La lunga partita a scacchi di FedEx-Tnt per sconfiggere le lotte operaie

Ieri i lavoratori hanno occupato la sede del PD a Roma e ottenuto un incontro col Ministro del Lavoro Orlando.

Se non fosse per le manganellate quasi settimanali distribuite con generosità dalla celere e per le inchieste della magistratura contro i lavoratori quella messa in piedi dal colosso della logistica FedEx-Tnt potrebbe essere definita una partita a scacchi. Una lunghissima partita a scacchi il cui scopo finale è eliminare dalla catena produttiva la parte più sindacalizzata dei lavoratori: i “rompicoglioni” come li definirebbe senza troppi complimenti un qualsiasi capo o capetto della logistica.

Per capire la battaglia degli operai della grande multinazionale delle consegne bisogna però fare dei passi indietro. Ma anche dei passi avanti. Guardando sia al passato che al futuro perché tutto si tiene.

 

Una strategia di lunga durata

La grande pandemia che va avanti da ormai più di un anno ha definitivamente modificato gli equilibri di mercato e produttivi.

Il commercio online ha guadagnato ulteriori posizioni facendo diventare la conquista di fette di mercato degli ultimi anni un’avanzata travolgente.

Si valuta che migliaia di lavoratori (ma anche lavoratrici) espulsi da alcuni dei settori più colpiti dal disastro Covid come il commercio al dettaglio, alcuni settori della grande distribuzione e la ristorazione cercheranno di “reinventarsi” nella logistica (con Amazon e altri colossi). Questo vorrà dire un afflusso notevole di nuova manodopera disperata e pronta a tutto in un settore dove le lotte degli ultimi dieci anni e più hanno strappato importantissime conquiste in termini sia economici che di diritti.

Fedex-Tnt è quindi un laboratorio perfetto per capire quelle che saranno le dinamiche del futuro e sta in qualche modo preparando il terreno per gestire nel migliore dei modi mutazioni già impetuose e che si annunciano epocali.

“Lotta, lotta di lunga durata” cantava negli anni Settanta una strofa dell’inno di Lotta Continua. Ecco, il padronato sembra aver fatto propria, capovolgendola, la parola d’ordine di quella canzone perché il primo passo di una strategia che, per un colosso come quello americano di Fedex non può che essere globale, è stato fatto nel 2016 con l’acquisto di un altro colosso dei corrieri espressi: l’europea TNT.

In Italia però, la strada non è stata così in discesa come il colosso a stelle e strisce probabilmente immaginava.

Il settore della logistica è infatti stato contrassegnato da lotte durissime che durano orami da più di un decennio. Lotte che hanno organizzato la manodopera migrante spesso e volentieri disposta a livelli di conflittualità che tanti lavoratori italiani, presi da una perversa spirale di rassegnazione e autocensura, non riuscirebbero neppure ad immaginare. Fondamentale per queste vertenze il sindacalismo di base, primo tra tutti Si.Cobas.

Il conflitto sociale degli ultimi anni ha portato a un sensibile miglioramento delle condizioni contrattuali di migliaia di lavoratori in un mondo caratterizzato da un vero e proprio Far West non solo normativo.

Lo scontro tra Fedex-Tnt e manodopera sindacalizzata, come tutte le grandi guerre, si dispiega su più territori e si caratterizza, come tutti i grandi conflitti, da singole battaglie quasi quotidiane.

L’occupazione della sede del PD

 

Piacenza, Veneto e Peschiera. Le ricadute territoriali del “grande gioco” Fedex-Tnt

Quando si parla di questo grande scontro capitale-lavoro che, nell’ultimo periodo, in Italia è diventato uno degli scontri più dirompenti a livello simbolico con quello ad Amazon e quello dei rider si pensa subito a Piacenza e al suo hub.

Ripercorriamo le vicende piacentine degli ultimi mesi. Ai primi di febbraio, dopo una lotta molto dura, l’azienda, in uno dei consueti tavoli di trattativa con le istituzioni dichiara che non c’è nessuna intenzione di mettere a rischio posti di lavoro.

