Gli ultimi fucilati in Spagna da Franco e l’Italia “internazionalista” del ’75

Se il 1974 si chiude con la Rivoluzione dei Garofani in Portogallo in aprile e la caduta dei colonnelli greci a luglio, il 1975 è l’anno in cui a livello internazionale altri Paesi dopo lunghe lotte, sangue e repressione si liberano da dittature o da Paesi invasori

Da anni diverse nazioni, tra cui il nostro Paese, hanno avuto un ruolo importante per aver portato avanti battaglie di solidarietà e in primo piano all’opinione pubblica le condizioni in cui dittatori e superpotenze portavano avanti il massacro di intere popolazioni.

Ma il 1975 si apre malissimo con i fascisti che sparano e uccidono. Si tratta di Mario Tuti che oggi nonostante l’ergastolo, come molti altri fascisti che hanno commesso orrende stragi come quella di Bologna, gode della semilibertà.

Sempre a gennaio un nuovo episodio della pagina oscura relativa alla strage di Piazza Fontana, con il processo di Catanzaro dove sono imputati sia i fascisti sia gli anarchici, perché il depistaggio che indica i fascisti come autori unici della strage continua a difesa di quei pezzi dello Stato che sono i mandati, mettere tutti sullo stesso piano getta un ulteriore coltre sulla verità

Ad aprile e a maggio i fascisti a Milano uccidono prima Claudio Varalli e poi Alberto Brasili, nel primo l’assassino fu Antonio Braggion di Avanguardia Nazionale il quale fece pochissimi anni di carcere, fu condannato per eccesso di legittima difesa ma Varalli fu colpito alla nuca. Per il secondo vengono condannati 5 neofascisti che giustificarono l’omicidio “perché quel ragazzo vestiva da comunista”.

Ma il 1975 diventa l’anno delle grandi battaglie internazionaliste che già da alcuni anni attraversavano le piazze italiane, una di queste fu contro la guerra degli Stati Uniti in Vietnam i quali fecero largo uso di napalm e altri prodotti chimici contro le popolazioni civili. Ma la tenacia dei vietnamiti mise in difficoltà l’esercito più grande e organizzato del mondo, fino al 30 aprile quando le truppe americane furono costrette ad abbandonare Saigon (ribattezzata Ho Chi Minh City) e le forze vietcong entrano trionfalmente in città.

Un’altra battaglia di liberazione si stava consumando in Spagna, dopo 36 anni di feroce dittatura da parte di Francisco Franco e grazie una tenacia resistenza del popolo spagnolo, il suo potere giunse al termine. Furono 36 anni in cui la dittatura commise le peggiori nefandezza contro il popolo.

Francisco Franco era già da tempo malato e nonostante il suo potere fosse finito continuava a tenere il popolo sotto la sua ferocia e poco prima di morire con un violento colpo di coda arrestò, torturò e fucilò tanti oppositori.

Da diversi mesi l’opposizione politica e sociale della Spagna si ribellava contro la dittatura e il 27 settembre 1975 cinque militanti antifascisti vennero giustiziati a Madrid, Barcellona e Burgos. Le vittime erano militanti attivi nella lotta al regime, condannati e giustiziati con un processo farsa: si chiamavano José Humberto Baena, José Luis Sánchez Bravo, Ramón García Sanz (militanti del FRAP), Juan Paredes Manot (Txiki) e Ángel Otaegui (appartenenti alla formazione ETA).

Questa esecuzione creò sdegno in tutto il mondo, in particolare in quei Paesi dove le battaglie internazionaliste erano molto attive, in Italia ci furono decine di manifestazioni partecipate, a Milano la risposta fu particolarmente diffusa, scesero in piazza tutte le organizzazioni extraparlamentari, affiancate da studenti e lavoratori i quali decisero di colpire i luoghi simbolo della dittatura, come la compagnia aerea di bandiera Iberia e il Consolato.

Il 20 novembre 1975 Francisco Franco morirà, due giorni dopo Juan Carlos I di Borbone diventa Re di Spagna e avvia il processo che porterà la Spagna alla democrazia.

Ma altre questioni internazionali erano aperte, come la lotta di indipendenza dell’Angola, il 22 novembre a Roma in occasione di un corteo a favore dei resistenti angolani il diciottenne Piero Bruno, militante di Lotta Continua, venne ferito da alcuni colpi d’arma da fuoco esplosi dalle Forze dell’Ordine; morirà il giorno successivo in ospedale.

Concludo ricordando che il 1976 fu l’anno della feroce dittatura in Argentina che iniziò nel mese di marzo e si concluse solo nel 1983. In particolare ricordo il 16 settembre 1976 con la “Noche de los Lápices”, la notte delle matite, fu il nome in codice dell’operazione con cui la Polizia argentina sequestrò, represse, torturò e annientò gli studenti delle scuole superiori, colpevoli di attività “atee ed anti-nazionaliste”.

Ma questa è un’altra lunga e drammatica storia.

Un compagno milanese

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