Domani studenti in piazza in tutta Italia. Le loro proposte

Domani, come in tutta Italia, mobilitazione studentesca a Milano. Partenza alle 9,30 in largo Cairoli. 

Ecco la piattaforma studentesca.


Contro questo governo e questo modello di scuola le studentesse e gli studenti di tutta Italia accendono la miccia del conflitto!

Da anni come studenti e studentesse ci mobilitiamo contro un modello di scuola costruito a immagine e somiglianza di un modello basato sullo sfruttamento e sulla competizione. Abbiamo percorso tanta strada fino all’assemblea studentesca nazionale che si è svolta a Roma il 5 e 6 febbraio: una nuova generazione di attiviste e attivisti, di studentesse e di studenti, tornata finalmente protagonista nel paese, si è confrontata su pratiche di lotta e prospettive da raggiungere collettivamente.

Il governo attuale, così come quelli che si susseguono da decenni nel nostro paese, continua a disinteressarsi della nostra condizione come giovani studentesse e studenti, continua a reagire alle mobilitazioni studentesche prima con l’indifferenza e poi con la forza delle cariche e della repressione poliziesca.
E per questo abbiamo voluto due giorni per ragionare e trovare parole d’ordine comuni che sappiano parlare a tutte le studentesse e gli studenti che hanno animato le piazze per Lorenzo, contro l’alternanza scuola-lavoro e la nuova maturità, consapevoli di avere ancora miglia da percorrere.

La repressione delle istituzioni, dalle sanzioni nelle scuole fino alle vergognose cariche sulle manifestazioni studentesche sono i sintomi della totale distanza tra noi e chi decide sulla nostra sorte.
Rispediamo al mittente le parole della ministra dell’Interno Lamorgese che tenta di criminalizzare le lotte studentesche e di dividerci tra ‘buoni’ e ‘cattivi’, una tattica vecchia volta solo a proteggere le forze del (dis)ordine.

Scendiamo in piazza in tutta Italia il 18 febbraio per:

ABOLIZIONE PCTO, EX ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

Vogliamo i privati e lo sfruttamento delle aziende fuori dai nostri istituti. L’aziendalizzazione produce solo morti, disuguaglianze e precarietà.
La scuola deve essere luogo di formazione collettiva, non di educazione al precariato e a un non-futuro privo di prospettive.

RITIRO IMMEDIATO DELLA DIRETTIVA LAMORGESE

Vogliamo totale libertà di movimento e di manifestare il nostro dissenso. No ai taser e alle bodycam per la polizia, basta repressione e abusi nei confronti di chi lotta

SALUTE MENTALE, VALUTAZIONI E DIDATTICA

Il modello di scuola attuale costringe studenti e studentesse a subire valutazioni continue e competitività sfrenata, che complice la gestione pandemica e la DAD, distrugge la salute mentale dei giovani e aumenta a dismisura ansia, stress e disturbi psicologici.
Il disagio giovanile è una realtà tangibile e la difficoltà diffusa che proviamo nella nostra quotidianità scolastica è conseguenza delle imposizioni di una scuola punitiva e esclusiva.
Inoltre, il modello di didattica e insegnamento, nozionistico e frontale, non contribuisce alla nostra formazione e anzi è manifestazione di una scuola lontana dalle nostre esigenze.
Allo stesso modo il nuovo esame di maturità esprime l’indifferenza istituzionale verso la nostra condizione nelle scuole, non ammettendo le proprie responsabilità di una gestione pandemica vergognosa, che ha impattato violentemente sui corpi e sulle menti delle diverse soggettività giovanili.
Da prima della pandemia è diventata prassi quella di tenere nell’incertezza gli studenti e le studentesse sulle modalità dell’esame di stato. Ripudiamo un esame che categorizza e condiziona ogni studente e studentessa ad un singolo voto numerico.

EDILIZIA SPAZI E SOCIALITÀ

Siamo costretti a studiare in delle scuole con delle strutture fatiscenti, in delle scuole che cadono a pezzi, in degli edifici non adatti all’ambiente scolastico.
Durante la prima fase pandemica questa mancanza strutturale di spazi e il conseguente sovraffollamento delle scuole è stata uno dei fattori che ha portato al ricorso della didattica a distanza, e che ancora adesso impedisce il distanziamento nelle aule, rendendole un luogo di contagio.
La pandemia lo ha evidenziato in modo molto chiaro: c’è necessità di più spazi per gli studenti e studentesse, spazi che siano luogo di confronto, spazi autogestiti dagli studenti stessi.

Occupando le nostre scuole ci siamo ripresi i nostri spazi e abbiamo messo in pratica un’alternativa alla scuola che conosciamo e viviamo ogni giorno riprendendoci i momenti di socialità, confronto e aggregazione che erano venuti completamente a mancare durante la pandemia.
Dobbiamo ripensare la scuola non solo come luogo dove vengono impartiti saperi tradizionali in modo frontale e nozionistico ma come luogo di cura, relazione e socialità. Luogo dove prenderci cura degli altri e delle altre e confrontarci.

I soldi del Pnrr devono essere spesi in questa direzione: pretendiamo più spazi, più spazi per la socialità e degli investimenti seri e strutturali dopo decine di anni di tagli alla scuola pubblica. Vogliamo controllare dal basso tramite commissioni studentesche permanenti come questi soldi verranno distribuiti.

PROTAGONISMO STUDENTESCO

Le occupazioni di questi mesi sono state una lotta al silenzio istituzionale sulla scuola e sul mondo della formazione e hanno espresso non solo un ribaltamento del sistema scolastico, ma anche l’applicazione concreta di un modello alternativo basato sulle nostre esigente e desideri.
La nostra scuola è quella delle scuole occupate, una scuola transfemminista, una scuola inclusiva, una scuola che parli di ambiente, sessualità, affettività, cura, politica e attualità.

Non vogliamo la scuola come servizio cristallizzato nel tempo e nello spazio, a cui generazioni di studenti e studentesse sono costretti ad adattarsi, pretendiamo che sia il modello scolastico a doversi adattarsi alle nostre necessità. Vogliamo essere parte attiva della comunità scolastica e prendere parte alle decisioni sulla nostra scuola e quindi sulla nostra vita. Vogliamo che la nostra voce e il nostro grido come generazione venga ascoltato e vengano date delle risposte concrete alle problematiche che evidenziamo.

Si parla sempre di giovani ora siamo noi a voler parlare.

CONTRO IL VOSTRO MODELLO DI SCUOLA: È TEMPO DI RISCATTO!

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