NoCpr last call – Domani in piazza!

Domani, ore 14,30 da piazza Piola.

E così il 12 ottobre è arrivato.

Una data pensata a luglio in un clima politico molto diverso da quello di oggi, ma che, nonostante il cambio di governo continua a conservare il suo valore anche perché, come ha dichiarato pochi giorni fa il nuovo Ministro dell’Interno Lamorgese, via Corelli aprirà.

Una piazza che però, visto l’attacco turco al Rojava si carica anche di un altro valore e che vedrà in piazza la comunità curda milanese in vista di mobilitazioni più ambio nei prossimi giorni sulla questione Kurdistan.

Non resta molto altro da dire se non l’invito alla più ampia partecipazione.

MiM ci sarà!

L’appello della rete Mai più Lager – NO ai Cpr:

MANIFESTAZIONE CONTRO I CPR E I DECRETI SICUREZZA.
GIUSTIZIA SOCIALE, GIUSTIZIA CLIMATICA, DIRITTI PER TUTTE E TUTTI!

Come Colombo quel 12 ottobre, con l’inganno dello sberluccichio del progresso hanno barattato per due perline colorate la nostra aria con le loro fabbriche, le nostre braccia e il nostro tempo con il loro profitto, la nostra libertà d’amare con il loro patriarcato, le nostre amicizie con i loro social, le nostre case con i loro mutui, i nostri ideali con le loro poltrone.

Ma conserviamo nelle nostre tasche una ricchezza inestimabile: siamo tanti e tante, molto di più di quanto vogliano farci credere.

Oggi, le perline colorate con le quali vogliono comprarci per dividerci, disperderci e spaventarci, sono le promesse di “sicurezza”, “legalità” e “decoro”: il nuovo terrorismo psicologico di Stato, a colpi non più di bombe alla stazione, ma di post su facebook e fakenews, per rievocare il baubau atavico dell’“uomo nero”.

Così, per consentire che il saccheggio dei diritti e delle libertà in corso da decenni prosegua indisturbato, l’attenzione viene distolta altrove, attraverso la suggestione che il vero nemico prema minaccioso sulle mura della nostra sicura “fortezza Europa”, o peggio sia già in mezzo a noi, subdolo e “clandestino”, per rubarci “donne, casa e lavoro”.

E mentre i riflettori venivano tutti abilmente puntati sugli ignobili bracci di ferro, da campagna elettorale permanente, tra ministri tronfi e manipoli di persone in pericolo di vita, in fuga dai lager finanziati dal nostro stesso Paese, ecco che i principi fondamentali del nostro ordinamento hanno subito un violento attacco, con il DL “Sicurezza – Immigrazione” dell’ottobre 2018 del governo Conte – Salvini, al quale è bastato solo affinare gli strumenti e le tecniche dell’enfatizzazione del concetto di legalità e sicurezza come contrapposti al fenomeno dell’immigrazione, già sperimentati dai governi precedenti (anche di sedicente “sinistra”), con non meno feroci ed invasivi decreti.

Abbiamo dovuto così assistere al sostanziale svuotamento del diritto di asilo, all’introduzione di pericolose eccezioni al principio di non colpevolezza, alla introduzione di una cittadinanza italiana di serie B revocabile per certi reati, allo sdoganamento della compressione della libertà di circolazione come sanzione, alla disinvolta sottrazione della libertà personale pure in assenza di comportamento penalmente rilevante. Il tutto in corrispondenza di un’impressionante deliberata espansione di un potere amministrativo che sottrae la privazione di diritti e libertà al vaglio giudiziario e sempre più spesso rimette tutto alla discrezionalità, e quindi facilmente agli abusi, del funzionario di turno.

E per rendere formalmente lecito questo processo di erosione progressiva dei principi democratici e costituzionali, la tecnica adottata è stata lo svuotare di giustizia la legge ed il rendere illegale il giusto, introducendo pesanti deterrenti ad ogni forma di dissenso e dissuadendo atti di solidarietà, fino a giungere al punto, con il Decreto Sicurezza Bis, di criminalizzare anche le azioni umanitarie di soccorso in mare, e – ancor più gravemente – di agevolare ulteriormente la repressione della proteste di piazza, in un Paese come il nostro che già annovera clamorosi esempi di atroci abusi anche in tale campo.

