25 aprile 2026: FREE ALL ANTIFAS
Di Andrea Cegna
81 anni fa, l’eroica Resistenza italiana portava alla sconfitta dell’occupazione nazi-fascista. Non del fascismo.
Ieri come oggi, chi combatte contro l’autoritarismo e contro chi tenta di riportare in auge idee e climi che l’Europa e il mondo hanno già rifiutato continua a essere perseguito, denunciato, incarcerato.
Il processo per i fatti di Budapest del 2023 è uno di questi esempi. Ha occupato le prime pagine dei giornali con l’arresto di Ilaria Salis, per poi scivolare lentamente fuori dal dibattito pubblico dopo la sua elezione al Parlamento europeo. Ancora più difficile è stato raccontare l’arresto di Maja, reso visibile soprattutto grazie al lavoro di Zerocalcare, che nel suo ultimo fumetto ne ha ricostruito la vicenda.
Ilaria e Maja sono solo due tra le tante, troppe persone imputate nel mondo per aver messo in gioco i propri corpi, oltre alle proprie idee, per dire no al fascismo. “Free All Antifas” è allora un grido necessario: un ponte tra la Resistenza di ieri e le lotte antifasciste di oggi.
Oggi, perché da Donald Trump a Viktor Orbán si tenta di costruire un teorema tanto rozzo quanto pericoloso: trasformare l’antifascismo in terrorismo. Un abominio politico che racconta un presente che non può più essere rimandato. Possiamo discutere a lungo di forme, pratiche e linguaggi dell’antifascismo, ma è tempo di superare la sterile contrapposizione tra “ieri” e “oggi”: il fascismo esiste, nel presente, e come tale va combattuto.
Da qui bisogna partire per leggere ciò che sta accadendo.
Dal bando delle organizzazioni Antifa emanato dagli Stati Uniti nel settembre 2025 in poi, le azioni repressive a livello internazionale si sono moltiplicate. La criminalizzazione dei movimenti antifascisti è diventata terreno centrale dell’iniziativa politica delle destre europee e globali. Dalla chiusura dei conti correnti di Rote Hilfe in Germania fino al rafforzamento del coordinamento tra le polizie europee in chiave repressiva, emerge un quadro sempre più netto.
Non si tratta di episodi isolati. Non sono casi individuali.
Siamo di fronte a un progetto politico preciso.
Un disegno repressivo su scala internazionale, fatto di interventi sempre più incalzanti e di un accanimento crescente contro l’antifascismo militante. Un progetto che punta a trasformare l’antifascismo in reato, a partire dai processi farsa per i fatti di Budapest e dalla costruzione artificiale della cosiddetta “Antifa Ost”.
Il processo di Budapest è solo la punta dell’iceberg. Ed è proprio per questo che richiede attenzione, mobilitazione, capacità di tenere insieme i diversi piani della repressione dentro uno sguardo complessivo. Senza questa capacità, ogni caso resta isolato. Con questa capacità, invece, diventa possibile costruire una risposta politica forte e collettiva.
Il caso di Maja è emblematico: antifascista, persona non binaria, detenuta da oltre 600 giorni nelle carceri ungheresi. Accanto a lei ci sono altr* sei compagn* incarcerati in Germania e molte altre persone colpite da mandati di cattura europei tra Italia e Francia.
Intanto, il quadro internazionale si fa sempre più esplicito. Negli Stati Uniti si prepara un vertice internazionale contro “Antifa”, mentre l’FBI ha già classificato il fenomeno come minaccia terroristica interna. Il Dipartimento di Stato insiste nel descrivere “Antifa” come una rete violenta e organizzata, mentre governi come quello ungherese lavorano per inserire gruppi antifascisti nelle liste terroristiche nazionali ed europee.
Eppure, chi conosce davvero l’antifascismo sa che “Antifa” non è un’organizzazione centralizzata, ma una pratica politica diffusa: una costellazione di soggettività, priva di leadership e gerarchie, radicata nei territori e nei conflitti sociali. Antifa è idea non è organizzazione.
È proprio questa natura a renderla incompatibile con le categorie del diritto penale costruite ad hoc per reprimerla. Ed è proprio questa natura a renderla, oggi, un bersaglio.
La memoria è un ingranaggio per leggere il presente.
La liberazione è di ciascun* o non è per nessuno.
La Resistenza è una postura, una pratica viva, necessaria — soprattutto in un tempo in cui si parla apertamente di mettere al bando l’antifascismo.
Per questo la campagna Free All Antifas chiama tutte e tutti — realtà collettive e individualità — a dare spazio alla storia di Maja e all’intera campagna.
“In particolare questo 25 aprile ti chiediamo di declinarlo nell’attualità e nell’urgenza di questa situazione: dai voce a Maja e alla campagna Free All Antifas con uno striscione, un intervento in piazza, una grafica da appendere, un volantino da stampare, in qualunque modo tu voglia portare in piazza un antifascismo vivo, orgoglioso, necessario” scrive sul proprio blog la campagna Free All Antifas.
Il 25 aprile è memoria.
Il 25 aprile è attualità.
È scelta di campo.
È pratica quotidiana.
È conflitto.
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