L’ex-Cinema Orchidea e la sua storia (un dossier by LUMe)


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STORIA

L’edificio

Il Palazzo con giardino, donato da Galeazzo Visconti e Lodovico il Moro a Lorenzo de’ Medici perché il principe fiorentino avesse un alloggio degno quando veniva a Milano in visita agli Sforza, è tuttora detto Casa Medici.
Nel cortile del civico 29 di Corso Magenta, cui si accede dal portone di un palazzo di edilizia povera di metà ottocento, si cela questo gioiellino del quattrocento. Il cortile è mal tenuto, l’antica parete in mattoni è nascosta da piante rampicanti e viene utilizzata come appoggio per la raccolta dei sacchi dell’immondizia.
Pare si trattasse di un’iniziativa residenziale tra le più ambiziose e importanti della Milano rinascimentale, con tecniche costruttive d’avanguardia poi replicate in altre fabbriche del primo ‘500. Oggi rimangono poche tracce del sontuoso palazzo, quasi tutte racchiuse in questo cortile e nella sala cinematografica dell’ex Cinema Orchidea.
Su di un lato del cortile si trovano tre colonne, anch’esse quattrocentesche, incastonate nella parete in muratura. Sul muro infondo alla stessa corte si individuano ancora sei nicchie di grandi dimensioni, probabilmente un tempo decorate con conchiglie; tre di esse sono state trasformate in finestre. Dietro il muro si trova il salone principale del cinema, che un tempo ospitò anche un refettorio quando il palazzo venne trasformato in complesso monastico. Questa sala, con volta lunettata, è lunga ben 37 metri, larga 7 e alta 8 metri. La costruzione affaccia da un lato sul cortile privato di cui abbiamo parlato e dall’altro lato sull’area un tempo adibita a giardino, ora piccolo parco comunale. Storicamente è stato sempre una pertinenza del palazzo, costituendone un’indispensabile complemento storico e ambientale.
Il cinema
Nel 1909 in via Terraggio 1 esiste già il cinema Verdi.
La sala, ricavata dalla mensa di un convento preesistente, con una platea di 200 posti poi ridotti a 150, offre spettacoli cinematografici per almeno un decennio.
Intorno al 1919 si trasforma nel cinema Gorizia. Si tratta di una sala popolare, dotata di sola platea, classificabile tra le sale “rionali” frequentate esclusivamente dagli abitanti del quartiere.
La programmazione non viene riportata sui quotidiani milanesi e la promozione avviene attraverso l’affissione di manifesti. La programmazione è di terza visione, principalmente incentrata su commedie italiane o film d’avventura.
Nel 1946 nella pagina degli spettacoli dei quotidiani figura per la prima volta il cinema Orchidea, l’indirizzo è ora via Magenta 29.
Intorno al 1950 l’indirizzo cambierà in via Terraggio 3. Si tratta di una sala di seconda visione. Nei primi anni cinquanta il cinema effettua anche proiezioni all’aperto. Nel 1957 la gestione del cinema viene presa in carico dal signor Francesco Pellicani, che la manterrà fino alla fine degli anni Ottanta. Nel 1960 la svolta: la sala passa da una programmazione di film per grandi platee a una incentrata sui film d’autore.
A partire dalla seconda metà del 1968 il locale viene ufficialmente annoverato tra le sale d’essai: inizia l’era del cinema Orchidea d’essai. La sala ospita saltuariamente qualche prima visione di film d’autore, dedicati a un pubblico molto ristretto. E’ il caso di Silenzio e grido (Jancsò, 1969) nel novembre 1970, di Così bella così dolce (Bresson, 1969) nell’aprile 1972 e di La piazza vuota (Recchia, 1972) nel maggio 1973.
Nella stagione cinematografica 1986-1987 (dal 1 settembre ’86 al 31 maggio 1987), il cinema Orchidea d’essai si piazza al 42° posto(su un totale di 78 sale) nella classifica degli incassi lordi sulla piazza di Milano con un importo pari a 212.674.000 lire. Nell’estate 1987, in occasione del trentesimo compleanno della gestione Pellicani,
viene organizzata una rassegna con una dozzina di titoli provenienti dai più importanti festival europei.