Manco a dirlo, in tutto questo, tra tagli, incurie, connivenze e derive autonomiste, si sono intanto fatalmente sottratte risorse all’istruzione, alla sanità, al welfare, alla ricerca, alla tutela della sicurezza del lavoro, alla lotta all’evasione e alla criminalità organizzata, alla salvaguardia del territorio e del clima, così completandosi la definitiva trasformazione della predicata “lotta alla povertà” in “lotta ai poveri”, senza distinzione, in questa, di provenienza e nazionalità.

Allo stesso tempo, la persistente gestione del fenomeno migratorio con strumenti emergenziali del tutto inadeguati e miopi ed i contestuali tagli alle tipologie di permesso di soggiorno e alle risorse destinate all’accoglienza, hanno costretto in quest’ultimo anno migliaia di persone migranti alla strada e alla clandestinità, così contribuendo ad ingrossare le fila degli sfruttabili sotto ricatto e ad auto-alimentare la narrazione di un’impellente esigenza di ordine, fermezza e sicurezza.

In tale contesto, è sempre più evidente come non sia più possibile né lecito distinguere tra politiche restrittive dei diritti delle persone migranti, politiche securitarie e repressive, e politiche sociali restrittive: non si tratta infatti più solo di dimostrare solidarietà alle persone migranti – che costituiscono solo il “banco di prova” ed il pretesto -, ma di presidiare i diritti conquistati da tutte e tutti con guerre e lotte negli ultimi decenni, o quel che di tali diritti ancora rimane.

E’ per questo che la Rete Mai più Lager – No ai CPR, nata nell’estate 2018 con la notizia dell’apertura a Milano di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio proprio in via Corelli (dove, nel 2012, le rivolte interne e le proteste della società civile avevano imposto la chiusura dell’analogo Centro di Identificazione ed Espulsione), dopo l’emanazione del c.d. Decreto Salvini dell’ottobre 2017, ha scelto di ampliare lo scopo iniziale e di occuparsi della promozione della difesa dei diritti e delle libertà inviolabili di tutte e tutti.

L’ha fatto, oltre che con due cortei, soprattutto con attività di informazione, sensibilizzazione e strategie di mobilitazione e resistenza diffusa, con il proposito che queste capillarmente si diffondessero sul territorio, attraverso le reti di contatti nel frattempo costruite, per destrutturare mentalità, pratiche e norme sulle quali si fonda il progetto securitario dell’attuale governo, in (pur esasperata, ma piena) continuità con quelli precedenti.

E lo ha fatto con la condivisione del proprio percorso tra le realtà della rete e quelle affini che si sono di fatto riconosciute nelle istanze dell’Appello prodotte dall’Assemblea Generale del 19 gennaio 2019 (per testo e adesioni: http://bit.ly/2GvsNcN).

Con il c.d. Decreto Sicurezza Bis – e il conseguente offensivo affronto a chi crede nel rispetto della vita umana, nella solidarietà, ma anche nella libertà di manifestare il proprio dissenso e rivendicare i propri diritti sociali e civili – si è fatta poi velocemente strada l’impellenza di un momento collettivo di mobilitazione che – superando divisioni geografiche e le diverse sfaccettature di quelle che sono poi in definitiva le stesse vedute – raccogliesse tutti e tutte coloro che avvertivano il profondo disagio e la crescente preoccupazione di assistere alla demolizione legalizzata delle conquiste di decenni, dalla Carta Costituzionale in poi, e alla parallela rapida costruzione di qualcosa di troppo simile ai regimi liberticidi dai quali proprio quella Carta si era proposta di rendere indenne il Paese: urgeva una presa di posizione collettiva, e di qui, dopo un laboratorio nazionale, l’indizione a giugno di un corteo per la giornata del 12 ottobre 2019.

Poi… la “Discontinuità”?!

Le denunce e gli allarmi contro l’incresciosa situazione creatasi, nel corso di tutto il 2018, sono stati tanti e sono provenuti da un ampio fronte. Ma – come è oggi sotto gli occhi di tutti e tutte – non sono stati tutti genuini.

Si sono infatti nel frattempo avvicendati i governi, ma è già evidente che rimarranno totalmente invariate, nella sostanza e nell’impianto, le normative e le politiche (europee, nazionali e territoriali) – in materia di immigrazione, ma non solo – che ci avevano spinto a costituire la Rete Mai più lager – NO ai CPR, e delle quali i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (tutti, non solo quello di Milano) sono solo il terrificante emblema: l’Appello sul quale è stata fondata la Rete resta ancora oggi di scottante attualità ed urgenza.

