Da Milano a Glasgow, il secondo tempo del movimento per la giustizia climatica

Già dallo sciopero globale del 24 settembre si poteva intuire che il movimento per la giustizia climatica si stava definitivamente riaccendendo, ma da quella giornata non avremmo potuto immaginare quello che di lì a pochi giorni sarebbe accaduto nella nostra città.
Abbiamo attraversato delle manifestazioni straordinarie, sicuramente le più grandi in Italia dalla pandemia.
Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere tant* attivist* internazionali da tutti i continenti con cui ci siamo confrontat* sulle nostre visioni di giustizia climatica. Insieme a loro siamo sces* in piazza insieme ad altre 50.000 persone venerdì e ad altre 10.000 sabato in cui abbiamo costruito lo spezzone delle comunità in lotta, Community for Climate Justice.

Il primo dato che cogliamo da queste giornate è che il movimento per la giustizia climatica ha superato con forza la prima pandemia globale. Noi dalla pandemia da Covid-19 abbiamo imparato molto. Per prima cosa sappiamo che il Covid è anche una conseguenza dei cambiamenti climatici; il mutualismo e la lotta per la giustizia climatica sono invece la nostra risposta.

La pandemia di COVID-19, nonostante i frequenti allarmi ignorati, ha colto di sorpresa le nostre istituzioni e società. Le Brigate di solidarietà sono un presidio per una resistenza organizzata al cambiamento climatico.
Crediamo che espandere le strategie di mutuo soccorso sia essenziale per costruire l’infrastruttura necessaria per affrontare le sfide attuali e future.
Il mutualismo è una pratica e una politica che enfatizza la solidarietà, la cooperazione e il rispetto del pianeta e dello spazio in cui viviamo, non la competizione, l’individualismo e l’odio. Il suo nucleo risiede nella comprensione che la nostra salute e il nostro benessere dipendono dalla salute e dal benessere delle persone, delle comunità e degli ecosistemi con cui conviviamo, e che questa costruzione può venire solo dal basso.

Se non vogliamo un futuro basato sullo sfruttamento degli ecosistemi, sull’accumulazione di capitale, sull’individualismo e sulla precarietà è necessario costruire comunità dove la cura, la cooperazione e la condivisione siano i valori fondanti. Con questo bagaglio politico e umano abbiamo attraversato le giornate della PRE-Cop e Youth-COP di Milano.

Siamo però parte del movimento della giustizia climatica già da prima della pandemia, a partire dal 2019 abbiamo costruito nella città di Milano un movimento ampio, radicale e unitario insieme alle tantissime realtà attive nel territorio metropolitano. Il nostro sguardo sulle giornate di Milano di fine settembre 2021 tiene quindi conto di tutti i passaggi fondamentali che hanno dato forma al movimento dalla primavera del 2019 ad oggi.

Al termine di queste giornate appare evidente che quello che doveva succedere a Milano non poteva essere deciso a tavolino con mesi o anni di anticipo in qualche assemblea. Anzi, è proprio quando un movimento supera gli schemi e le previsioni di improvvisati politologi e presunti strateghi che si rivela essere un vettore di cambiamento reale.

Per questo i movimenti di massa vanno ascoltati e attraversati con generosità dalle compagne e delle organizzazioni mettendo in secondo piano velleità e identitarismi. Così come è stato per le giornate di Milano. Ogni movimento ha bisogno del proprio tempo per maturare la propria coscienza.

Se nel 2019 era necessario tutelare il movimento da ogni ingerenza di partiti e organizzazioni liberiste nelle file del movimento ecologista, oggi il movimento per la giustizia climatica si radicalizza nelle analisi e nelle pratiche.
Questo anche e soprattutto grazie al fatto che tante delle attiviste e degli attivisti che sono scesi in piazza per la prima volta nel 2019 hanno avuto il tempo di metabolizzare l’insoddisfazione, e la delusione per la classe politica e tradurla in rabbia e desiderio di autodeterminazione, di superamento del meccanismo di delega. Le piazze di Milano ci hanno raccontato di un movimento che non si piega alla narrazione del cambiamento che viene solo dalle scelte individuali. La mobilitazione milanese non si limita ad accusare il sistema capitalista, ma alza il tiro mettendo in discussione il ricatto della crescita economica, tesse alleanze con la classe lavoratrice superando la finta contraddizione tra ambiente salute e lavoro, indica che l’oppressione dell’uomo sulla natura ha la stessa matrice dell’oppressione di genere e dell’oppressione coloniale.