Nella primavera del 1991 il cinema Orchidea chiude per alcuni mesi per rinnovo locale (poltrone, impianto audio) e dopo l’estate riapre, con il nome di Nuovo Orchidea.
La sala passa da cinema d’essai a prima visione e la proprietà passa al Comune di Milano. La gestione è assegnata a terzi. Il cinema è chiuso dal 1 luglio 2009 in attesa di ristrutturazione e riapertura.
Nell’aprile 2014 fu concessa dal Comune di Milano un’apertura straordinaria, su richiesta di Milano Film Network. In quell’occaisone l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno si disse disponibile a concederlo in uso “se tutto fosse andato bene”. Ma la questione era spinosa, i permessi mancavano e la documentazione sembrava introvabile. Finì per spuntar fuori esattamente nell’unico punto in cui doveva essere. Il cassetto dell’operatore cinematografico.
Così, a novembre 2015 la Giunta Comunale approva il progetto definitivo che prevede la messa in sicurezza e il restauro conservativo dello storico edificio. Costo dell’operazione 1.300.000 euro. Dichiarano l’assessore ai Lavori pubblici e Arredo urbano Carmela Rozza e l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno:
Con questo progetto il Comune di Milano vuole fare rivivere un cinema caro ai milanesi e a tutti gli amanti della cultura. E’ un intervento che consentirà anche la riqualificazione di un edificio storico della città che da anni si trova in stato di abbandono.
Il progetto, approvato dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e dal Ministero ai Beni Culturali, prevede il recupero del piano interrato dell’edificio con la sistemazione di un bar e la creazione di una uscita di sicurezza. Sarà inoltre restaurata la sala di proiezione e verrà consolidato il solaio del primo piano dove si trova la camera di proiezione. Una novità rispetto alla vecchia struttura consiste nella realizzazione di una sala antistante a quella di proiezione dotata di nuovi servizi igienici. La sala ha una capienza di 126 posti. Le opere di adeguamento alle norme di sicurezza riguardano anche la nuova scala a rampe e l’abbattimento delle barriere architettoniche. Saranno anche realizzati sistemi di protezione antincendio e l’adeguamento normativo dell’impianto di condizionamento e elettrico.Il 20 gennaio 2016 il Giorno offre una panoramica della situazione del cinema. Riportiamo un estratto:
La destinazione della struttura è stata tracciata nella seduta congiunta delle commissioni Lavori pubblici e Cultura, convocata per discutere la futura gestione della sala che l’amministrazione sta recuperando per un investimento di un milione e 300mila euro. Il futuro del cinema sarà nelle pellicole “di qualità”, proiezioni di spettacoli teatrali, lirica e balletti che si stanno svolgendo sui grandi palcoscenici internazionali, una sede di riferimento per i festival cinematografici tematici. Questo il percorso indicato dall’assessore alla Cultura Filippo Del Corno, perché per il futuro del cinema siano assicurate “sostenibilità economica e qualità”. Un’offerta che, secondo l’assessore, dovrà necessariamente distinguersi da quella commerciale dei multisala, considerando la “funzione specificamente culturale che un cinema di proprietà pubblica deve svolgere”. Le previsioni sono di chiudere il progetto esecutivo di restauro entro quest’anno e cantierizzare nel 2017. Questa sera è previsto un dibattito pubblico a palazzo Reale, presente fra gli altri il regista Gabriele Salvatores, sul futuro dell’ Orchidea […]
Ad oggi il Nuovo Orchidea versa in condizioni di abbandono, le porte sprangate e nessun segno di lavori di ristrutturazione in corso. Il progetto prevedeva la cantierizzazione entro il 2017, i fondi già stanziati.
