Venezuela, la chiamano guerra al narcotraffico ma è una guerra per le risorse

Gli Stati Uniti bombardano Caracas e catturano il presidente Nicolas Maduro e sua moglie Cilia Flores portandoli fuori dal Paese.

Già a settembre le navi americane si erano posizionate al largo delle coste venezuelane aumentando il clima di tensione. In tutta risposta Maduro invocava la pace.

L’azione era nell’aria da tempo. E il terreno era già stato preparato con la consegna del Nobel per la Pace alla leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado.

Ma perché attaccare il Venezuela?

Il Venezuela è ricchissimo di risorse naturali. Prima tra tutte le enormi riserve di petrolio (le più grandi al mondo), ma anche di gas naturale, oro, diamanti e bauxite, che sono materiali strategici per l’industria.

Inoltre il Venezuela possiede significative riserve di coltan e cobalto, che sono cruciali per le batterie dei veicoli elettrici, pc, smartphone e tablet.

Russia e Cina

Gli elefanti nella stanza sono due: Russia e Cina. I rapporti commerciali tra Venezuela e Russia sono strategici e incentrati principalmente sul petrolio.

Si potrebbe dunque pensare che Putin possa aver negoziato con Trump la propria influenza in Sud America, per ottenere un appoggio in Ucraina.

La Cina invece è il principale acquirente di petrolio venezuelano (che costituisce quasi il 4% delle importazioni petrolifere cinesi). E questo sarà un problema.

Non è una guerra al narcotraffico, è una guerra per le risorse.

Un attacco disperato di un Paese che vede in crisi il proprio modello e per sostenerlo deve fare le due azioni su cui è nato: conquistare e depredare.

Tommaso Proverbio

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