Assistiamo alla deriva del sistema di welfare. Lentamente ma inesorabilmente viene eroso dal mercato, Le persone ne hanno una percezione minima perché la ricchezza accumulata (dallo Stato, dalla società, dalle famiglie) stempera questa azione distruttiva del capitale. Ma la direzione è sotto gli occhi di tutti,

Non si può combattere la ‘danza della finanza’ con il ‘ballo del qua qua’, Rifiutiamo il CETA e lottiamo per un programma di investimenti per l’innovazione e l’occupazione. Investimenti pubblici per l’istruzione e la sanità, per la ricerca e l’energia pulita e per le infrastrutture. Un programma per controllare la finanza mondiale e governare i mercati per non farsi dominare da loro. E’ urgente.

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