Milano, la più grande manifestazione contro la guerra dai tempi dell’invasione dell’Iraq

Più di 50.000 persone oggi in piazza a Milano.

Era dal marzo del 2003, dall’invasione americana dell’Iraq, che tanti disastri ha generato negli ultimi vent’anni, che non si vedeva in città una mobilitazione contro la guerra così partecipata.

Ecco alcune stringate considerazioni a caldo in attesa di una riflessione più articolata a mente fredda.

-Quando la testa della manifestazione è giunta in Duomo la coda si stava muovendo da piazza Castello. I numeri della partecipazione quindi sono quindi realmente massicci.

-Per chi c’era vent’anni fa la composizione ha immediatamente ricordato le grandi manifestazioni contro la guerra in Iraq. Trasversale sia dal punto di vista dell’età che di composizione sociale: dal pensionato passando per la famiglia con figli arrivando arrivando ai tantissimi studenti e studentesse mossisi in gruppo dalle varie scuole.

-Presente una nutrita rappresentanza della comunità ucraina e anche alcuni russi contro la guerra di Putin.

-La mobilitazione aveva due cardini: l’opposizione all’attacco russo all’Ucraina e il rigetto della NATO e del suo espansionismo: un’alleanza militare nata nel 1949 in funzione anti-sovietica e che non è stata sciolta al crollo del Muro di Berlino e del Patto di Varsavia, ma che anzi, ha continuato ad espandersi.

-Si è trattato probabilmente della più grande mobilitazione contro il conflitto fino ad oggi nel nostro paese.

-Nel giro di poche settimane prima il movimento studentesco e ora le piazze contro la guerra (questo sarebbe stato meglio evitarselo!) hanno rimesso in moto energie e forze che la pandemia aveva in qualche modo “ibernato”. Una boccata d’ossigeno quindi.

Questa la fotografia di oggi. Una Polaroid un po’ mossa ma dal contenuto chiaro.

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