Spagna – tra operazioni repressive e leggi draconiane sull’ordine pubblico

Continuano gli esperimenti repressivi nell’Europa impoverita dell’austerità. Dopo la Grecia, paese messo in ginocchio dalle politiche della Troika, dove l’unica voce di spesa pubblica in attivo è quella per le forze di polizia, ecco che gli esperimenti repressivi si estendono in Spagna, un paese dalla solida “tradizione” autoritaria. Quale sarà il prossimo paese dell’Europa del Sud a sperimentare nuove leggi draconiane?

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La Spagna approverà la legge anti-protesta più repressiva d’Europa.

Il Congresso dei deputati ha dato il via libera alla Legge di sicurezza cittadina, un progetto legislativo molto caro ai nostalgici del ‘Generalissimo’.

Il Congresso dei deputati spagnolo ha approvato giovedì la discussa Legge di sicurezza cittadina, un progetto legislativo molto caro al Governo Rajoy e ai nostalgici di Francisco Franco, che è riuscito a raccogliere attorno a sé il rifiuto unanime dei collettivi più diversi fra loro: tutti i partiti dell’opposizione, collettivi e movimenti cittadini, Amnesty International, sigle sindacali e addirittura sindacati di polizia. La legge è passata con i soli voti dei Partito Popolare, che gode della maggioranza assoluta in entrambe le camere. La prossima tappa sarà il voto del Senato, ridotto de facto a mero formalismo burocratico.

Secondo un sondaggio condotto da Metroscopia, l’82% degli intervistati si dice contrario alla legge così com’è e chiede che venga modificata o cancellata. Da quando è stata presentata, pochi mesi fa, concetti come “legge bavaglio”, “ritorno al franchismo” e repressione dei cittadini sono diventati sempre più frequenti nel dibattito pubblico. E non a torto. La Legge di sicurezza cittadina limita i diritti fondamentali di dissenso e di libertà d’espressione, dando al Governo il potere di punire i cittadini per via amministrativa (senza una sentenza del giudice quindi), con sanzioni che vanno dai 100 ai 600.000 euro, e introduce una serie di illeciti gravi come: organizzare riunioni in luoghi pubblici allo scopo di manifestare malcontento, fotografare o filmare gli agenti di polizia con il proprio telefono cellulare, manifestare davanti al Parlamento, gridare o cantare durante una manifestazione “clandestina”, usare su Twitter l’hashtag di una protesta non autorizzata, manifestare con la propria divisa di lavoro (vale per medici, vigili del fuoco, polizia, etc.), cercare di impedire uno sfratto, etc.

La norma ricorda la Legge d’ordine pubblico del 1959 imposta dai franchisti, da cui riprende alcuni aspetti essenziali come la delega della potestà sanzionatoria al Ministero degli Interni e il carattere intimidatorio-repressivo che ne sta alla base. In altre parole: il fatto che si possa multare una persona fino a 600.000 euro per via amministrativa, senza dover passare per un tribunale, sarebbe secondo molti esperti una chiara violazione dei diritti giudiziari dei cittadini. “Questa legge è innecessaria, viola la giurisprudenza europea e la convenzione europea dei diritti umani e cancella diritti fondamentali come quello di manifestazione e di riunione”, ha dichiarato in aula il giorno dell’approvazione un deputato del partito centrista UPyD.

La testimonianza delle forze dell’ordine coinvolte sarà considerata prova sufficiente per procedere alla sanzione. Nel caso di impossibilità a pagare la multa si procederà d’ufficio al sequestro e alla vendita dei beni del “colpevole” (colpevole senza essere stato condannato in tribunale, è bene ricordarlo). Sarà possibile ricorrere per vie legali solamente dopo ‘aver saldato il conto’.

Molte infrazioni già presenti nel Codice penale, e quindi sanzionate fino a oggi per via giudiziaria, con la nuova norma saranno multate per via amministrativa (dai 100 ai 600.000 euro, dipendendo dalla gravità, a discrezione delle forze dell’ordine). La persona multata solo in seguito potrà ricorrere ai tribunali per contestare la multa, dopo averla pagata. La paura più grande è che la Legge di sicurezza cittadina possa moltiplicare gli abusi di potere a scopo intimidatorio delle forze dell’ordine.

