Viaggio per l’Europa che lotta – seconda tappa: Londra

europa

Abbiamo fatto un giro intorno al continente per incontrare chi attraversa le lotte sociali e raccogliere il loro punto di vista sull’Europa.

Abbiamo posto volutamente le stesse domande a tutt*, salvo poi ovviamente spaziare nella conversazione a seconda degli interlocutori lungo le tracce delle rispettive narrazioni.

La nostra curiosità è semplice e basilare: laddove il capitale esprime il proprio dominio sui territori e sulle nazioni senza incontrare grandi barriere, chi pratica resistenza e opposizione come concepisce il proprio campo di battaglia? Che percezione ha del terreno della propria azione politica? Che visione mette in campo delle relazioni di potere espresse dagli organi di governo europei? Che linguaggi utilizza? Quali culture esprime?

La nostra curiosità non si è fermata ed è andata a investigare un passo oltre: esiste un lessico comune anche laddove i territori esprimono contraddizioni e specificità tutte locali?

La scelta di chi intervistare è molto personale: non ha una strategia precisa se non quella di andare a chiedere a* compagn*, ci piace chiamarl* così, che abbiamo incontrato lungo il nostro cammino nel corso degli ultimi anni.

Alla fine di questo “viaggio” chiederemo un parere su quello che è emerso a un esperto sul tema, un compagno: Alex Foti. Pioniere di tanti movimenti e navigatore esperto delle culture che attraversano le frontiere.

la prima tappa ci ha portato in Germania, ora andiamo a Londra:

Intervista a John Sinha – London

Climate change and opposition to neoliberalism

A fine Maggio ci sono le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Innanzitutto ritenete il parlamento di Bruxelles un istituzione degna di interesse (a prescindere dalla partecipazione o meno alle elezioni) e se si, quale tipo di attenzione ritenete si dovrebbe avere verso la politica istituzionale a livello europeo?

No, realmente non ha molto potere. Io non la considero come uno strumento di controllo efficace sulla Commissione.

Al di là delle considerazioni sull’UE, le ricadute a livello nazionale delle politiche di austerity decise ai vertici sono evidenti. Potreste descrivere in che modo nel vostro paese o territorio?

Il rapido incremento dei senza tetto e un gran numero di persone che non sono in grado di nutrire le loro famiglie e dipendono dai banchi alimentari.

Quale grado di sovranità e potere decisionale ritenete abbia il vostro governo sulle politiche economiche?

Dipende se il paese fa parte della moneta unica. Qui in UK è molto alta, anche se il governo ha dato il controllo dei tassi di interesse alla Banca d’Inghilterra.

L’Europa condiziona le decisioni del vostro governo in materia di diritti?

No, non da quando è stato approvata la Dichiarazione dei Diritti Umani.

Considerate l’Europa uno spazio di azione strategico per i movimenti di opposizione al neoliberismo o, tutto sommato, la dimensione nazionale rimane determinante?

Nel Regno Unito la dimensione nazionale è molto importante.

Che tipo di azioni considerate efficaci in entrambi i casi?

Un’azione industriale coordinata in Europa e uno sciopero generale europeo.

Attorno a quali lotte dovrebbero convergere le lotte europee? Welfare? Cittadinza? Debito pubblico?

Niente di tutto ciò.

a presto con la terza puntata

 

 

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