Perché no, non contagia anche noi la dilagante narcotica suggestione di sollievo per il pericolo apparentemente scampato, che può ingannare solo i meno attenti, che confidenti invocano ora il “lasciateli lavorare” di rito: la bestia del populismo è solo temporaneamente rintanata, pronta a rientrare sulle scene alla prima occasione utile, più aggressiva di sempre; mentre ai posti di comando siedono oggi proprio le note forze politiche che, “lasciate lavorare” solo fino a un paio di anni fa, quella bestia avevano nutrita ed allevata, infondendo diffidenza e paura, e offrendo strumenti giuridici di repressione e chiusura. Forze che, ora che l’asticella è stata alzata ancora, in una spirale paradossale si confermano – dietro le apparenze enfatizzate dalla stampa cortigiana – per nulla disposte ad attuare la professata “discontinuità”, per non rischiare di cedere terreno alle destre, cui sempre di più finiscono per somigliare, flirtandoci.

Prova ne siano i recenti accordi di Malta, la conferma delle intese con le milizie libiche per il mantenimento di lager in Libia e l’attuazione di politiche di “contenimento” che continuano a provocare morti in mare. E quando, per esigenze di marketing elettorale, allo slogan “porti aperti” si finge occasionalmente di dare un seguito, resta sempre l’indecenza della finta cecità sull’orrore di quel che accade prima e dopo gli sbarchi, al di là e al di qua del Mediterraneo.

E prova sia, dell’inganno delle promesse di “discontinuità”, anche la professata “rassicurazione” che i decreti sicurezza 2018 e 2019 non verranno sostanzialmente modificati (né la parte che criminalizza la solidarietà in mare e in terrà né quella che reprime il dissenso e il diritto di protesta, e sanziona pesantemente le occupazioni ad uso abitativo e non). E men che meno vi è segno che si metta mano alle norme di minnitiana origine, che hanno istituito un CPR in ogni regione: l’apertura del CPR di Milano è stata preannunciata per ottobre, forse novembre, ed in quelli già aperti continuano abusi, violenze, fame, degrado e suicidi.

Lo ius soli? Non è la priorità, neppure ora, e neppure nelle vergognose versioni annacquate dello ius soli temperato e dello ius culturae.

Il “ve lo avevamo detto” è d’obbligo, ma non ci accontentiamo.

Con ancora maggior convinzione, dunque, confermiamo l’indizione della manifestazione e chiamiamo a raccolta tutte e tutti coloro che ancora non sono sopiti dalla narrazione cloroformica dell’essere improvvisamente ora nel migliore dei mondi possibili, invitandoli ad un percorso di confronto e condivisione che, dopo un periodo di avvicinamento, di mobilitazione diffusa nei territori “#oltreiconfini”, si concluda, il 12 ottobre 2019 a Milano, con un corteo diretto verso quello che, proprio tra le nostre case, in via Corelli, anche negli attuali scenari politici è destinato a tornare ad essere, con il nuove nome di “CPR”, un luogo di tortura, umiliazione e privazione della libertà personale di soggetti colpevoli solo di non avere un documento; un ulteriore porto franco dai diritti fondamentali, inaccessibile ad ogni verifica del rispetto delle garanzie minime di tutela della dignità umana: il terribile monito di quello cui può condurre l’indifferenza, quando, per noncuranza o eccessiva fiducia nella solidità dell’ordinamento democratico, o di chi si vende come suo paladino, si trascurano tanti e così allarmanti segnali, di chiusura, controllo, e repressione.

GIUSTIZIA SOCIALE, GIUSTIZIA CLIMATICA, DIRITTI PER TUTTE E TUTTI!

● No lager in Italia nè in Libia ● Abrogazione dei decreti sicurezza ● Aprire porti ed aeroporti ● Chiusura e abolizione dei CPR ● Reintroduzione permesso umanitario ● No al daspo urbano ● Abolizione dei reati anti-protesta ● Ius Soli incondizionato ● Residenza per tutte e tutti ● Sì ai migranti economici! ● Sanatoria

MILANO, 12 ottobre 2019 #OLTREICONFINI

Per adesioni: noaicpr@gmail.com

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *