CSOA Lambretta sotto sgombero

I compagni e le compagne del CSOA Lambretta sono attivi in città da 6 anni e questo è il terzo sgombero che subiranno. 

Dalla loro nascita le varie giunte regionali hanno provato ad abbatterli ma nessuno ci è riuscito. 

Continuano a resistere, continuano a combattere, continuano a rialzarsi. 

Anche questa volta lo dimostreranno.

 

 

IL COMUNICATO DELLE COMPAGNE E DEI COMPAGNI DEL CSOA LAMBRETTA:

 

ANCORA UNA VOLTA….BATTE FORTE IL CUORE PER IL CSOA LAMBRETTA

Il CSOA Lambretta nasce quando nel 2012 abbiamo occupato le villette di piazza Ferravilla e via Apollodoro. Abbiamo iniziato dedicando l’occupazione a Fausto e Iaio, due giovani simbolo dell’antifascismo milanese, degni rappresentanti dei tanti giovani che ancora oggi animano il collettivo. Non è servita a niente la solidarietà del quartiere e il serio tentativo di aprire un tavolo con la controparte per provare ad uscire dalla precarietà degli spazi. Dalle villette veniamo sgomberati due volte.

Il mandante del primo sgombero del 2012 è il signor Zambetti (UDC), arrestato successivamente per compravendita di voti e collusione con la ‘ndrangheta. 

Il secondo sgombero avviene ad agosto 2014 per volontà dell’Aler e della regione Lombardia, governata da Maroni.

L’Aler nei mesi a seguire allo sgombero verrà travolta da scandali giudiziari per malagestione e un buco di bilancio da milioni di euro.

In via Cornalia, invece, resistiamo due anni. Poi l’incendio, il tentativo della Polizia di negare la natura dolosa del danno, la rioccupazione in via Canzio di uno stabile destinato alle residenze universitarie.

Uscimmo volontariamente dallo studentato abbandonato dopo esserci accertati che la Statale avrebbe iniziato i lavori ed entrammo nell’ex Bingo di via Val Bogna in Zona 4.

 

Nonostante questo accanimento, in questi anni, i nostri percorsi non si sono mai fermati. Crediamo che il conflitto sociale sia una pratica fondamentale per contrastare la sistematica sottrazione di diritti e reddito. 

In questi sei anni abbiamo maturato l’idea che il capitalismo sia l’elemento determinante che crea disugualianze nel mondo.

I toni e le modalità con cui vengono gestite le emergenze in tema sicurezza, ci mettono di fronte ad un sistema che ha tratti di autoritarismo evidenti.

Non abbiamo mai avuto la paranoia di dover dimostrare la nostra autonomia: il conflitto e l’agibilità politica si conquistano e si misurano con il consenso. Inutile scrivere poemi sulla situazione attuale del nostro paese. Non esiste, oltre a noi movimenti e spazi sociali, nessuna forza anti-sistema e anti-nazionalista.

Oggi il rapporto di forza è sicuramente sfavorevole, gli ultimi segnali repressivi ne sono stati un evidente esempio.

Non siamo soliti lamentarci o fare le vittime di attacchi repressivi, ma negli ultimi mesi il Lambretta è stato travolto da condanne, notifiche e perquisizioni in casa anche di minorenni.

Oggi ci troviamo nuovamente sotto sgombero. Ancora una volta, ripetiamo il ritornello che, gli spazi sociali vengono indicati come un problema di ordine pubblico e non come una risorsa.

Noi ci stiamo organizzando per dare continuità al lavoro che da tempo da vita alle piazze della nostra città.

I percorsi internazionali in Kurdistan e Palestina, per iniziare. La problematizzazione dell’apartheid e dell’assedio militare come strumenti di sottomissione della popolazione palestinese.

L’elaborazione collettiva del confederalismo democratico, proposta che abbiamo scelto di sostenere attivamente in Rojava e in Italia attraverso centinaia di interventi ed iniziative.

Il percorso antiproibizionista e i dibattiti sulle leggi che in questi anni hanno riempito le carceri di povera gente, e non di colletti bianchi.

I Black Panthers, e le mobilitazioni in difesa delle migliaia di migranti che scappano dalle bombe e dalle guerra non dichiarate dalle grosse potenze mondiali, in cerca di una vita migliore. La partecipazione attiva ad un tavolo di genere che usa la critica come strumento per problematizzare i rapporti di potere e la presenza di un sistema patriarcale che è ancora troppo forte nella nostra società. La palestra popolare per ribadire che anche lo sport è un diritto fondamentale di tutti, la salute è nelle nostre mani e non in quelle delle fitness commerciali o delle corporation farmaceutiche.

Infine la battaglia contro il trasferimento, in area Expo, di alcune facoltà dell’Università Statale di Milano.

Da quando siamo nati abbiamo sempre avuto un coordinamento dei collettivi delle scuole superiori di Zona 3, che si confederano per dare dignità e senso al sistema di istruzione italiano che, riforma dopo riforma, ha dimostrato le sue lacune e i suoi limiti nel comprendere le modalità di aggregazione degli studenti.

Questa volta veniamo attaccati in maniera diretta, il nostro modo di vedere il mondo e il nostro modo di provare a cambiarlo vengono messi sotto attacco, dimostrazione che il dibattito pubblico sia schiacciato su posizioni e orientamenti profondamente lontani da noi.

Veniamo attaccati in un momento decisamente buio dove le persone fanno fatica ad organizzarsi, a stare insieme e pensare collettivamente. Veniamo attaccati in un momento in cui c’è una grossissima difficoltà di comprensione del reale.

Ci attaccano quelle forze che purtroppo diffondono principi di razzismo, omofobia, sessismo e liberismo sfrenato a scapito dei più poveri.

Le stesse forze che mentre agitano lo spauracchio del censimento, bloccano i porti minacciano il diritto all aborto, inneggiano al nazionalismo su base etnica, schiacciano tutto quello che si oppone, iniziando dagli spazi sociali.

Poco importa il resto.

Quello che conta è che ovviamente non ci fermiamo, siamo troppo determinati e gioiosi per farci piegare dall’ennesima dimostrazione grottesca di forza.

Un muro di sorrisi, solidarietà e conflitto davanti alla vostra becera arroganza.

Andiamo avanti! 

CSOA LAMBRETTA

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