Voghera – Le stranezze dell’indagine sulla vicenda di Massimo Adriatici

La sera del 20 luglio l’Assessore alla Sicurezza (ed ex poliziotto) del Comune di Voghera, Massimo Adriatici uccide con un colpo di pistola calibro 22 Youns El Boussetaoui, un uomo di 39 anni noto alle autorità per i suoi problemi psichiatrici. L’omicidio avviene in piazza.

La vicenda scatena subito polemiche sull’uso delle armi e il razzismo. Il politico è infatti un esponente della Lega di Salvini.

Il 24 luglio sfila in una città impaurita un corposo corteo antirazzista dove, va detto per onestà, la partecipazione dei cittadini e cittadine di Voghera è assai scarsa. Il tutto anche a causa della solita narrazione mediatica in cui la vittima, soprattutto se di carnagione scura diventa colpevole e il carnefice, se non vittima, viene sollevato dalle sue responsabilità con mille distinguo e scuse.

Chi di noi quel giorno era in piazza scriveva infatti:

“I giornalisti, attratti da una storia che coinvolge un assessore alla sicurezza della Lega, si concentrano in maniera ossessiva sulla vittima: un marocchino, un extracomunitario, un barbone, un pazzo.
Dall’altra parte abbiamo Massimo Adriatici, che nella realtà è un assassino, ma nella realtà alterata del mondo della politica e del giornalismo la sua persona si contrappone a quella di Younes quasi in maniera assolutiva: un docente di diritto penale, ex-funzionario di Polizia, noto avvocato penalista, vittima di un’aggressione a cui ha risposto con il famoso “colpo accidentale”. E’ stata LEGITTIMA DIFESA, continua a dire il leader della Lega che non merita neanche di essere citato.
Una difesa legittima contro un uomo indifeso, armato delle sue mani e delle sue ragioni per allontanare colui che – come avrebbero dimostrato diverse testimonianze – lo provocava da diversi giorni”.

Sono passati ormai quattro mesi dai fatti di quella sera e Adriatici è stato scarcerato per decorrenza dei termini, ma sulla vicenda e sulle indagini condotte dalla Procura e della Forze dell’Ordine si addensano sempre più dubbi (sollevati anche grazie al lavoro dei quotidiani Domani e la Repubblica). Proviamo a metterli in fila in ordine cronologico.

-L’accusa nei confronti di Adriatici passa rapidamente da omicidio volontario a eccesso colposo di legittima difesa (ecco il perché della scarcerazione dopo 3 mesi di domiciliari).

-L’autopsia viene eseguita con una strana fretta senza avvisare né i familiari né l’avvocato d’ufficio della vittima.

-Dai video delle telecamere di sorveglianza resi pubblici si vede come dopo l’omicidio Adriatici sia libero di aggirarsi per piazza Meardi parlando con agenti e testimoni.

-Il Procuratore aggiunto alla Procura di Pavia Massimo Venditti che lavora nell’ufficio incaricato dell’indagine ha partecipato a un evento elettorale della Lega nel 2020.

-Sulla scena dell’omicidio è presente un carabiniere condannato per lesioni e difeso dalla Lega che candidamente dichiara al Domani: “Adriatici è un amico”.

La concatenazione di tutti questi elementi ha portato Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana a presentare un’interrogazione parlamentare al Ministro Cartabia.

Staremo a vedere se la risposta sarà in stile “porto delle nebbie”…

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