“Il cambiamento verrà da noi, verrà dalle strade, non verrà da queste conferenze”.

Per noi che non abbiamo mai avuto fiducia nella classe politica e nel superamento della crisi climatica all’interno del sistema che l’ha creata, queste parole portano con sé il senso di una maturazione collettiva che abbiamo a lungo aspettato e che siamo felici di poter tradurre in pratica e azioni collettive.

Tutti coloro che avevano annunciato la fine di Fridays For Future, o sperato nella frammentazione del movimento per la giustizia climatica, sono stati travolti da una marea di 50.000 donne e uomini che hanno invaso le strade della metropoli milanese con il più grande corteo dall’inizio della pandemia.

Non ci sono attivisti per la giustizia climatica buoni e attivisti cattivi, tantissime sono state le forme di lotta sperimentate dal movimento nelle giornate della Youth-Cop e della Pre-Cop e tutte si sono date forza e legittimità reciproca, tutte le azioni e le pratiche messe in campo dalle attiviste e dagli attivisti vanno a rafforzarsi in un unico disegno comune.

Tutto questo non é stata solo una rappresentazione estetica né una serie di sfilate di ragazz* con i cartelli.
La richiesta di cambiamento radicale é arrivata fin dentro i palazzi dove si svolgevano i meeting, che hanno visto stringere un’alleanza tra attivist* locali e delegazioni di ragazz* di tutto il mondo che attraversavano le piazze e anche i luoghi della Youth Cop. Sono già iconiche alcune immagini della Youth4Climate, come ad esempio il momento in cui l’impassibile e osannatissimo Primo Ministro italiano Draghi viene interrotti dai cori di attivist* internazionali, portati via di forza, spazzando via in un attimo la narrazione di un evento aperto in cui la voce dei giovani poteva avere spazio.

Il risultato di quest’alleanza molto potente si é concretizzato nella richiesta ufficiale della Youth4Climate ai potenti della terra di chiudere del tutto l’industria fossile nel 2030. Richiesta ambiziosa ma necessaria: per ogni anno in cui emetteremo combustibili fossili in atmosfera metteremo a repentaglio milioni di vite in più, man mano che le conseguenze del cambiamento climatico devastano le nostre vite.

Chi esce male da queste giornate é senz’altro Cingolani, che oltre a essere stato il bersaglio preferito degli attivisti durante le giornate della Pre-Cop viste le sue enormi contraddizioni, si è trovato anche un presidio sotto il proprio ministero a una settimana dalla Pre-Cop organizzato dagli attivisti dei territori riuniti nella campagna Per Il Clima, Fuori dal Fossile. La cosiddetta transizione ecologica è il nuovo terreno dove ci giochiamo il futuro: se per Cingolani significa gas fossile, trivelle, aumenti in bolletta e nucleare, per il movimento la transizione é prima di tutto una questione di giustizia sociale. E gli industriali di cui Cingolani
è espressione sono i primi responsabili della crisi climatica e i primi a doverla pagare.

Usciamo da queste giornate soddisfatti e determinati. Consapevoli che la battaglia per la giustizia climatica sarà uno dei nostri principali terreni di lotta per costruire insieme un altro mondo sempre più necessario.

Rilanciamo quindi i prossimi appuntamenti, locali nazionali e internazionali:
➔ Venerdì 22 ottobre – Sciopero Globale per il clima di Fridays For Future
➔ 28 Ottobre all’ 1 Novembre – G20 Roma Climate Camp + Mobilitazioni
➔ Dal 31 ottobre al 12 Novembre – Cop26 Glasgow

Mutuo Soccorso Milano
Csoa Lambretta

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