Le denunce formulate dagli agenti di polizia costituiranno la base sufficiente per adottare la risoluzione corrispondente, salvo che la persona sanzionata possa dimostrare il contrario nel momento stesso dell’infrazione. Qualsiasi testimonianza che contraddica il rapporto degli agenti sarà presa in considerazione a posteriori, solamente se l’accusato deciderà di fare ricorso ai tribunali.

Senza commettere nessun reato penale, quindi, potreste perdere tutti i vostri beni (compresa la vostra casa) da un giorno all’altro, solamente per aver espresso il vostro dissenso così come si è potuto fare dal 1978 a oggi.

Le trasgressioni, infatti, si dividono in “molto gravi”, multabili da 30.000 a 600.000 euro; “gravi”, da 601 a 30.000 euro; “lievi”, tra i 100 e 600 euro. Abbiamo selezionato alcune delle più controverse: sono tutte situazioni nelle quali non è stata commessa nessuna infrazione al codice penale. Infrazioni “molto gravi”: da 30.001 a 600.000 euro.

Le riunioni e le manifestazioni di fronte alle sedi del Congresso dei deputati e del Senato, o degli organi governativi regionali, sempre e quando non costituiscano un’infrazione penale, sono considerate un gravissimo attentato alla sicurezza cittadina. Sono punibili gli organizzatori, i promotori della protesta sulle reti sociali e i partecipanti.

Le riunioni o manifestazioni non comunicate, o non autorizzate, nei pressi di installazioni pubbliche sono una trasgressione molto grave alla legge perché mettono a rischio la sicurezza pubblica, secondo il legislatore. Le proteste dei medici e infermieri della Sanità Pubblica, che negli ultimi anni hanno difeso un diritto sacrosanto dei cittadini, con la nuova legge sono illegali. Saranno sanzionati gli organizzatori e i promotori.

Organizzare spettacoli pubblici o attività ricreative a scopo di protesta, senza autorizzazione previa delle autorità, sarà sanzionato.

Fotografare o filmare un agente di polizia durante una manifestazione o una protesta con il proprio telefono cellulare si traduce in un illecito grave e in una multa tra i 601 e i 30.000 euro.

Interrompere o disturbare qualsiasi atto pubblico, spettacolo sportivo o culturale, o evento religioso è una grave infrazione alla sicurezza cittadina. Volete protestare pacificamente con un cartello durante un discorso pubblico di un sindaco o di un ministro? Potrebbe costarvi 30.000 euro.

Disobbedire o resistere alle autorità, sempre nel caso in cui non costituisca reato, così come il rifiuto a identificarsi, sono da considerare infrazioni gravi alla sicurezza pubblica.

Rifiutarsi di abbandonare una manifestazione o di sciogliere una riunione in luoghi di transito pubblico è un’infrazione che verrà punita, con la nuova legge, per via amministrativa.

Disturbare lo sviluppo di una riunione o manifestazione lecita verrà punito con una multa da 601 a 30.000 euro a discrezione delle forze dell’ordine.

Occupare installazioni nelle quali si prestano servizi basici per la comunità o bloccarne il funzionamento costituirà un illecito grave.

L’uso pubblico durante una manifestazione (o protesta) di uniformi, simboli, distintivi ufficiali o repliche degli stessi, anche nei casi in cui non viene perpetrata nessuna infrazione penale, saranno sanzionati.

La mancanza di rispetto e le considerazioni personali dirette alle forze dell’ordine, nei casi in cui non costituiscano reato, sono comunque considerate un illecito lieve.

La negligenza nella custodia della propria documentazione personale sarà sanzionato.

Più precisamente: se un cittadino smarrisce la carta d’identità tre volte nell’arco di tre anni dovrà pagare una multa da 300 a 600 euro.

Organizzare riunioni in luoghi di transito pubblico è sanzionabile con una multa dai 100 a 600 euro.

Insomma, se vivete in Spagna e l’unica manifestazione pubblica che vi interessa è la corrida, non avete nulla da temere. 

www.valigiablu.it/legge-di-sicurezza-cittadina-spagna/

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ROMPIAMO IL VASO DI PANDORA | COMUNICATO

All’alba di martedì 16 dicembre, undici persone (sette donne e quattro uomini), sono state arrestate con l’accusa di terrorismo nell’ambito dell’operazione “Pandora” nelle città di Barcellona, Madrid, Manresa e Sabadell. Oltre quindici le perquisizioni effettuate tra abitazioni e spazi occupati ed un totale di oltre 400 “mossos d’esquadra” impiegati in tutto il paese.

