Voghera – Il coraggio di inventare l’avvenire

La storia di Younes entra nelle nostre case come un ennesimo cattivo presagio.
I giornalisti, attratti da una storia che coinvolge un assessore alla sicurezza della Lega, si concentrano in maniera ossessiva sulla vittima: un marocchino, un extracomunitario, un barbone, un pazzo.
Dall’altra parte abbiamo Massimo Adriatici, che nella realtà è un assassino, ma nella realtà alterata del mondo della politica e del giornalismo la sua persona si contrappone a quella di Younes quasi in maniera assolutiva: un docente di diritto penale, ex-funzionario di Polizia, noto avvocato penalista, vittima di un’aggressione a cui ha risposto con il famoso “colpo accidentale”. E’ stata LEGITTIMA DIFESA, continua a dire il leader della Lega che non merita neanche di essere citato.
Una difesa legittima contro un uomo indifeso, armato delle sue mani e delle sue ragioni per allontanare colui che – come avrebbero dimostrato diverse testimonianze – lo provocava da diversi giorni.

Il 24 luglio in piazza Meadri, dove è stato assassinato Younes, centinaia di persone hanno risposto alla chiamata della sorella Bahija di scendere in piazza. La città di Voghera era spettrale, gli abitanti delle case circostanti alla piazza dove è stato lanciato il presidio erano tutti alla finestra e ai balconi, e le serrande dei negozi tutte abbassate.
Un clima di paura causato anche dalla Sindaca di Voghera, Paola Garlaschelli, che il giorno prima aveva scritto agli esercenti del centro dicendo di “prestare ogni opportuna attenzione”, suggerendo di “valutare l’eventuale chiusura della propria attività”. Detto fatto, attenti arriva l’immigrato!

Nella manifestazione per Younes mancavano quindi i vogheresi, chiusi in casa e impauriti dalle istituzioni, ma non sono mancati i solidali italiani venuti anche da altre città.
Bahija è orgogliosamente e sorprendentemente lucida nella sua rabbia, consapevole delle modalità che giornalismo e politica hanno di strumentalizzare piazze come quella: una piazza di emarginati a causa delle leggi sull’immigrazione discriminatorie, del razzismo istituzionale che ci rende diversi dagli altri fin dalla nascita e poi per tutta la vita, una piazza di persone che devono decidere se continuare a subire questa situazione di violenza statale, o se vogliono reagire.
Sulla nostra pelle viene sperimentata la peggiore discriminazione, non basta più per noi militanti non-essere-razzisti. E’ necessaria una risposta, è necessaria una reazione.

Al grido di “assassino, assassino!”, “Lega Vergogna!”, la manifestazione ha iniziato ad attraversare le strade deserte e impaurite di Voghera. Evitando i cordoni di Polizia schierati, il corteo ha raggiunto la sede del Comune di fianco al Duomo, ed è stato bloccato dai difensori della legge.
Tutta la rabbia espressa con i cori ha unito i presenti, evidenziando l’importanza della nostra manifestazione in contrapposizione alle reazioni dei politici della Lega.
Mentre il rappresentante del partito leghista continua a sputacchiare giustifiche, mentre la Sindaca contribuisce ad alimentare il clima di odio e divisione tra italiani e stranieri mettendo il focus sul punto sbagliato, l’assessore assassino Massimo Adriatici il giorno del corteo è stato trasferito in una località segreta per essere protetto da ipotetici attacchi alla sua casa, dove sta scontando gli arresti domiciliari.

Ho una domanda, la stessa che Bahija ha posto retoricamente durante il presidio: “Se io, da marocchina, avessi sparato al cuore di un rappresentante politico, mi avrebbero dato la possibilità di scontare la pena in casa mia?”.
Certo che no, chi ieri ha urlato a gran voce il nome di Younes sente addosso l’ingiustizia di leggi che non nascondono neanche il fatto di essere discriminatorie per chi non è bianco, non è uomo, non è ricco.
Un’ingiustizia che si esprime con questa morte, con la morte del sindacalista Adil investito da un camionista durante un presidio davanti alla Lidl in provincia di Novara, con le morti di Hanan e Sara che dormivano in mezzo ai campi di granturco a San Giuliano Milanese, investite da un mezzo agricolo in funzione; si esprime nelle morti durante le rivolte nelle carceri italiane nell’aprile 2020, la maggior parte delle morti archiviate erano cittadini non-italiani che non hanno nessuno che possa portare avanti l’accusa, e si esprime nelle morti dentro i CPR come è successo a Musa Balde, umiliato e isolato dallo Stato che ha causato il suo suicidio.
E i fermi di Polizia. E le ingiustizie causate dalle leggi sull’immigrazione, sempre più discriminatorie.

Se la società agiata in cui vive la persona privilegiata rimane in piedi grazie allo sfruttamento dei più poveri, delle donne e delle persone migranti, allora noi antirazzisti militanti dobbiamo sovvertire il sistema.
Non basta più non-essere-razzisti, bisogna essere antirazzisti militanti e evidenziare che non possiamo più accettare una società che rimane in piedi grazie a solide basi di sfruttamento, prevaricazione e dominio.
La solidarietà, che rimane una delle armi più forti che abbiamo, rimane fine a se stessa se non ci si rende conto del proprio privilegio dato in questa società dall’essere semplicemente bianchi e italiani da molte generazioni, che è necessario ascoltare le voci di coloro che per troppo tempo hanno sentito giustifiche, retoriche e chiacchiere, sia dall’ala perbenista che da quella fascio-leghista fino allo stremo, e che la propria condizione deve diventare una messa a disposizione per gli/le altre meno privilegiate.

Perbenisti e razzisti sono nemici e non avranno spazio dentro la consapevolezza che si sta creando intorno al movimento antirazzista intersezionale, che non può analizzare la società senza tenere in considerazione la condizione sociale, economica e di genere vissuta dall’individuo. Come puoi capire e sostenere la mia rabbia se non sai da dove arrivo, gli ostacoli che ho scavalcato o che mi hanno rallentata?
Come puoi rispettare – e di conseguenza non-prevaricare – le piazze come quella per Younes se non sai che ricevere una denuncia per un cittadino con permesso di soggiorno vuol dire rischiare di essere espulso dal Paese? Capisci ora la difficoltà di partecipare a una piazza arrabbiata e determinata per una persona migrante, e l’importanza dunque che ha avuto la piazza per il nostro fratello ammazzato dal razzismo. E quanto è importante andare avanti.

Thomas Sankara diceva che bisogna avere il coraggio di inventare l’avvenire, e che la conoscenza di sé e della propria posizione permette a tutti di camminare insieme verso obiettivi di lotta comuni. Collettivizzare le nostre esperienze, le nostre conoscenze e le nostre lotte vuol dire trovare nuove strategie insieme e costruire una società migliore di questa.

Nassi LaRage

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