E’ iniziata la Campagna d’estate contro il reddito di cittadinanza e i “lavoratori sfaticati”

Sarà un caso, assolutamente un caso fortuito, ma nelle ultime settimane si stanno moltiplicando gli articoli che trattano un unico tema:

Il dilagare in Italia di lavoratori e lavoratrici poco vogliosi di darsi da fare perché resi pigri da sussidi e assistenzialismo. Il tutto di fronte a una grande richiesta di mano d’opera da parte delle imprese. Sarebbe quindi colpa dei lavoratori svogliati e con la pancia piena grazie al reddito di cittadinanza se l’Italia rischia concretamente di non agganciare la ripresa.

Siccome come diceva un celebre politico democristiano più e più volte Presidente del Consiglio, a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre si azzecca, quando oggi Repubblica apre sia l’edizione cartacea che quella online con i seguenti titoli: “Alla ripresa servono cinquecentomila lavoratori” e “I posti ci sono, mancano i lavoratori. Chi si sente sfruttato ora rinuncia. Gli imprenditori: troppi assistiti” ci si rende conto che i sospetti degli ultimi giorni erano fondati e che ci si trova di fronte al varo di una vera e propria campagna in grande stile per scaricare, tanto per cambiare, su lavoratori e lavoratrici i costi della ripartenza.

Le prove raccolte nell’ultimo periodo di un nuovo attacco nei confronti della parte più debole del mondo del lavoro sono evidenti, se solo si ha l’accortezza di metterli in fila.

-Il primo elemento è la snervante discussione sul blocco dei licenziamenti. Confindustria vorrebbe uno sblocco totale nel corso dell’estate per avere le mani libere il prima possibile. I sindacati si oppongono e vorrebbero una proroga ad ottobre. Ogni giorno si parla di nuovi punti di mediazione raggiunti, ma resta tutto sulla carta. Nelle ultime ore si parla di una proroga dei blocchi solo per i settori in crisi.

-Il secondo elemento è la scomparsa dal dibattito politico di un qualsiasi discussione su un reddito minimo universale. Se ne discute negli Stati Uniti, da sempre laboratorio del capitalismo più avanzato, ma in Italia sembra essere una bestemmia. Così com’è una bestemmia ogni idea di tassare i ricchi per fare un minimo di ridistribuzione.

-Il terzo punto è la timidezza, per usare un’eufemismo, da parte del governo su alcune vertenze simboliche. Tutto tace sia per quanto riguarda il “tavolo rider”. Nessuna novità anche per quanto riguarda la contrattazione ad Amazon. Ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli per quanto riguarda Alitalia, Whirpool per non parlare del mondo della logistica.

-Il quarto punto è l’intenzione palese e più volte citata di modificare il Decreto Dignità per liberalizzare per l’ennesima volta i contratti a termine nella loro causale. Si assisterà quindi in futuro alle solite scene di lavoratori di fatto a tempo indeterminato che però hanno un determinato rinnovato un numero infinito di volte.

-Il quinto punto è la fantomatica riforma degli ammortizzatori sociali di cui si parla da tempo, ma la cui bozza continua a essere rinviata. L’obiettivo sarebbe quello tipico dei dogmi neoliberisti di legare l’erogazione del welfare e percorsi di ingresso o reingresso nel mercato del lavoro. Peccato che, alla prova dei fatti, questi percorsi si dimostrino sempre fallimentari perché il lavoro proposto è quasi sempre precario e sottopagato.

Ora si assiste ad un ulteriore passo nella battaglia contro il mondo del lavoro.

Il titolo della prima pagina di Repubblica online di oggi

Il reddito di cittadinanza (che già da molto tempo subisce attacchi quotidiani con i casi di scuola dei mafiosi che se lo intascano o di quelli che lo sommano a un reddito da lavoro nero) che con tutti i suoi limiti e criticità ha contribuito a non far sprofondare nella miseria ampie fette di popolazione durante la pandemia sarebbe l’origine di tutti i mali.

I sussidi, che così vengono chiamati solo quando a prenderli sono lavoratori e lavoratrici e assumono invece nomi altisonanti quando vengono regalati a fondo perduto alle imprese (tipo le decontribuzioni per le nuove assunzioni che non si trasformano quasi mai in indeterminato, tanto per fare un esempio…) sarebbero l’origine di tutti i mali.

In tanti si sarebbero infatti adagiati sull’assistenzialismo rifiutando le generose offerte da parte datoriale.

Peccato che poi, quando si fa un giro nel mondo del lavoro ci si rende conto che queste mirabolanti offerte restano sempre o quasi nel mondo della fantasia perché la dura realtà di molti settori, primi tra tutti quelli che si lamentano della mancanza di manodopera e dei lavoratori sfaticati sono: 8 ore di lavoro nominali e 12 ore di lavoro reali, stipendi pagati metà in busta e metà in nero, mancati riposi, straordinari non pagati eccetera eccetera eccetera.

Unica nota positiva in un quadro a tinte fosche: i commenti agli articoli di Repubblica sono quasi tutti di sonoro spernacchiamento della serie: “Facile parlare quando sei il quotidiano della famiglia Agnelli-Elkann!”.

* Foto in copertina di Francesca Bianchini, Mayday Parade 2011 a Milano

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