LA RIVENDICAZIONE
Lo spazio urbano rappresenta oggi uno dei più importanti temi del dibattito intorno al cambiamento delle concezioni tradizionali di città e abitante. La gentrificazione dei centri cittadini, unita alla mercificazione e allo spossessamento del patrimonio storicoculturale metropolitano, riducono la fruibilità pubblica delle città e concorrono ad intensificare lo stato di abbandono dei nostri quartieri. L’incapacità di opporsi allo svilimento e all’impoverimento
artistico-culturale causati dal processo di globalizzazione in atto riduce la capacità dei contesti locali di farsi luoghi critici di generazione ed elaborazione dei contenuti, dei saperi e delle arti.
Siamo convinti che la sottrazione quotidiana di spazi di rappresentanza cittadina debba essere combattuta attraverso una rivendicazione che si esprima nel contesto urbano e che sia capace di rinnovare i processi decisionali che lo caratterizzano.
Siamo convinti che ci si debba opporre ad una concezione di città che allontana l’abitante dai luoghi che abita, incoraggia la museificazione dei centri e la desertificazione sociale e che promuove una visione discriminante ed escludente del tessuto cittadino.
Siamo convinti che la città possa rappresentare il luogo nuovo dell’informalità solidaristica, dei meccanismi quotidiani di rete, della contaminazione culturale ed artistica tra differenti identità.
Crediamo che la lotta per una qualità di vita maggiore e per un ambiente urbano più sano, più partecipe e più vicino ai nostri bisogni passi necessariamente attraverso un processo di ricostruzione comunitaria e di responsabilizzazione collettiva.
Le città sono oggi il luogo ultimo del confronto e del dialogo, dell’esercizio del diritto di “stare ed esserci”, della rivendicazione dei propri bisogni e delle proprie urgenze, della sperimentazione e del conflitto sociale.
La volontà politica di perseguire prevalentemente interessi economici sta compromettendo la capacità di Milano di promuovere e rendere accessibile la cultura.
Ci riteniamo in dovere di difendere le realtà culturali di quartiere, i cinema d’essai, i piccoli teatri dediti alla ricerca e alla sperimentazione e le comunità artistiche aggredite dalle dinamiche speculative, dallo spirito di competizione imprenditoriale e dalle prospettive di consumo.
Il paradigma imperante del “megastore della cultura” non deve e non può rappresentare un modello presente o futuro. Il teatro, il cinema e le arti non devono essere considerate banali forme di intrattenimento su cui lucrare ma, al pari della ricerca, devono essere stimolate e tutelate affinché contribuiscano al progressivo sviluppo della società cui si rivolgono.
Quando un Apple Store rimpiazza il cinema Apollo, quando l’incapacità delle istituzioni di trovare alternative comporta la chiusura del Teatro Ringhiera, quando innumerevoli altri cinema, teatri e luoghi di aggregazione falliscono restando abbandonati a loro stessi, Milano si impoverisce e ci impoveriamo noi.
Riteniamo perciò di dover difendere, come generazione, un’idea di cultura che ci garantisca la possibilità materiale di essere protagonisti delle nostre passioni, delle nostre capacità e di fare di queste delle professioni.
Lotteremo per arginare il senso di precarietà lavorativa e di incertezza esistenziale che governa i nostri giorni, portando avanti una politica di universale accessibilità agli eventi culturali che organizzeremo e realizzando momenti di socialità e formazione.
Lotteremo per garantire ai nostri coetanei un palco, un microfono, un libro, una fotocamera o qualsiasi strumento possa aiutarli ad esprimere sé stessi o il proprio pensiero. Lotteremo per dare spazio a un dialogo e a una riflessione con e sulla città, che leghi generazioni distanti tra loro attraverso i linguaggi universali di arte e cultura.
Per questi motivi abbiamo deciso di occupare, come collettivo di studenti, artisti e giovani lavoratori il “Nuovo Cinema Orchidea”.
Rivendichiamo un diritto di “fare città” che prenda corpo da chi ogni giorno vive la città e che costringa le amministrazioni comunali a riflettere sull’esigenza reale di spazi che coltivino un’idea di arte, cultura, socialità e politica orizzontale e partecipata.
