I crimini di guerra tedeschi in Italia – Le peggiori violenze sul fronte occidentale

Riprendiamo la narrazione sulla Seconda Guerra Mondiale in Italia e, dopo aver recensito Seicento giorni di terrore a Milano. Vita quotidiana ai tempi di Salò di Marco Cuzzi passiamo a recensire un altro libro sui due terribili anni di occupazione tedesca dell’Italia. Si tratta di I crimini di guerra tedeschi in Italia di Carlo Gentile, pubblicato per la prima volta nel nostro paese nel 2015 e recentemente rieditato in versione economica.

Si tratta di un libro che conduce una ricerca storiografica decisamente approfondita e documentata analizzando un fronte, quello italiano, estremamente trascurato dalla grande storiografia del secondo conflitto mondiale. Va ricordato che le vicende italiane sono invece molto importanti per diversi motivi. Il primo è che l’Italia è il primo paese dell’Asse a crollare: prima con la deposizione e l’arresto di Mussolini il 25 luglio e poi con l’armistizio dell’8 settembre. In Italia inoltre avviene il primo grande sbarco alleato nel continente, uno sbarco che darà indicazioni importanti a Londra e Washington per l’operazione in Normandia del giugno ’44. D’altro canto proprio in Italia si ha l’ultimo grande successo politico, ma anche militare dei tedeschi con l’occupazione, con contraccolpi limitati e con un colpo di mano ben studiato, di un grande paese che per la sua conformazione e per la dura resistenza nazista avrebbe rallentato l’avanzata alleata nell’Europa meridionale. Un paese di cui i tedeschi, specie al Nord, sfrutteranno la base industriale per esigenze belliche e nel quale riusciranno a mettere in piedi un governo fantoccio con una qualche forma di legittimità: la RSI. In questo quadro, ancora una volta assisteremo alle tensioni e agli scontri interni a quella poliarchia che era il sistema di dominazione nazista dove un’ala più oltranzista si scontrava con un’ala più “politica” rappresentata dal plenipotenziario del Reich Rudolf Rahn e dal Comandante delle SS in Italia Karl Wolff che puntava a una collaborazione con il fascismo repubblicano e a mantenere una certa tranquillità nei territori occupati allo scopo di servire a pieno potenziale le esigenze dell’economia di guerra di Berlino. Ovviamente, quando si parla di “ala politica”, non bisogna cadere in fraintendimenti: Wolff era un nazista convinto, responsabile di crimini terribili e intimo di Himmler, ma anche politicamente intelligente e spregiudicato tanto da iniziare a trattare con gli Alleati la resa delle truppe tedesche in Italia sin dall’autunno ’44.

Un elemento che emerge dallo studio è che i crimini di guerra tedeschi in Italia sono tra i più gravi (se non i più gravi) perpetrati in tutte le nazioni occupate del fronte occidentale. L’Italia viene in questo modo messa a metà strada tra i paesi occidentali e il terribile fronte orientale dove svettano per ferocia e sistematicità delle stragi paesi come l’Unione Sovietica, la Polonia e la Yugoslavia (e in due casi giova ricordare la complicità italiana) dove perderanno la vita milioni e milioni di esseri umani. Del resto basta consultare la lista delle prime cinque stragi per numero di morti per farsi un’idea della durezza della repressione:

Strage di Marzabotto (29 settembre-5 ottobre 1944) – 1.830 morti
Strage di Sant’Anna di Stazzema (12 agosto 1944) – 560 morti
Strage delle Fosse Ardeatine (24 marzo 1944) – 335 morti
Strage di Lippa di Elsane (30 aprile 1944) – 269 morti
Strage di Padule di Fucecchio (23 agosto 1944) – 174 morti

Per chi volesse approfondire la tematica consigliamo l’Atlante della stragi naziste e fasciste in Italia.

L’opera di Gentile ha il grande pregio di fornire un’approfondita analisi della composizione dei corpi che hanno compiuto i peggiori crimini tra cui emergono alcuni nomi diventati famigerati tra questi la 16. SS-Panzergrenadier-Division “Reichsführer-SS” e la divisione di paracadutisti della Luftwaffe Fallschirm-Panzer-Division 1 “Hermann Göring” (facente parte di quello che potrebbe essere definito l’esercito personale di Hermann Göring, uno dei più alti gerarchi del Terzo Reich). Nelle pagine dell’opera si trovano anche dettagliate biografie di alcuni dei nomi più o meno noti dei criminali di guerra nazisti tra cui quello dell’austriaco Walter Rader proprio della “Reichsführer-SS” tra i responsabili della strage di Marzabotto e processato e condannato in Italia nel dopoguerra.

Di estremo interesse è anche lo studio delle varie classi anagrafiche alle quali appartengono i membri delle formazioni responsabili dei maggiori crimini e in questo caso soprattutto della “Reichsführer-SS”. Citando direttamente l’autore:

“Alla ‘Kriegsjugend-Generation’ appartengono i nati tra il 1901 e il 1910, troppo giovani per aver combattuto nella Grande Guerra, ma cresciuti e socializzati nel suo mito. Sarà questa generazione a costituire la colonna portante dell’elite nazionalsocialista. Seguono la’Erste Nachkriegsgeneration’ (…), la ‘Hitlerjugend-Generation’ e la ‘Flakhelfer-Generation’, di cui fanno parte i giovani tedeschi nati a partire dagli anni venti, cresciuti e formati in epoca nazista. Queste due designazioni risultano particolarmente indicate per caratterizzare la grande maggioranza dei giovani soldati di truppa della divisione SS”.

Quel che emerge con chiarezza alla fine del libro è che tra i carnefici c’è stata una quota consistente di giovani e giovanissimi facenti parte delle generazioni più recenti cresciute sotto il totale dominio del nazionalsocialismo in Germania. Un dominio incontrastato che si estendeva in ogni ambito della vita sociale.

I dati statistici sembrano raccontare che la maggioranza dei crimini di guerra sono stati commessi a ridosso del fronte e delle zone di combattimento con gli Alleati. Qui spesso la paura di essere circondati da una tenaglia rappresentata da un lato dagli angloamericani e dall’altra dei partigiani (una sorta di “effetto Stalingrado”) creava veri e propri episodi di isteria nelle forze tedesche che portavano a sovradimensionare le forze della Resistenza e fungevano da vero e proprio volano alla commissione di atroci massacri.

Alcuni dei criminali di guerra responsabili degli eccidi sul territorio italiano provenivano da pregresse esperienze sia nella sorveglianza dei campi di concentramento che dai combattimenti sul fronte orientale dove, anche grazie all’ideologia razzista dei nazisti che tendeva a considerare gli slavi come “untermenschen”, le atrocità erano all’ordine del giorno con cifre spaventose. Questo è però un elemento in più e non l’elemento comune unificante della violenza nazista nel nostro paese.

Per chi vuole completare con un ulteriore pezzo il puzzle di conoscenza sui disastri provocati dalla guerra del 1939-1945 in Italia un libro da leggere.

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