Viaggio per l’Europa che lotta – terza tappa: Sinn Féin/Irlanda

dover erin go braugh lady w flag colorAbbiamo fatto un giro intorno al continente per incontrare chi attraversa le lotte sociali e raccogliere il loro punto di vista sull’Europa.
Abbiamo posto volutamente le stesse domande a tutt*, salvo poi ovviamente spaziare nella conversazione a seconda degli interlocutori lungo le tracce delle rispettive narrazioni.
La nostra curiosità è semplice e basilare: laddove il capitale esprime il proprio dominio sui territori e sulle nazioni senza incontrare grandi barriere, chi pratica resistenza e opposizione come concepisce il proprio campo di battaglia? Che percezione ha del terreno della propria azione politica? Che visione mette in campo delle relazioni di potere espresse dagli organi di governo europei? Che linguaggi utilizza? Quali culture esprime?
La nostra curiosità non si è fermata ed è andata a investigare un passo oltre: esiste un lessico comune anche laddove i territori esprimono contraddizioni e specificità tutte locali?
La scelta di chi intervistare è molto personale: non ha una strategia precisa se non quella di andare a chiedere a* compagn*, ci piace chiamarl* così, che abbiamo incontrato lungo il nostro cammino nel corso degli ultimi anni.
Alla fine di questo “viaggio” chiederemo un parere su quello che è emerso a un esperto sul tema, un compagno: Alex Foti. Pioniere di tanti movimenti e navigatore esperto delle culture che attraversano le frontiere.
La prima tappa ci ha portato in Germania

poi siamo andati a Londra

Ora ci spostiamo in Irlanda e intervistiamo Lynn Boylan, candidata per il Sinn Féin al Parlamento Europeo, eletta con il maggior numero di preferenze per il collegio di Dublino.

Aldilà delle considerazioni sull’Unione Europea, l’impatto delle politiche di austerity decise dall’alto è evidente. Puoi descriverci come agisce nel tuo paese o nel tuo territorio?

L’austerity sta colpendo le famiglie, le infrastrutture della nostra società e le economie domestiche. Solo 1 persona su 4 non vive a rischio povertà. La povertà dei bambini e delle famiglie è cresciuta. Il livello dei debiti dei proprietari di casa e le angosce per i mutui sono cresciuti. Nello stesso tempo il nostro sistema sanitario e l’istruzione sono stati duramente colpiti dai tagli al budget e al personale mentre l’economia interna è in continua stagnazione e le persone non hanno soldi da spendere nei negozi locali e nei servizi. Così l’impatto dell’austerity è stato il prezzo pagato dalla gente comune per le decisioni sbagliate di banchieri ed elites politiche seguendo un modello che danneggia i nostri servizi sociali, la nostra economia e il nostro popolo.

Tra poco ci saranno le elezioni europee. Prima di tutto, consideri il Parlamento Europeo un’istituzione degna di interesse? Se è così, quale tipo di attenzione pensi si dovrebbe avere per le politiche istituzionali a livello europeo?

Il Parlamento Europeo vede crescere il suo potere, in particolare dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Benchè non sia importante quanto la Commissione o il Consiglio, svolge un ruolo significativo nel processo legislativo. È importante per le forse di sinistra e progressiste essere rappresentate in parlamento: dobbiamo essere la voce della gente. Noi dobbiamo mostrare le conseguenze dell’austerity e delle politiche economiche neoliberiste. E dobbiamo usare la nostra influenza per cambiare la direzione della UE.

Quale grado di sovranità credi abbia il tuo governo, sia nella Repubblica che nelle sei Contee, sulle politiche economiche?

Quasi l’80% di tutte le leggi ha origine nelle istituzioni europee. Così la democrazia nazionale si è indebolita moltissimo dal trattato di Maastricht. Oggi c’è una crisi della legittimazione politica in tutta l’Europa e uno dei motivi è la distanza tra le persone e i politici che prendono decisioni importanti a Bruxelles e Francoforte. Se l’UE deve diventare una forza positiva nella vita delle persone il potere deve ritornare a loro e anche ai parlamenti nazionali e locali da loro eletti.

L’Europa incide sulle decisioni del tuo governo in materia di diritti sociali?

Gli ultimi governi irlandesi e inglesi sono stati di destra e quindi ben contenti di smantellare lo stato sociale e diminuire il sostegno e i diritti sociali. Chiaramente hanno fatto tutto questo con il supporto attivo delle istituzioni europee, in particolare della Commissione e del Consiglio. Un’Europa sociale non esiste più. Nonostante questo noi dobbiamo continuare ad usare le istituzioni per difendere e promuovere i diritti sociali.

Consideri l’Europa un’area di interesse strategico per i movimenti e per opporsi al neoliberismo o, nonostante tutto, la dimensione nazionale rimane fondamentale?

Il neoliberismo e l’austerity devono essere combattuti a livello locale, nazionale, regionale e globale. Quindi sì, l’Europa è un luogo importante per lottare contro l’avidità e le diseguaglianze e per la solidarietà e l’uguaglianza.

Spesso in Europa la reazione più spontanea alla crisi economica è il razzismo contro la popolazione immigrata. Inoltre c’è un ritorno del nazionalismo come reazione alle politiche di austerity imposte dall’Europa. Questo fenomeno esiste in Irlanda? E quale relazione ha con il settarismo nelle sei Contee?

Io non sono d’accordo. Forse in alcuni stati membri questo è un problema, ma io non posso accettare che sia così diffuso come credono alcuni nelle istituzioni europee. In Irlanda non esiste un partito di estrema destra contro gli immigrati. Sta crescendo il numero delle persone, però, che si sentono lontane dai processi politici e la cui situazione economica e sociale è estremamente precaria. È importante offrire a questo segmento della società una forte guida politica positiva e dare come obiettivo alla loro rabbia il governo e non le comunità migranti.

Il processo di pace in Irlanda è ancora precario, pensi che le istituzioni europee possano aiutare a sbloccare la situazione? E, dall’altro lato, la solidarietà internazionale può svolgere questo ruolo?

 In questi anni sono stati fatti grandi progressi nell’Irlanda del Nord e nelle relazioni tra Nord e Sud, ma c’è ancora molto da fare. L’UE ha un ruolo da giocare nel supportare le persone e nel dare sostegno a progetti dal basso per costruire la riunificazione e la riconciliazione nazionale.

vi aspettiamo alla prossima tappa

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