La definizione di Bene Comune data dalla Commissione Rodotà di “bene che, a prescindere dall’appartenenza pubblica o privata, si caratterizzi come tale in quanto funzionale alla realizzazione dei diritti fondamentali di tutte e tutti, delle generazioni presenti e future” deve essere il punto focale di una riflessione sul modo che abbiamo di essere comunità e fare cultura.
CHI SIAMO
Il Laboratorio Universitario Metropolitano, meglio noto come LUMenasce nell’Aprile 2015, quando la necessità politica di coinvolgere gli studenti universitari si traduce nell’occupazione da parte del collettivo Dillinger dello stabile bramantino in vicolo Santa Caterina, abbandonato da 10 anni e vicino all’ateneo.
La proprietà dello spazio è di un privato, Stefano Spremberg, grossista di orologi e gioielleria. Nell’estate del 2010 si era aggiudicato tramite asta pubblica due immobili storici vincolati dai Beni culturali e appartenenti al Pio Albergo Trivulzio. Il primo è il palazzo di piazza Santo Stefano 12, sede dell’associazione degli ex Martinitt, il secondo lo stabile di vicolo Santa Caterina 3/5. Riesce a portarsi via l’intero lotto per 11,6 milioni di euro, contro una base d’asta di 10,5 milioni. L’operazione era finita nel mirino degli inquirenti per una serie di motivi: era stata svolta nel periodo estivo con un bando di gara durato solo 18 giorni e solo due concorrenti, inoltre l’offerta di Spremberg era arrivata nella stessa data in cui l’avviso di vendita era stato reso pubblico. L’inchiesta aveva portato al cambio del CdA del Pio Albergo Trivulzio. Erano stati avviati sin da subito i lavori di ristrutturazione dello stabile in Santo Stefano, quello in Santa Caterina sarebbe rimasto in condizioni di rovina per altri cinque anni.
La scelta di occupare un luogo storico della città di Milano (fu questo stabile a ispirare al Manzoni l’Osteria della Luna Piena) non è casuale. L’intento è restituire alla città ciò che le è sempre appartenuto. L’ex canonica della Chiesa di San Nazaro in Brolo – fatta edificare da Sant’Ambrogio nel IV secolo – ha subito nel corso del tempo diverse trasformazioni, ma fino al momento del suo abbandono è rimasta parte integrante del tessuto architettonico milanese.
La volontà di riqualificare questo luogo e di riportare alla luce il suo valore storico e culturale muovono il collettivo, che cresce al suo interno e si dedica a fare di questo spazio il centro di un progetto sempre più ampio. In particolare la riapertura della cripta e la decisione di renderla teatro dei diversi progetti artistici e culturali di LUMe rafforzano la convinzione di poter rivitalizzare un dialogo tra storia ed arte, tra cultura e politica.
Un genere musicale come il jazz, propriamente socievole ed impegnato, viene incontro alle esigenze di un pubblico studentesco nutrito e consapevole dei propri gusti. In più si sceglie di lasciare la programmazione in mano agli studenti di jazz del Conservatorio G. Verdi di Milano e della Civica Scuola di Jazz “Claudio Abbado”. L’intento
è rendere accessibile un genere musicale che va esclusivizzandosi e dedicare uno spazio e un compenso agli studenti di musica in via di formazione. Il Jazz permette a LUMe di diventare un punto di riferimento per il corpus di studenti della vicina Università Statale e segna l’inizio di un’esperienza destinata a diventare di ben più ampio respiro.
Nel corso dei suoi due anni di vita LUMe diventa uno dei maggiori centri di aggregazione culturale della città e organizza centinaia di concerti, iniziative, conferenze, spettacoli ed eventi auto finanziando ogni sua attività e facendo dei bassi prezzi e della libera partecipazione i suoi tratti distintivi. Attira tra le sue mura attori professionisti, registi teatrali, direttori artistici di importanti teatri milanesi, professori di jazz di Conservatorio e Civica, musicisti di fama internazionale provenienti da Stati Uniti, Giappone e tutta Europa. Giornalisti e critici si interessano a questa realtà riconoscendone il valore politico e culturale.
