Partigian* in ogni strada – I luoghi dell’oppressione e della ferocia

Dopo l’armistizio dell’8 settembre in cui l’Italia si arrendeva agli anglo-americani il re e Badoglio fuggivano verso il sud lasciando l’esercito e tutte le strutture di governo locali prive di ordine alla mercé dei tedeschi e della loro voglia di vendetta verso quello che consideravano il tradimento dell’alleanza. Inutile dire che i tedeschi, già da tempo, avevano preparato i piani per una rapida occupazione della penisola. Nella totale mancanza di ordini dall’alto, le strutture statali, tra cui l’esercito, si sfaldarono e ognuno fu messo di fronte alla possibilità di scegliere individualmente e di testa propria come meglio comportarsi.

La mancanza di ordini dall’alto fu disastrosa per Milano che venne occupata dai tedeschi tra il 9 e l’11 settembre. Massimo responsabile della totale inazione fu il comandante della piazza Vittorio Ruggero che nonostante vaghe promesse di distribuzione di armi ai tanti che, in quei giorni, gli chiedevano di armare la popolazione per resistere alla truppe di Hitler, di fatto consegnò la città alle avanguardie della SS-Panzer-Division “Leibstandarte SS Adolf Hitler”. Si trattava di una divisione d’élite delle Waffen-SS (le SS combattenti) macchiatasi di crimini di guerra su tutti i fronti dove fu dislocata: dalla Polonia all’Unione Sovietica, dall’Italia col massacro di Boves alle Ardenne con quello di Malmedy. Tra i comandanti della Leibstandarte va annoverato il famigerato Josef “Sepp” Dietrich.

Dal 12 settembre ’43 Milano visse 591 giorni sotto l’oppressione nazi-fascista che si concluse con l’insurrezione del 25 aprile 1945. 591 giorni fatti di repressione e stragi.

In quei 591 giorni cupi ci furono alcuni luoghi che entrarono tragicamente nella memoria dei milanesi come luoghi oppressione e ferocia. Vediamone alcuni.

Le torture della Muti

Albergo Regina

Situato all’incrocio tra via Santa Margherita e via Silvio Pellico, a poche decine di metri dal Duomo, dal 13 settembre ’43 diventa, di fatto, il quartiere generale nazista a Milano. Vi hanno sede sia il comando dell’SD, ovvero il Sicherheitsdienst, il servizio segreto delle SS, che la Gestapo, la polizia politica nazista. Ai vertici di comando c’erano due noti macellai come Walter Rauff, colui che ebbe l’idea di usare il gas di scarico dei camion come primo strumento di sterminio prima del perfezionamento delle camere a gas e Theodor Saevecke, responsabile del massacro di piazzale Loreto del 10 agosto ’44. Entrambi riuscirono a farla franca prestando i loro preziosi servigi alla CIA durante la Guerra Fredda. L’Albergo Regina fu un luogo di detenzione e tortura per partigiani ed ebrei. Nelle sue stanze passo anche Ferruccio Parri, figura fondamentale della Resistenza italiana e primo capo di governo italiano alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

La lapide all’esterno dell’Albergo Regina

Via Rovello

A poche decine di metri dall’Albergo Regina sorgeva la sede del comando della Legione Autonoma Ettore Muti dal nome di un noto gerarca fascista, che si trovava in via Rovello 2 dove sarebbe sorto il Piccolo Teatro di Milano. Nelle intenzioni iniziali la Muti era stata costruita come formazione destinata a scopi militari, ma ben presto si focalizzò quasi esclusivamente in funzioni poliziesche e di lotta anti-partigiana. La Muti ebbe ottimi rapporti con il comando tedesco mentre la parte moderata del fascismo milanese la considerava un covo di sadici e criminali. Il comandante della Muti fu Francesco Colombo, già espulso dal Partito Nazionale Fascista nel 1927 e condannato in tribunale per reati legati a malversazioni finanziarie. Noto per la sua ferocia, fu catturato e fucilato dai partigiani a Lenno il 28 aprile 1945. La sede della Muti fu, come tanti altri luoghi a Milano, centro di efferate torture e sevizie. Via Rovello ospitò Mussolini durante la sua ultima apparizione pubblica in città nel dicembre ’44, quella del crepuscolare “discorso della riscossa”.

Mussolini, Pavolini e Barracu in via Rovello nel dicembre ’44

San Vittore

Con l’installarsi del tedeschi a Milano una parte del carcere di San Vittore viene messa sotto il diretto controllo nazista. Al V raggio vengono rinchiusi gli ebrei rastrellati che saranno destinati alla deportazione e allo sterminio. Al IV e al VI raggio invece finiscono i detenuti politici. A collaborare con i carnefici nazisti gli uomini dell’Ufficio Politico Investigativo della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR). In uno scenario così drammatico c’è chi però fece la scelta giusta. Alcuni tra medici e agenti di custodia infatti aiutarono i detenuti a rischio della vita.

Villa Triste

In via Paolo Uccello, a pochi passi da piazzale Lotto, c’è un altro luogo di orrore: Villa Fossati conosciuta come “Villa Triste”. Al suo interno operò uno dei gruppi di fascisti maggiormente noti per perversione e sadismo: la famigerata Banda Koch che si rese tristemente nota insieme alla Banda Carità. Questo gruppo di torturatori, guidato da Pietro Koch, si erano già resi “famosi” a Roma per una serie di arresti di personaggi di primo piano della Resistenza romana e per la loro partecipazione alla compilazione delle liste delle vittime del massacro delle Fosse Ardeatine. Fuggiti da Roma durante la liberazione da parte degli anglo-americani si installarono nelle periferia di Milano facendo diventare via Paolo Uccello 19 un vero e proprio mattatoio fatto di sevizie e torture inenarrabili. La Banda Koch arrivò a scontrarsi con i più alti elementi del fascismo milanese cadendo in disgrazia. Pietro Koch fu addirittura arrestato, ma fu aiutato a fuggire dagli amici tedeschi. Riconosciuto dopo la liberazione fu fucilato a Roma il 5 giugno 1945.

Manifesto delle SAP Garibaldi contro le formazioni fasciste X Mas, Brigate Nere, Legione Muti e Guardia Nazionale Repubblicana


* in copertina un carro della SS-Panzer-Division “Leibstandarte SS Adolf Hitler” in piazza Duomo nel settembre ’43

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