West Climbing Bank in partenza per la Palestina

Il 27 Dicembre partirà per la Palestina la crew di West Climbing Bank. Seguiremo il loro viaggio.

Dopo l’annuncio del Presidente USA Donald Trump che prevede il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato d’Israele e lo spostamento in questa città dell’ambasciata americana la Palestina è tornata sulle prime pagine dei giornali. Manifestazioni di massa nei Territori e a Gaza, palestinesi uccisi dall’esercito israeliano, il voto all’ONU che ha sonoramente bocciato la scelta americana…

Non è certo da oggi però che la Palestina vive una situazione di oppressione e occupazione. In questi anni l’abbiamo documentato più volte dando voce alle diverse carovane di solidarietà internazionale che hanno portato il loro appoggio a quel popolo martoriato. Ultima in ordine di tempo quella del Gaza Freestyle Festival di quest’Estate [qui il video finale del progetto].

Per domani è prevista la partenza verso quelle terre di West Climbing Bank, un gruppo di scalatori e scalatrici deciso a sviluppare l’idea dell’arrampicata fuori dalle logiche di mercato e a portare la propria solidarietà ai Palestinesi.

Questo il manifesto del progetto:

Questo nome, scelto tempo fa da tutti gli scalatori e le scalatrici della palestra di Zam ha un significato preciso. Non si tratta semplicemente di un termine legato alla tipologia d’arrampicata, è un messaggio. Arrampicare liberamente, farlo al di fuori delle logiche di mercato evitando la competitività alpina che spesso porta ad un individualismo totalmente disinteressato rispetto a chi ci sta attorno.

Questa è la motivazione che ci ha spinto a guardare oltre le mura dell’Acciaieria, a non essere indifferenti. Se per ognuno di noi l’arrampicata ha rappresentato qualcosa di importante, allora può diventare uno strumento per supportare progetti che già esistono.

In Palestina la libertà nei territori occupati, è costantemente messa in discussione dalla prevaricazione del governo israeliano. L’occupazione, processo ormai costante e istituzionalizzato, avanza e comprime notevolmente gli spazi fisici dei territori palestinesi. In questo contesto ogni strumento possibile contro l’avanzata delle colonie è un tassello in più a supporto della resistenza.

Le montagne e le valli che appartengono alla comunità palestinese possono diventare un presidio sportivo-culturale, sociale-politico.

Per questo abbiamo deciso di sostenere le iniziative che si sono sviluppate in questi luoghi.

Per questo abbiamo immaginato un nostro progetto a supporto dei nuovi e delle nuove climber palestinesi.

Nel periodo di preparazione del progetto si sono uniti a noi anche dei non-arrampicatori. Perché mai chi non scala dovrebbe partecipare a un viaggio organizzati da dei climbers? Perché la forza dello sport, e in particolare dell’arrampicata, come strumento di emancipazione e di miglioramento della vita in un contesto di segregazione e guerra, rappresentato simbolicamente e fisicamente dal maledetto Muro da superare, ha valore per chiunque sostenga i diritti del popolo palestinese a una vita libera.

Il progetto

Costruiremo uno scambio con il centro giovanile Laylac e i ragazzi e le ragazze che lo frequentano. Vorremmo farlo attraverso l’arrampicata e l’indagine sul campo rispetto al processo di sottrazione degli spazi di libertà ad opera dello stato israeliano. Questo primo viaggio servirà a capire come sviluppare la successiva carovana che si occuperà di proseguire il progetto.

Veicolare la questione politica all’interno del mondo dell’arrampicata è un investimento significativo, dato che spesso le questioni che non riguardano prettamente l’agonismo o il semplice piacere sportivo vengono snobbate o vengono percepite appartenenti ad un mondo troppo lontano.

Support “Climbing the wall”!

Questa campagna è stata lanciata da Laylac, un’associazione palestinese nata nel 2005 nel campo profughi di Dheisheh, vicino a Betlemme. Oltre ad occuparsi di cultura, società, arte e diritti delle donne, ha da poco avviato (2016) un progetto di chiodatura di alcune falesie in area c, grazie all’aiuto di due volontari francesi.

Molte sono le idee che stanno alla base di questo progetto:

-Permettere la pratica sportiva in una “città” criticamente priva di spazi di aggregazione e socializzazione,

-Diffondere l’arrampicata anche in carenza di infrastrutture,

-Sviluppare l’inclusività di genere anche nel campo sportivo,

-Infine estendere e rinforzare il presidio degli spazi sotto occupazione.

Questa invece la prima pagina del diario di bordo:

Il 27 Dicembre la crew di West Climbing Bank partirà alla volta della Cisgiordania: un viaggio tra campi profughi, falesie e città della West Bank, dove la popolazione palestinese resiste dal 1967 alla violenza militare di Tel Aviv. In questa pagina trovate il nostro diario di bordo con aggiornamenti e racconti, giorno per giorno e notte per notte.

Come ogni diario, però, comincia prima della partenza. In queste settimane si è formato il gruppo, parallelamente, e non avremmo voluto, al ritorno in prima pagina del conflitto israelo-palestinese successivamente alla dichiarazione di Donald Trump di spostare l’ambasciata USA a Gerusalemme, legittimando di fatto l’occupazione militare e coloniale israeliana degli ultimi cinquant’anni.

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