Secondo le parole del Ministero dell’Interno, a partire dal 2012, sarebbero una ventina le azioni di danneggiamento ai danni di banche, luoghi di culto e aziende riferite, almeno in parte, alle attiviste e agli attivisti arrestati. Sui media spagnoli si agita il fantasma del terrorismo anarchico. La stampa mastica e sputa la velina dei centoventi gruppuscoli antagonisti attivi nel territorio nazionale e con collegamenti all’estero: la bolla mediatica che alimenta il caso è figlia di questa strategia della confusione. Nel corso delle perquisizioni effettuate, oltre ad un rocambolesco ingresso in casa di una coppia di anziani dopo aver sbagliato piano, sono stati sequestrati pericolosi armamenti quali computer, telefoni cellulari e opuscoli di vario taglio.

Per capire perché undici persone sono oggi recluse in attesa di processo, facciamo un salto indietro di 24 ore. Lunedì 15 Dicembre sono avvenuti due fatti: è stato siglato l’accordo Spagna-Cile contro il terrorismo di matrice anarchica ed è stata approvata la contestatissima “Ley Mordaza” (un insieme di provvedimenti volti a ipotecare con multe e prescrizioni la libertà di movimento e il mediattivismo). Alla luce di questi avvenimenti, Pandora” va letta come un’operazione “ad orologeria” orientata alla creazione di un senso di pericolo e di un clima emergenziale, utile a giustificare provvedimenti lesivi delle libertà individuali.

Agitare la parola terrorismo serve infatti non soltanto a spaventare, isolare, carcerare preventivamente, sgomberare, controllare, intercettare, comminare pene smisurate se relazionate ai fatti puntuali… serve anzitutto a seminare nella società un bisogno di protezione di cui l’autorità si fa garante. La lotta al terrorismo usata contro le lotte sociali non è che un disperato tentativo di ultima legittimazione dello stato e delle sue strutture ai danni non soltanto delle persone inquisite ma della popolazione allarmata e disorientata.

“Terrorisme és no arribar a final de mes” scandiscono gli slogan nelle piazze solidali, in un paese che paga già con 400 mila sgomberi all’anno e 12 milioni di poveri l’incedere di politiche destinate ad aumentare le disuguaglianze sociali. La sera del 16 Dicembre sono almeno quindici le manifestazioni di protesta che percorrono in lungo e in largo le strade della Catalogna e di tutta la Spagna. L’obiettivo dichiarato è rompere il muro della narrazione tossica che vorrebbe da una parte inventare mostri da offrire in pasto ai media, dall’altra legittimare un giro di vite ai danni dei movimenti (pedinamenti, intercettazioni e il probabile sgombero della Kasa de la Muntanya, storica occupazione monitorata per mesi dalle telecamere della polizia). Almeno due di questi cortei sono stati oggetto di cariche da parte della polizia ma in migliaia sono scesi in piazza al fianco delle attiviste e degli attivisti sotto accusa. Un dato che vale più di mille parole.

Proprio ieri, in Italia, abbiamo assistito al crollo del teorema che incriminava 4 appartenenti al movimento notav per terrorismo. Prima che parte del castello accusatorio si sgretolasse, è passato un anno di carcere preventivo, mesi di isolamento e il tentativo di stigmatizzare il movimento e costringerlo nella spirale della lotta alla repressione.

Oggi, solidarizziamo con le e gli inquisiti di Spagna forti del crollo di quest’accusa grottesca. Pieni di rabbia e di desiderio di rivedere presto tutte e tutti libere.

–> Per adesioni: pandorastop@hotmail.com

Aderiscono

Frangette Estreme

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Antispefa Milano

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Tag:

Una replica a “Spagna – tra operazioni repressive e leggi draconiane sull’ordine pubblico”

  1. […] governo del popolare Mariano Rajoy. Una legge che va a inserirsi nella “tradizionale” rigidità del potere spagnolo (sia sotto i socialisti che sotto i popolari) nel contrastare il conflitto […]

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