Trasferimento di Città Studi a Expo – Le mani sulla città

Sarebbe inutile e stancante dire che già con Expo 2015 ci avevamo preso, che a Milano le grandi opere, ricoperte di lustrini e imbellettate hanno sempre il loro significato ben nascosto. Avevamo ragione a dire che Expo sarebbe stato la mangiatoia da cui attingere per gli anni a venire e cosi è stato. Il più grande cantiere d’Europa, il progetto speculativo che ha fatto da palcoscenico con i suoi 8.500 mq per le multinazionali mondiali. Oggi è una cattedrale nel deserto. L’inizio di questa lunga vicenda è ben nota a tutti. Dalla scelta di Milano come sede per il Grande Evento, all’ascesa di Sala dalle fila di Expo alle poltrone del Comune. Milano diventa cosi smembrata della sua essenza, diventa un cantiere a cielo aperto per chiunque abbia voglia di investire e di speculare senza tenere assolutamente in considerazione i bisogni reali dei cittadini e delle cittadine di questa metropoli.

Cosi “le mani sulla città” solo le mani sporche di chi in questi anni sta provando a sviluppare un modello di metropoli costruito esclusivamente per la speculazione: da Expo alla riapertura dei navigli fino ad arrivare alla candidatura di Milano alle prossime Olimpiadi. In mezzo a questo percorso di grandi eventi si inserisce il progetto di trasferimento dell’Università Statale ad Expo. La faccenda è chiarissima sin da subito: il sito è vuoto, pagato a caro prezzo, senza futuro, destinato ad essere una landa abbandonata ai confini della città. E’ in questo quadro che viene delineato il progetto di trasferimento. La follia a Milano è di casa e chi prova a costituire una voce fuori campo viene accusato di appartenere al secolo passato, contro il progresso, contro lo sviluppo tecnologico. Argomentazioni utilizzate da chi in fondo conosce benissimo la realtà dei fatti, i 135 milioni del governo destinati all’acquisto della Area Expo rappresentano il tentativo – disperato – di salvare un’area destinata alla desolazione, una torta da spartire per i prossimi anni da cui tutti possono prendersi una fetta.

A questo punto alcune domande sorgono spontanee: chi paga? Chi guadagna? 
Pagano le persone, come nel caso di Expo anche in questa occasione a pagare saranno i cittadini, ma anche la didattica, l’università e gli studenti. La Statale infatti non può reggere il costo di un trasferimento senza vendere gli immobili di sua proprietà in giro per la città. Se le cose dovessero andare male a pagare sarà l’istituzione universitaria e la qualità dell’offerta formativa. L’elezione a nuovo Rettore di Franzini, eletto con una piattaforma basata su una pesante critica al trasferimento, apre scenari nuovi, ma tornare indietro sarà estremamente difficile. A guadagnare invece saranno gli interessi del capitalismo avanzato, un capitalismo irrazionale, incapace di leggere le situazioni e che agisce sono nella logica del profitto sfrenato senza riflessione. I responsabili sono molti, da Nord a Sud dello stivale. Continueremo in questa stagione a bussare alle vostre porte per dirvi che esiste una cittadinanza che si rifiuta che il destino dell’Università e di Milano venga lasciato nelle mani sporche di pochi.

13 Settembre – Una cena per Città Studi @ Balera dell’Ortica

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