La musica che fa paura – Sulle condanne alla Banda degli Ottoni

Ho avuto la fortuna di crescere con gli Ottoni a Scoppio, mio papà ne fa parte da tanti anni. Questo ha significato molte cose per me: avere l’Internazionale come colonna sonora per giocare e Bella Ciao come ninnananna in un certo senso ti condanna a vita.

La notizia che due degli Ottoni sono stati condannati a 5 mesi per resistenza a pubblico ufficiale aggravata e favoreggiamento dei disordini fa venire sempre meno la già striminzita fiducia nel sistema di giustizia italiana, perché chiunque abbia mai incrociato gli Ottoni in manifestazione (che fosse il 25 aprile, il 1 maggio o un corteo per i curdi) può essere sicuro che non si tratta di individui pericolosi.

Io il 7 dicembre 2014 non ero in piazza, ma se Roberto e Giancarlo hanno opposto resistenza è perché hanno assistito a una delle prevaricazioni da parte delle Forze dell’Ordine che conosciamo tutti e, a differenza di molti, non sono restati zitti.

Da 35 anni la Banda degli Ottoni a Scoppio porta la sua musica resistente in corteo, dal 7 dicembre 2014 (nella Milano che si preparava ad Expo 2015, con un livello alto di tensione costruito ad hoc) sono passati 6 anni prima che arrivasse la sentenza.

Una sentenza: 5 mesi con sospensione della pena, che rappresenta chiaramente tutta quella repressione che lo Stato italiano ha sempre praticato: questa sentenza dice che non importa cosa tu fossi a fare in piazza, se prendi le difese di un ragazzino se da condannare, da punire, anche se fai una cosa bella come la musica.

A Spinach e Gianca va tutta la nostra solidarietà, ci vedremo ancora nei cortei, nei presidi e alle feste popolari per ballare un valzer su Lugano Bella.

Margherita Fruzza

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Una replica a “La musica che fa paura – Sulle condanne alla Banda degli Ottoni”

  1. Paola ha detto:

    Conosco la Banda degli Ottoni da tanti anni e la loro musica ha sempre dato ricchezza ed allegria alle manifestazioni. Con questa sentenza si vuole colpire il dissenso, ma soprattutto la musica. È ora di indignarci!

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