Murales di Via Gola – Quando il Corriere è più realista del re…

Ci risiamo!

Dopo che il Corriere della Sera, traendo spunto da una lettera comparsa sul giornale, ha avviato una mini-campagna stampa per la cancellazione del (bellissimo) graffito sul ponte di via Gola il Comune di Milano è prontamente corso ai ripari passando una bella mano di vernice per cancellare l’affronto (?) alle Forze dell’Ordine.

Ma di cosa stiamo parlando esattamente?

Di un graffito contro gli sgomberi che quotidianamente coinvolgono le case dei quartieri popolari e che recitava “Difendiamoci dagli sgomberi” e “Difendiamoci dalla Polizia”.  Nulla di particolarmente feroce o violento dunque. Probabile anche che gli uomini in divisa neanche avessero mai prestato particolare attenzione al tutto…ma sì sa, spesso capita che qualcuno diventi più realista del re! E il Corriere in quanto a correzioni di rotta per assecondare il clima politico del momento è maestro assoluto!

Del resto il ponte di Via Gola ha una lunga storia di murales politici iniziata molti anni fa.

In Via Gola del resto abitava Davide “Dax” Cesare, ucciso a coltellate da una famiglia di fascisti la sera del 16 Marzo 2003 in Via Brioschi (tra l’altro a pochissimi metri da Gola). E proprio in Via Gola c’era anche il centro sociale frequentato da Davide: l’O.R.So., l’Officina della Resistenza Sociale sgomberata nell’Ottobre 2006. Normale che i muri delle vie che hanno ospitato quelle tragiche e sanguinose vicende raccontino quella storia. Il muro del ponte sul Naviglio ha quindi ospitato negli anni diversi graffiti dedicati a Davide e alla sua vicenda e non solo.

Altra vicenda interessante da raccontare.

Il murales cancellato, che lo stesso cittadino che ha scritto al Corriere ha dovuto riconoscere “peraltro bello”, oltre agli slogan, ritraeva un’immagine significativa: tre borgatare romane che inveiscono contro alcuni celerini.

L’immagine trae spunto da una celebre foto (non sappiamo se al Corriere la conoscono) di Tano D’Amico che documenta uno sgombero di casa popolari a Roma negli anni ’70 durante le durissime lotte per il diritto all’abitare messe in campo dai movimenti contro i famelici palazzinari romani e il potere democristiano che assecondava i loro appetiti. Una foto che testimonia come la Polizia non stia sempre dalla parte della ragione anzi…

Questa foto viene abitualmente associata a un’altra serie di istantanee che documentano la rivolta di San Basilio, quartiere della periferia Nord-Est di Roma del Settembre ’74, quando un gigantesco apparato di Forze dell’Ordine intervenne per effettuare un centinaio di sgomberi  scatenando la reazione delle famiglie del quartiere e dei militanti per il diritto alla casa. Al culmine di tre giorni di rivolta venne ucciso da un colpo d’arma da fuoco sparato dagli agenti Fabrizio Ceruso, giovane militante di Autonomia.

L’Italia, si sa, è un paese smemorato. Ma i problemi di allora sono gli stessi di adesso. Case senza gente e gente senza case. Speculazione immobiliare e povertà assoluta. Capri espiatori che, di decennio in decennio, cambiano e garantiscono la perpetua non risoluzione dei problemi. Un tempo la colpa era dei “terroni” ora degli “immigrati”, ma come dicevamo, i problemi restano sempre gli stessi. Irrisolti.

Dax, Carlo Giuliani, Giovanni Pesce…che dire di una metropoli che sente la continua necessità di cancellare la memoria di pagine della propria storia? Pagine magari un po’ scomode e non pacificate…

Affidiamo le nostre speranze alla cocciutaggine di tutti coloro che non dimenticano e pur nel’attuale clima di ferocia e caccia al deviante, continuano a portare avanti memoria e lotte.

Foto in copertina tratta da Wiola Viola

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.