Nascono all’interno di LUMe i seguenti tavoli di lavoro:
Collettivo politico. Composto da studenti principalmente dell’Università degli Studi di Milano e Milano-Bicocca. Il tavolo si occupa di portare avanti le riflessioni ideologiche del collettivo e di farne uno strumento attraverso il quale garantire alla prassi artistica e culturale che lo contraddistingue un legame profondo con le sue convinzioni politiche e con i percorsi (cittadini e non)che condivide con altre realtà.
Tavolo musicale. Composto da studenti di jazz del Conservatorio G. Verdi di Milano e della Civica Scuola di jazz Claudio Abbado. Il tavolo cura la programmazione musicale e fonda l’ensemble Conserere, laboratorio di “improvvisazione orchestrale estemporanea” aperto a tutti i musicisti della città.
Tavolo teatro. Composto da studenti delle Accademie dei Filodrammatici di Milano, della Civica Scuola di teatro Paolo Grassi e del Piccolo Teatro. Il tavolo cura la programmazione teatrale con lo scopo di essere trampolino per gli attori emergenti e banco di prova per quelli più affermati. Porta in scena durante il secondo anno di vita dello spazio la prima produzione originale di LUMe, (r)Eccitazione, i cui copioni vengono scritti dal tavolo di scrittura.
Tavolo di scrittura. Composto principalmente da studenti universitari. Il tavolo nasce dalla necessità di creare un luogo d’incontro per aspiranti autori e appassionati di letteratura. Scrittura e confronto sono i due pilastri su cui si basa l’attività del laboratorio.
Tavolo cinema. Composto da studenti della Civica Scuola di cinema Luchino Visconti di Milano. Il tavolo organizza rassegne di cinema a sostegno delle produzioni indipendenti di tutto il mondo. Alimenta il dibattito sul cinema odierno, garantendo a prezzi popolari la proiezione di film che partecipano ai Festival più importanti. Il tavolo è composto da registi, videomaker e sceneggiatori che supportano il collettivo con la loro attività e girano un documentario sul primo anno di vita dello spazio: Lume Anno Uno.
Tavolo Hip Hop. Composto da studenti e lavoratori milanesi. Il laboratorio gestisce la programmazione Hip Hop.
In occasione delle celebrazioni per il suo primo anno di attività il collettivo organizza un Festival delle Culture Indipendenti di tre giorni all’interno dell’Università Statale. Propone jazz, poesia, teatro e pubblicazioni originali. La tre giorni permette al collettivo di avvicinarsi alle esperienze di altre realtà attive in tutta Italia nell’ambito della produzione indipendente di arte e cultura.
Partecipa attivamente a diverse esperienze politiche cittadine come “No one is illegal”, corteo che il 20 Maggio 2017 riunisce 100 mila milanesi in difesa dei diritti dei migranti; organizza percorsi sulla Resistenza nei licei milanesi e conferenze a favore del NO al referendum costituzionale; contesta la chiusura di cinema e teatri di quartiere (cinema Apollo); alimenta il dibattito universitario sul diritto allo studio e si schiera contro la decisione di introdurre il numero chiuso nelle facoltà umanistiche dell’Università Statale; partecipa attivamente al dibattito sulle condizioni dei nuovi lavoratori, dipendenti soprattutto delle grandi catene di food delivery.
LUMe realizza un’esperienza eterogenea che conferma l’importanza e la necessità di spazi sociali autogestiti e della proposta di un’alternativa alle dinamiche istituzionali. Tracciando un vero e proprio cammino di formazione esistenziale e politica per molti giovani milanesi, costituisce un riuscito esperimento: fare di un luogo storico un laboratorio in grado di ridare vitalità al dibattito artistico, culturale e politico della città tramite la partecipazione studentesca.
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Pubblicato da Radaz2017, il 19 ottobre 2017 alle 10:18

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