I paria dell’informazione

Umiliati e offesi. Ma soprattutto sfruttati, ricattabili e precari. Sono i paria dell’informazione: quegli oltre 24 mila giornalisti non assunti che fanno più della metà di tutto ciò che si legge, ascolta e guarda su quotidiani, periodici, radio, tv e web italiani.

Come racconta Raffaella Cosentino nel suo libro “Quattro per Cinque”, alcuni di loro rischiano anche la vita, minacciati da quella stessa criminalità organizzata che sfrutta gli immigrati a Rosarno o a Castel Volturno. Giovanni scrive inchieste contro la mafia al Nord per 4 euro a pezzo ed ora è sotto scorta; Angela, 4 centesimi per ogni rigo è stata minacciata con 5 pallottole; a Ferdinando hanno dato del “morto che cammina” e Antonino si è trovato l’auto bruciata.

Sono un esercito di lavoratori invisibili, senza tutele e senza diritti. Pedine immobilizzate sotto lo scacco degli editori. Senza libertà. E un’informazione blindata, lo sanno bene i dittatori di tutto il mondo, è il primo nemico della democrazia. È con questa consapevolezza che domenica 22 gennaio, presso la sede del quotidiano Liberazione, occupata dallo scorso dicembre, giornaliste e giornalisti precari hanno lanciato l’iniziativa “Altro che casta”, una maratona di testimonianze dirette per raccontare i diritti negati dei lavoratori dell’informazione.

Tra i partecipanti, anche i giornalisti di Terra, il quotidiano ecologista che da oltre un mese ha chiuso i battenti, lasciando a casa decine di persone tra redattori, grafici e dipendenti amministrativi, che ormai da prima dell’estate non vedevano corrisposto il proprio stipendio. Debiti mai saldati, promesse di pagamento, inosservanza degli accordi sindacali. I giornalisti di Terra hanno raccontato le proprie storie di ordinario sfruttamento, uscendo con uno speciale ribattezzato per l’occasione “SottoTerra”.

Uscire allo scoperto e raccontarsi è solo l’inizio. Il Comitato “Giornalisti senza tutele: altro che casta”, ha già lanciato alcuni appuntamenti anche nelle piazze. Il 26 gennaio, a Montecitorio si è tenuto un sit-in per dire «no» allo sfruttamento e «no» alle mafie. Per esprimere solidarietà a Giovanni Tizian, precario sotto scorta per le sue inchieste scomode alla criminalità organizzata. Per rompere la solitudine dei tanti giornalisti invisibili e senza tutele. Per chiedere un’immediata approvazione della proposta di legge sull’equo compenso. E soprattutto per ricordare che là dove i giornalisti sono ricattabili, non può esistere un’informazione libera.

Il tempo dell’attesa è finito. I paria dell’informazione non hanno alcun intenzione di aspettare la prossima vita per reincarnarsi in lavoratori con il diritto (e il dovere) di svolgere dignitosamente il proprio mestiere.

 

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