NoTav – Assolto Erri De Luca

12105786_10153720211869588_3013048343353395094_nErri De Luca è stato assolto pochi minuti fa nel processo a Torino che lo vedeva imputato per istigazione a delinquere in relazione ad alcune sue dichiarazioni sulla lotta NoTav.

Lo scrittore napoletano aveva sostenuto la giustezza del sabotaggio come pratica legittima per contrapporsi a un progetto mostruoso e devastante dichiarando la sua vicinanza alla popolazione della Val di Susa impegnata in una lotta pluriventennale contro la grande opera.

Nelle dichiarazioni spontanee prima della sentenza che riportiamo integralmente De Luca aveva ribadito con forza e coerenza le sue posizioni.

La corte non se l’è sentita di accogliere le richieste dell’accusa (8 mesi di condanna) e ha assolto De Luca perché il fatto non sussiste.

Purtroppo però questo non è l’unico processo in corso a Torino sulla lotta NoTav. Di settimana scorsa è una serie di condanne per la manifestazione dell’8 Dicembre 2011 senza dover ricordare il maxiprocesso per i fatti del 27 Giungo e 3 Luglio di quattro anni fa con le decine di anni di condanna distribuiti agli imputati e il “processo del compressore” giunto da pochi giorni in appello con la mirabolante accusa di terrorismo contestata agli imputati dalla Procura di Torino.

La dichiarazione spontanea di Erri De Luca:

“Sarei presente in quest’aula anche se non fossi io lo scrittore incriminato per istigazione. Ad di là del mio trascurabile caso personale, considero l’imputazione contestata un esperimento, il tentativo di mettere a tacere le parole contrarie. Perciò considero quest’aula un avamposto affacciato sul presente immediato del nostro paese. Svolgo l’attività di scrittore e mi ritengo parte lesa di ogni volontà di censura.
Sono incriminato per un articolo del codice penale che risale al 1930 e a quel periodo della storia d’Italia. Considero quell’articolo superato dalla successiva stesura della Costituzione della Repubblica. Sono in quest’aula per sapere se quel testo è in vigore e prevalente o se il capo di accusa avrà il potere di sospendere e invalidare l’articolo 21 della Costituzione.
Ho impedito ai miei difensori di presentare istanza di incostituzionalità del capo di accusa. Se accolta, avrebbe fermato questo processo, traferito agli atti nelle stanze di una Corte Costituzionale sovraccarica di lavoro, che si sarebbe pronunciata nell’arco di anni. Se accolta l’istanza avrebbe scavalcato quest’aula e questo tempo prezioso.
Ciò che è costituzionale credo che si decida e si difenda in posti pubblici come questo, come anche in un commissariato, in un’aula scolastica, in una prigione, in un ospedale, su un posto di lavoro, alle frontiere attraversate dai richiedenti asilo. Ciò che è costituzionale si misura al pianoterra della società.
Inapplicabile al mio caso le attenuanti generiche: se quello che ho detto è reato, l’ho ripetuto e continuerò a ripeterlo.
Sono incriminato per avere usato il verbo sabotare. Lo considero nobile e democratico. Nobile perché pronunciato e praticato da valorose figure come Gandhi e Mandela, con enormi risultati politici. Democratico perché appartiene fin dall’origine al movimento operaio e alle sue lotte. Per esempio uno sciopero sabota la produzione. Difendo l’uso legittimo del verbo sabotare nel suo significato più efficace e ampio. Sono disposto a subire condanna penale per i suo impiego, ma non a farmi censurare o ridurre la lingua italiana.
“A questo servivano le cesoie”: a cosa? A sabotare un’opera colossale quanto nociva con delle cesoie? Non risultano altri insidiosi articoli di ferramenta agli atti della mia conversazione telefonica. Allora si incrimina il sostegno verbale a un’azione simbolica? Non voglio sconfinare nel campo di competenza dei miei difensori.
Concludo confermando la mia convinzione che la linea di sedicente alta velocità in Val di Susa va ostacolata, impedita, intralciata, dunque sabotata per la legittima difesa della salute, del suolo dell’aria, dell’acqua di una comunità minacciata.
La mia parola contraria sussiste e aspetto di sapere se costituisce reato.”

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