Il ruolo dei media nei processi di criminalizzazione dei migranti

Dal 2015 è in corso quella che viene definita la “crisi dei rifugiati”, la drammaticità del fenomeno l’ha portato al centro dell’agenda politica europea e ad oggi tutta l’area euro-mediterranea, e non solo, è segnata dalla criminalizzazione dei migranti e della solidarietà nei loro confronti.

Sempre più spesso l’umanitarismo e la solidarietà vengono delegittimati attraverso una cultura politica e una comunicazione mediatica che mettono al centro del dibattito le contrapposizioni tra “NOI”, italiani ed europei, e “LORO”, i migranti stranieri, producendo e alimentando un preciso immaginario collettivo di chiusura nei confronti di chi arriva nel nostro paese. Questa continua opera di delegittimazione dei principi di solidarietà ha contribuito a restringere lo spazio di agibilità politica dei gruppi e dei singoli. Il legame tra il discorso politico e quello mediatico riguardo al tema dei rifugiati si è, inoltre, fatto più stringente con l’avanzata di movimenti di stampo populista che polarizzano il dibattito su posizioni sempre più estreme. Il risultato di questa strategia politica ha lo scopo di scoraggiare il coinvolgimento della società civile e rendere atomizzate e isolate le pratiche di solidarietà.

La “crisi migratoria” è al centro del dibattito pubblico, in Italia i media hanno un ruolo fondamentale nei processi di criminalizzazione degli immigrati. Quando si tratta di immigrazione, i mezzi di comunicazione di massa in molti casi si limitano a riprodurre le dichiarazioni, l’agenda e il linguaggio della politica. Gli immigrati sono i protagonisti degli articoli di cronaca nera, dove ricoprono il ruolo di criminali o stupratori, e di politica interna dove vengono rappresentati privi di agentività personale, impossibilitati ad avere voce in capitolo, come soggetti senza voce, mai veramente per quello che sono: persone.

La prassi ordinaria nel riportare la notizia è quella di evidenziare la nazionalità di chi compie il reato, se straniero. In questo modo, i media mainstream, solleticando i pregiudizi diffusi nella società, ulteriormente alimentati dagli slogan dei partiti politici populisti, creano categorie stereotipiche che riassumono in sé i tratti caratteristici negativi spesso molto diversificati di soggetti (il «vu cumprà», il «lavavetri», l’«extracomunitario», il «clandestino», il «fondamentalista islamico», i «nomadi») allo scopo di identificare un nemico. In Italia, questi stereotipi stigmatizzati sono costanti nei notiziari televisivi e nelle pagine locali della stampa a larga diffusione, soprattutto in occasione dei ricorrenti episodi di panico morale.
Svariate ricerche hanno studiato il ruolo dell’immigrazione nei mezzi di informazione italiani. Principalmente l’immigrazione è stata rappresentata attraverso lo sguardo del paese di arrivo. Si tratta di un discorso monofonico, nel quale la voce di una sotto popolazione, che costituisce oramai una parte considerevole della popolazione attiva, è praticamente assente. La prospettiva è sempre quella di un Noi che definisce il Loro come problema, tanto che nei mezzi di informazione di tutte le tendenze politiche viene presentato come il “problema immigrazione” e mai come una soluzione o come l’esito di determinati problemi.
Il frame interpretativo di ciò che si scrive e si dice in pubblico sugli immigrati è racchiuso in precise forme lessicali che descrivono gli atti che li riguardano. Sono soggetti attivi, agenti, di azioni negative o problematiche (sbarcano, rapinano, investono, premono alle frontiere ecc.), oppure soggetti passivi che usufruiscono degli atti di filantropia delle nostre istituzioni (ammessi al corso di “alfabetizzazione”, soccorsi in mare, rifocillati dopo lo sbarco). Sempre più spesso vengono raffigurati esclusivamente come soggetti agiti di operazioni, atti amministrativi, politiche, di controllo (identificati, sgomberati, espulsi, passibili di arresto). Il tema della sicurezza continua a essere la cornice interpretativa principale all’interno della quale si muove il discorso mediatico sull’immigrazione. In realtà è un modo più allusivo di chiamare l’ossessione per la criminalità degli immigrati che può includere qualsiasi cosa, che preveda reati oppure no: dalla violenza sessuale agli insediamenti di senza fissa dimora, dall’omicidio alla prostituzione, dallo spaccio al commercio ambulante. Una volta generalizzati, stigmatizzati, de-umanizzati gli immigrati appaiono come nuova «razza senza razza», rinnovando il bagaglio del razzismo coloniale e di quello classista del XIX secolo.

I media hanno ruolo imprescindibile nel lanciare l’allarme dell’immigrazione e della sicurezza, ma sono stati altri attori – spesso istituzionali e quasi sempre politici – desiderosi di additare una minaccia simbolica per proporre soluzioni altrettanto simboliche. Senza la legittimazione politica, le dichiarazioni e gli interventi che alimentano l’allarme stesso, le emergenze mediatiche si sarebbero spente piuttosto velocemente. Il politico che scende al mercato per protestare contro i venditori ambulanti o gli spacciatori di origine immigrata, il presidio contro il campo rom, organizzato dagli imprenditori politici della paura, riflette alcuni bisogni, interessi e preoccupazioni della popolazione autoctona, soprattutto degli strati popolari, e che vede negli esclusi dalla cittadinanza il nemico simbolico e politico sul quale proiettare tutti i mali della società. Questa strategia è stata perseguita più esplicitamente e insistentemente dalla Lega, ma ha convinto sempre più lo schieramento di centro-destra, mettendo nell’angolo gli altri partiti, incapaci di elaborare un discorso alternativo, talvolta desiderosi di accaparrarsi il titolo di paladini della sicurezza. È questo che oramai diversi autori chiamano giustamente e senza mezzi termini il «razzismo democratico».

L’unico mezzo d’informazione che consente in parte di contrastare e denunciare quanto appena enunciato è il web. La rete è lo spazio di blog, testate e siti di approfondimento come questo che state leggendo che, fuori dalle logiche di mercato provano a fornire un’informazione corretta, partendo molto spesso da una rete di contatti sui territori. E’ in uno spazio come questo che si trovano inchieste, servizi e analisi orientate alla diffusione di una conoscenza reale del fenomeno migratorio e di tutti gli aspetti ad esso correlati. Si tratta di una informazione alternativa e indipendente che non potrà forse sostituire (né competere con) quella prodotta dai media mainstream, ma può certamente contribuire a sensibilizzare i suoi lettori sul tema della corretta informazione per non cadere nella trappola delle fake news sul tema dell’immigrazione che invadono il web.

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