15 anni di Memoria Antifascista
E’ uscito da pochi giorni per Prospero Editore il libro “Memoria Antifascista, per comprendere l’attualità” di Antonella Barranca e Valter Boscarello uscito in occasione dei 15 anni di vita della rete con l’omonimo nome del titolo del libro e che verrà presentato oggi alle 18,30 al Lambretta. Riprendiamo un nostro contributo al libro vista la stretta relazione tra MA e MiM.
Se vogliamo capire i motivi per cui nasce Memoria Antifascista, bisogna fare un piccolo passo indietro nel tempo. Il coordinamento delle associazioni nasce nel 2011, un anno che per Milano è stato particolarmente fertile per la nascita di nuove realtà sociali e politiche. A gennaio di quell’anno prende infatti vita ZAM in via Olgiati, che sarà una delle prime occupazioni di una sorta di ondata – forse l’ultima in città, sviluppatasi dopo il movimento universitario dell’Onda – che porterà alla liberazione di molti stabili abbandonati in un periodo che arriverà fino alle mobilitazioni NoExpo nel 2015. A ottobre di quell’anno nasce MilanoInMovimento e pochi mesi dopo, nell’aprile 2012, si apre l’esperienza del Lambretta.
Siamo alla fine del ciclo di governo della metropoli da parte della destra e quella primavera la vittoria elettorale di Pisapia scatenerà molti entusiasmi che, col senno del poi, risulteranno in gran parte delusi. Era quindi un periodo di grande fermento, in cui si intrecciavano percorsi diversi ma accomunati da una spinta costituita e, tra le altre cose, anche dalla necessità di recuperare, attualizzare e rilanciare le pratiche e i significati dell’antifascismo in città.
Per contestualizzare meglio quell’anno, bisogna fare ancora qualche passo indietro. Bisogna tornare al 2009, quando si lavorò per i quarant’anni della strage di Piazza Fontana. Negli anni Duemila, il ricordo di quella data si era un po’ affievolito e le iniziative ufficiali erano spesso rituali e spente. Nel 2009 invece ci fu un grande lavoro, soprattutto nei mesi autunnali, dentro le scuole, nei collettivi, nelle assemblee, con tanti momenti di confronto. Da lì nacque un corteo di circa diecimila persone che riuscì a rompere, simbolicamente e fisicamente, la blindatura di piazza Fontana dove si trovavano le autorità istituzionali, chiuse nel loro fortino, e che, inutile dirlo, tra Moratti, Podestà e Formigoni, rappresentavano l’allora apparentemente invincibile blocco di potere berlusconiano. Un blocco che, però, a un ’osservazione attenta, mostrava già le prime crepe e che , di lì a poco, avrebbe iniziato a sgretolarsi sempre più rapidamente.
Quel momento fu un catalizzatore: mise in rete persone con storie e appartenenze diverse, fece capire che si poteva tornare a costruire mobilitazioni reali attorno al tema della memoria. Dentro questo contesto nasce MilanoInMovimento come progetto di informazione indipendente legato al mondo dei centri sociali, ma con una particolare attenzione storica. Noi, come soggettività attive nel lavoro di redazione, avevano un grande interesse per le lotte e i movimenti dei decenni precedenti, soprattutto degli anni Settanta. Ecco perché il rapporto con Memoria Antifascista ci è sembrato naturale: significava riportare all’attualità vicende che stavano sbiadendo nella memoria collettiva e, allo stesso tempo, contrastare la narrazione dominante della destra. Perché, lo dico con molta amarezza, la destra negli ultimi decenni è riuscita a imporre la propria lettura della storia. Si tratta di una narrazione vittimista, in cui i fascisti, dopo vent’anni di dittatura e dopo aver portato il Paese al disastro, vengono presentati come le “vittime” del biennio ’43-’45. Lo stesso schema è stato applicato agli anni Settanta: anche in questo caso i neofascisti vengono raccontati come giovani sbandati o vittime della violenza politica, cancellando completamente il loro ruolo nelle aggressioni, nelle bombe e negli assalti. Chi ha vissuto quegli anni sa bene che i fascisti non erano “vittime”, erano un nemico reale, violento e stragista, responsabile di decine di morti e feriti. Eppure, è passata in ampi strati della società una narrazione che li vede vittime innocenti della “violenza rossa”, come sarebbero stati vittime ai tempi della Resistenza e della Liberazione.
Ecco, Memoria Antifascista prova a contrastare questa riscrittura della storia, mantenendo viva una contro-narrazione fondata sui fatti, sulle testimonianze e sulla memoria collettiva. È un lavoro difficile, perché l ’attuale clima politico e culturale non è certo favorevole, ma è un lavoro che getta semi importanti, che possono germogliare nel futuro.
Per quanto riguarda noi di MiM, siamo tutte persone che vengono dall’esperienza dei centri sociali, delle occupazioni e dell’autogestione. Rappresentiamo una tradizione politica precisa, ma il dialogo con Memoria Antifascista e con chi ne fa parte ci ha permesso di allargare lo sguardo, di metterci in contatto con mondi che prima ci erano lontani. Penso al mondo dell’ANPI, della Camera del Lavoro: mondi con cui un tempo c’era distanza, diffidenza, ma che, attraverso questo percorso, abbiamo imparato a conoscere, a rispettare, a incrociare.
Ricordo in particolare i cortei per Amoroso nel 2014 e nel 2015: piazze notevoli, partecipate da migliaia di persone con un senso di comunità antifascista viva e trasversale. Ecco, credo che in questi anni la forza di Memoria Antifascista e di MilanoInMovimento sia stata proprio questa: riuscire, pur nelle differenze, a costruire momenti comuni, a tenere viva una memoria che non è solo ricordo, ma anche pratica politica e collettiva.
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