Il Partito Democratico e l’antifascismo

 

adinoDifficile immaginare qualcosa di peggio: ha scelto il 25 aprile (il 25 aprile!) Mario Adinolfi – ex deputato PD e renziano doc, giusto per capirci – per presentare la sua nuova, becera, associazione “Voglio la mamma”. La presenta come una simpatica rete di gruppi locali che si batte per tutelare la vita e la famiglia naturale, perché – no, non stiamo scherzando – “serve una nuova resistenza”. Eh sì, scomoda la lotta partigiana contro il nazifascismo, cita la nostra storia, la liberazione, ma cosa vuole combattere? Eccoli, nell’ordine, i nemici di oggi: “matrimonio omosessuale, aborto, eutanasia, utero in affitto e fecondazione eterologa”.

E tutto questo deve diventare patrimonio della sinistra, che non può scivolare nel caos etico… l’episodio dice molte cose sulla nuova composizione del PD renziano, sulla cultura politica che sta dietro all’uomo forte che, solo al comando, annuncia la soluzione dei problemi del Paese.

In effetti scrivere questo articolo è difficile, verrebbe voglia di compilare una pagina di insulti e chiuderla lì, ma negli ultimi tempi tira una brutta aria, e non solo in Italia, una voglia di riportarci nel Medioevo, di prendere sempre di più il controllo dei corpi, di limitare la possibilità di scegliere di sé e dei propri diritti, di cui l’attacco alla 194 è da noi l’aspetto più evidente e retrivo.
E così risbucano da vecchie fogne sentinelle in piedi, movimenti per la vita che infestano pronto soccorsi e consultori, antiabortisti che manifestano per le strade di Milano, gentaglia di ogni sorta che si sente legittimata da una chiesa che sta facendo un poderoso lavoro di restyling della sua immagine e da istituzioni che a tutti i livelli non fanno niente per garantire l’applicazione di una legge seppure imperfetta come la 194, che però ci ha portato a essere fra i Paesi dove ci sono meno aborti, grazie a educazione, prevenzione e fuoriuscita dalla clandestinità: e questa è storia signori, non contestabile a meno di negazionismo, che vi equipara ai peggiori neonazisti coi quali dovreste condividere le fogne, simbolo di quel Medioevo in cui vorreste riportarci.

Ma qualche numero aiuta: partiamo dalla nostra splendida città, avamposto europeo del Bel Paese, città di Expo, metropoli moderna, dove ci sono ospedali, come il Niguarda, in cui gli obiettori di coscienza superano l’87% (!), cioè al Niguarda sono due i medici che praticano l’interruzione volontaria di gravidanza. E se il Niguarda oggettivamente nega un servizio pubblico garantito dalla legge, e dovrebbe quindi rimuovere i propri vertici, va appena appena meno peggio negli altri ospedali milanesi, col solo San Carlo al di sotto del 50%, il Sacco al 50, e poi, a salire, il 56% al San Paolo, il 66 alla Mangiagalli, il 70 al Fatebenefratelli (che include la Macedonio Melloni), il 75% al Buzzi (la fonte di questi numeri è Repubblica). Gente fortunata noi milanesi, davvero, perché nel resto della Lombardia siamo al 76% di obiettori, con una media nazionale che ufficialmente si attesta sul 70%, ma arriva all’80 al sud e al 90 nel Lazio, in costante aumento ovunque.

E che nessuno si metta ora a parlare di libertà religiosa, rispetto del credo e altre amenità, primo perché nessuno ti costringe a fare il ginecologo se poi il tuo credo ti impedisce di prestare il servizio pubblico come si deve, non sarebbe comunque accettabile, ma non avrebbe certo queste dimensioni, perché questi numeri non hanno niente a che fare con le private convinzioni delle persone, smettiamola con questa ipocrisia, il meccanismo è invece quello del potere, quello di chi comanda nella sanità, quello per cui se non sei obiettore passerai la vita a fare solo aborti, senza possibilità di avanzamenti di carriera, senza possibilità di sviluppo professionale. Nei confronti delle singole persone si chiama ricatto, e i numeri dimostrano che funziona benissimo. Rispetto alla società, si chiama negare il diritto a scegliere della propria vita, e si chiama controllo dei corpi e dei desideri, per questo è così simile al fascismo, e per questo scegliere il 25 Aprile è un insulto difficile da sopportare.

Ricordava Ambrosia dal palco di Partigiani in ogni Quartiere che “antifascismo è anche antissessismo, diritto a esprimere una o mille sessualità libere, diritto al piacere senza rischi e senza pregiudizi, diritto di sperimentare tutte le identità che sogniamo, costruire famiglie a nostra misura, conoscere i nostri corpi e parlarne senza tabù”.
Il signor Adinolfi ha detto che dal 26 Aprile parte il tour di presentazione in tutte le città, aspettiamo fiduciosi la tappa milanese.

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