A marzo ci pensa la magistratura a dare una mano alla parte datoriale. Il 10 marzo c’è una grande operazione poliziesca su mandato della Procura di Piacenza che porta a: due delegati sindacali di Si.Cobas ai domiciliari, 5 divieti di dimora, 6 avvisi di revoca dei permessi di soggiorno, 21 indagati con possibili misure di sorveglianza speciale, sequestro dei PC e oltre 13mila euro di multe per assembramento. Si. Cobas ha prontamente risposto all’azione repressiva convocando una manifestazione per sabato 13 marzo.

La magistratura mette in campo un’arma potentissima, potenziale “arma di distruzione di massa” per il conflitto sociale nella logistica: la revoca del permesso di soggiorno. Il che, in un settore dove la manodopera è a maggioranza migrante è, oltra che una scelta assai discutibile dal punto di vista etico, un’ipoteca gigantesca sulle spalle di qualsiasi lavoratore voglia ribellarsi. In aggiunta a ciò va detto che rimangono attivi i nefasti effetti dei Decreti Salvini sull’ordine pubblico con la Lega che, come sempre, a parole si schiera dalla parte della “povera gente” (meglio se italiana però), ma nei fatti, quando si tratta di legiferare sta sempre dalla parte dei più forti. Sì perché l’ex-Ministro dell’Interno ha reso il blocco stradale, uno degli strumenti di lotta sindacale più utilizzati ed efficaci un reato punibile con pene molto dure.

Il Tribunale del Riesame ha successivamente ridimensionato il peso delle accuse liberando i due delegati arrestati, ma la vicenda non si è conclusa perché con un colpo di teatro ben congeniato, poche settimane dopo le promesse altisonanti fatte in Prefettura a Piacenza, Fedex-TNT torna sui suoi passi e annuncia la chiusura dell’hub di Piacenza i cui carichi di lavoro vengono dirottati a Peschiera Borromeo, a pochi chilometri da Milano.

Anche qui iniziano gli scioperi e i blocchi in solidarietà (questa merce tanto rara nella nostra società atomizzata e individualista) dei colleghi piacentini. Anche qui le tensioni con le Forze dell’Ordine sono continue. Ed è proprio di ieri la notizia dell’emissione, da parte della Questura di Milano, di 15 fogli di via da Peschiera nei confronti dei facchini che stanno lottando fuori dai cancelli dell’hub lombardo.

C’è poi la vicenda surreale ma non troppo del magazzino di Padova. Qui l’azienda ha deciso di internalizzare (dopo decenni di esternalizzazioni per abbattere i costi) i lavoratori firmando un accordo con la CGIL che è però minoritaria tra i lavoratori e tagliando fuori dall’accordo ADL Cobas, il sindacato maggioritario nella logistica veneta. L’accordo è peggiorativo rispetto agli accordi spuntati negli anni dal sindacalismo di base in varie vertenze. Si è dunque all’assurdo per cui l’internalizzazione, che è una battaglia storica del sindacato poiché nei decenni le esternalizzazioni hanno significato sfruttamento selvaggio e precarietà diventa una scelta al ribasso che consente all’azienda di risparmiare. Il passaggio quindi dagli appalti esterni spesso e volentieri gestiti da pseudo-cooperative all’assunzione interna rischia di essere a tutti gli effetti una fregatura con decurtazione di salario e perdita di diritti. E a quanto pare Fedex-TNT non sembra essere l’unico grande marchio che sta mettendo in atto questa procedura.

Ieri nuovo colpo di scena con l’occupazione della sede del Partito Democratico di cui, un esponente di punta come Andrea Orlando, è Ministro del Lavoro. Un Orlando a dire il vero assai timido su tutte le grandi vertenze in atto in questo momento: dai rider ad Amazon.

Staremo a vedere gli sviluppi in una guerra che ogni giorno riserva sorprese.

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