Partigian* in ogni strada – 10 agosto 1944, l’eccidio di piazzale Loreto

Il 29 aprile 1945 il corpo di Benito Mussolini e quelli di altri gerarchi fascisti vengono esposti in Piazzale Loreto.

Decine di migliaia di persone accorrono per vedere la fine del dittatore che per 23 ha tenuto nelle sue mani le sorti dell’Italia portandola al disastro.

Lentamente, purtroppo, si sta perdendo la memoria del motivo di quell’esposizione pubblica.

Pochi ricordano che il 10 agosto 1944, su ordine degli occupanti nazisti, la Legione Muti fucilò proprio in quella piazza 15 partigiani lasciando i corpi esposti al calore ed alle mosche per l’intera giornata.

Nell’Agosto del ’44 Milano è sotto occupazione nazista da ormai quasi un anno.

Il 10 agosto su ordine del Comando della Sicurezza (SD) tedesca a Milano furono prelevati da San Vittore 15 partigiani. La loro fucilazione avvenne all’alba.

I nazisti, al comando del capitano delle SS Theodor Saevecke, giustificarono la strage come risposta all’attentato contro un camion tedesco avvenuto in viale Abruzzi l’8 agosto 1944.

Quell’attentato, mai rivendicato, non fece alcuna vittima tra i tedeschi.

Si trattò quindi di un’operazione di puro terrore poiché il famigerato Bando Kesselring (comandante delle truppe tedesche in Italia) prevedeva la fucilazione di 10 italiani per ogni soldato tedesco caduto.

I corpi, lasciati esposti per l’intera giornata ed insultati dai militi della Muti furono rimossi solo in serata.

Questo feroce episodio aumentò a dismisura l’odio ed il risentimento dei milanesi contro tedeschi e fascisti.

 

Questi i nomi dei 15:

-Gian Antonio Bravin, 36 anni
-Giulio Casiraghi, 44 anni
-Renzo del Riccio, 20 anni
-Andrea Esposito, 45 anni
-Domenico Fiorani, 31 anni
-Umberto Fogagnolo, 42 anni
-Tullio Galimberti, 21 anni
-Vittorio Gasparini, 31 anni
-Emidio Mastrodomenico, 21 anni
-Angelo Poletti, 32 anni
-Salvatore Principato, 51 anni
-Andrea Ragni, 22 anni
-Eraldo Soncini, 43 anni
-Libero Temolo, 37 anni
-Vitale Vertemati, 26 anni


Salvatore Quasimodo – “Ai quindici di Piazzale Loreto”
Esposito, Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siete? Voi nomi, ombre?
Soncini, Principato, spente epigrafi,
voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,
Gasparini? Foglie d’un albero
di sangue, Galimberti, Ragni, voi,
Bravin, Mastrodomenico, Poletti?
O caro sangue nostro che non sporca
la terra, sangue che inizia la terra
nell’ora dei moschetti. Sulle spalle
le vostre piaghe di piombo ci umiliano :
troppo tempo passò. Ricade morte
da bocche funebri, chiedono morte
le bandiere straniere sulle porte
ancora delle vostre case. Temono
da voi la morte, credendosi vivi.
La nostra non è guardia di tristezza,
non è veglia di lacrime alle tombe:
la morte non dà ombra quando è vita.
——–
Alfonso Gatto, “Per i compagni fucilati in Piazzale Loreto”
Ed era l’alba, poi tutto fu fermo
la città, il cielo, il fiato del giorno.
Restarono i carnefici soltanto
vivi davanti ai morti.
 
Era silenzio l’urlo del mattino,
silenzio il cielo ferito:
un silenzio di case, di Milano.
 
Restarono bruttati anche di sole,
sporchi di luce e l’uno all’altro odiosi,
gli assassini venduti alla paura.
 
Era l’alba, e dove fu lavoro,
ove il piazzale era la gioia accesa
della città migrante alle sue luci
da sera a sera, ove lo stesso strido
dei tram era saluto al giorno, al fresco
viso dei vivi, vollero il massacro
perché Milano avesse alla sua soglia
confusi tutti in uno stesso sangue
i suoi figli promessi e il vecchio cuore
forte e ridesto stretto come un pugno.
 
Ebbi il mio cuore ed anche il vostro cuore
il cuore di mia madre e dei miei figli,
di tutti i vivi uccisi in un istante
per quei morti mostrati lungo il giorno
alla luce d’estate, a un temporale
di nuvole roventi. Attesi il male
come un fuoco fulmineo, come l’acqua
scrosciante di vittoria; udii il tuono
d’un popolo ridesto dalle tombe.
 
Io vidi il nuovo giorno che a Loreto
sovra la rossa barricata i morti
saliranno per i primi, ancora in tuta
e col petto discinto, ancora vivi
di sangue e di ragioni. Ed ogni giorno,
ogni ora eterna brucia a questo fuoco,
ogni alba ha il petto offeso da quel piombo
degli innocenti fulminati al muro.
Franco Loi, Piazzale Loreto 1944
…piassa Luret, serva del Titanus
ti’, verta,
me na man da la Pell morta
i gent che passa par j a vör tuccà,
e là, a la steccada che se sterla,
sota la colla di manifest strasciâ,
l’è là che riden, là, che la gent surda
la streng i gamb, e la vurìss sigà.
Genta punciva che la se smangia ‘doss,
che la ravìscia ai pè, cume quj trémul
che, ‘rent al giüss, se sviccen vers el ciar
e sott la rùsca passa la furmiga
che l’è terrur e rabbia e sbalurdur.
E lì, bej ‘nsavunâ, dal pel rasà,
senta süj cass de legn, o, ‘m’i ganassa,
ranfiâ, ch’i sten par téndcr caressà,
o che, tra n’ rid e un dìss üsmen cress j ödi
de la camisa nera i carimà,
vün füma, n òlter pissa, un ters saracca,
e ‘n crìbben, cui sò fà de pien de merda,
man rosa ai fianch el cerca j öcc nia…
Oh genti milanes,
vü, gent martana,
tra ‘n mezza nün ‘na gianna la dà ‘n piang,
e l’è ‘na féver che trema per la piassa
c la smagriss i facc che morden bass.
Ehi, tu…!… si tu!… che vuoi?
Manca qualcosa?
Mì…?
Si, tu.
e ‘na magatel cul mitra sguang
el ranfa per un brasc quèla che piang.
Mi, sciur…?
Tira su la testa !
e lentarnent,
‘m rìd una püciànna, i òcc gaggin
sbiàven int j òcc ch’amur je fa murì,
pö, carmu, ‘na saracca sliffa secca
tra i pé de pulver, e sfrisa ‘me ‘na lama

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Una replica a “Partigian* in ogni strada – 10 agosto 1944, l’eccidio di piazzale Loreto”

  1. Roberto ha detto:

    Credo che dopo 76 e 75 anni dai fatti del 10/08/’44 e 29/04/’45 noi Italiani dovremmo avere il coraggio di chiederci perdono (destra alla sinistra e viceversa); la spirale di morte fu innescata dalla follia del capitano Saevecke, che portò all’eccidio del 10/08/’44 e quindi indirettamente alla vendetta del 29/04/’45; nell’inno nazionale, cantiamo: “Fratelli d’Italia…”; dimostriamo con i fatti di essere fratelli e lasciamo ai nostri figli un mondo migliore.

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