[DallaRete] Erdogan e Putin, il grande gelo

Russia/Turchia. Ankara: «Non giocate con il fuoco». Mosca: stop alla libera circolazione dei cittadini turchi in territorio russo.

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Erdogan chiama ma Putin non risponde. Ormai tra Russia e Turchia è gelo politico, diplomatico e militare. Mosca insiste che il bombardiere russo Su-24 non ha mai violato lo spazio aereo turco. Secondo Viktor Bondarev, capo di Stato maggiore dell’aeronautica russa, gli F-16 turchi erano pronti a colpire tempo prima del passaggio dei jet russi.

Il militare ha anche rivelato che il Sukhoi russo si trovava a circa 5 chilometri dal confine turco che non sarebbe stato mai valicato dai militari russi. L’operazione di Mosca mirava a colpire jihadisti ceceni e ribelli turcomanni, sostenuti da Ankara in funzione anti-Assad, nella provincia di Rojava dove sono la maggioranza. In altre parole, secondo le autorità russe, l’attacco era stato «pianificato in anticipo». Lo scopo di Ankara sarebbe stato quello di rafforzare i suoi piani di controllo del Nord della Siria con l’imposizione di una no-fly zone che abbia l’avallo della Nato di cui la Turchia è stato membro.

Il presidente russo, Putin, si è più volte negato al telefono ieri, secondo le ricostruzioni della stampa russa, nonostante le ripetute richieste di colloqui diretti di Erdogan. Giovedì, Mosca aveva annunciato sanzioni economiche e commerciali contro prodotti e cittadini turchi. Tonnellate di prodotti alimentari di Ankara sono stati sequestrati, camion e imprenditori turchi sono stati fermati alle frontiere. Mosca ha annunciato la decisione di una sospensione unilaterale del regime agevolato (Visa free) di visti tra i due paesi. Nonostante il provvedimento non sia stato ancora formalizzato, sono tanti i casi di passeggeri che hanno denunciato di essere stati bloccati negli aeroporti russi e di essere stati maltrattati e derubati, prima di essere espulsi.

L’imprenditore, Ramazan Gudumen, ha raccontato di essere stato tenuto a lungo in isolamento dalle autorità aeroportuali di Mosca. Un altro passeggero turco, Cemil Ozdemir, ha raccontato di essere stato fermato e sottoposto a provocazioni dai militari russi.

«Avvisiamo la Russia di non scherzare col fuoco», ha dichiarato Erdogan a proposito dell’escalation di tensione tra i due paesi. «Supportare il regime di al-Assad in Siria, che ha ucciso 380mila persone, significa giocare col fuoco», ha argomentato il presidente turco. «Colpire camion che sono nella regione per ragioni commerciali o umanitarie significa giocare col fuoco», ha intimato il presidente turco.

Anche il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha avvertito che Ankara, con l’abbattimento dell’Su-24, ha superato il «limite dell’accettabile». Lavrov ha poi sottolineato quanto le questioni sollevate da Mosca siano centrali per sradicare lo Stato islamico. Secondo le autorità di Mosca, la Turchia fornisce a Is «armi e supporto logistico». Per il ministro degli Esteri siriano, Walid Muallem, le armi verrebbero date in cambio di «petrolio rubato» dai jihadisti «dal territorio siriano e da quello iracheno».

A questo proposito, Lavrov ha chiesto la chiusura completa del confine turco-siriano che sarebbe di grande utilità per «sradicare il terrorismo in territorio siriano». Secondo Lavrov poi, un colpo di mortaio è stato esploso contro l’ambasciata russa a Damasco lo stesso giorno dell’abbattimento del jet.

Proprio uno scoop giornalistico che ha rivelato quanto il confine turco venisse utilizzato dai siriani per fornire armi ai jihadisti è costato l’arresto di Can Dundar, direttore del quotidiano di opposizione Cumhuriyet e del caporedattore dell’ufficio di Ankara, Erdem Gül. Le accuse sono di «spionaggio» e «tradimento». Il procuratore di Istanbul ha fatto sapere che l’arresto non ha nulla a che vedere con la libertà di stampa. Lo stesso Erdogan ha accusato i due giornalisti di aver basato i loro reportage non sui fatti. Vari video di uomini e mezzi di Is che hanno attraversato i confini turchi sono stati diffusi alla vigilia del voto per le elezioni parlamentari dello scorso giugno.

Per discutere della crisi russo-turca, i ministri degli Esteri dei due paesi si incontreranno a Belgrado la prossima settimana. Domenica a Bruxelles si terranno invece i colloqui in tema di adesione della Turchia all’Unione europea e flussi migratori. Le autorità iraniane che in seguito all’accordo sul nucleare siedono al tavolo negoziale per risolvere la crisi siriana hanno avanzato la candidatura di Tehran per mediare tra le parti. Il ministro degli Esteri, Javad Zarif, ha sottolineato la necessità di rafforzare la cooperazione tra Russia e Turchia nella lotta contro il terrorismo.

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