La storia di “From the River to the Field”
Come un progetto costruito dal basso sta cercando di cambiare le sorti di un campo sportivo nella Palestina occupata.
From the River to the Field Project (R2F) è un progetto nato dal basso in un centro sportivo della periferia di Milano dalla necessità di trasformare la solidarietà con la Palestina in un percorso concreto, condiviso, duraturo e soprattutto collettivo. Alla Fair Play Arena (FPA) di Gorla tre realtà di sport popolare, Sant’Ambroeus, No League e Stella Rossa, hanno lanciato un appello a una sempre più vasta rete di squadre, polisportive e associazioni da tutt’Italia con un obiettivo preciso: ricostruire il campo da calcio di Burin, villaggio in Cisgiordania, e nel fare questo costruire scambi sportivi giovanili da e per la Palestina occupata.
Per capire l’importanza di un progetto del genere occorre avere un quadro generale di come lo sport viene vissuto nella Palestina occupata. Citando la testimonianza diretta della Askar Association for Development and Community Empowerment, la principale associazione palestinese con cui collabora R2F: “lo sport palestinese soffre da molti anni continui attacchi che ne compromettono direttamente la crescita e la continuità, tra cui la violazione della libertà di movimento per gli atleti, gli attacchi mirati ai centri sportivi da parte delle forze di occupazione, gli attacchi agli atleti stessi e l’isolamento sul piano istituzionale delle federazioni sportive palestinesi, che impedisce a chi fa sport di viaggiare e partecipare a eventi internazionali”.
L’Askar Association è attiva principalmente nella città di Nablus, a nord di Burin, una delle città palestinesi più attive nello sport, con club, tifosi appassionati e giovani talentuosi. Tuttavia, la difficile realtà quotidiana incide direttamente sul settore sportivo: nel campo profughi di New Askar, la vita quotidiana è segnata dalla sofferenza a causa del grave sovraffollamento, degli spazi ristretti e della mancanza di luoghi adeguati al gioco, in particolare campi sportivi e strutture per bambini. Nonostante molti atleti di talento vivano nel campo, non dispongono di un vero e proprio centro sportivo che possa supportarli, permettere loro di sviluppare le proprie capacità e mostrare il proprio talento.
In questo difficile contesto R2F sta costruendo un progetto supportato da centinaia di realtà di sport popolare: si tratta di una rete vastissima che testimonia la rilevanza che lo sport sta avendo nelle lotte politiche e sociali. La rete si è costituita negli anni, con gli appelli contro la coppa del mondo in Qatar e i festival di rilevanza nazionale come il Resistentival e si è espansa anche fuori dai confini domestici con le tifoserie di quadre come lo Shamrock Rovers Football Club di Dublino che a fine maggio ospiterà una delegazione del Sant’Ambroeus proprio per parlare di calcio popolare e Palestina.
R2F continua a fare eventi in tutta Italia per sostenere il progetto e soprattutto parlare di Palestina, cosa che bisogna continuare a fare specialmente dopo che il “cessate il fuoco” ha anestetizzato la narrazione delle testate mainstream. Questa campagna collettiva è ancora una volta la testimonianza della potenza che lo sport popolare può avere anche in contesti difficili come quello dell’occupazione israeliana; ci auguriamo di poter vedere il nuovo campo da calcio a Burin quanto prima.
Viva lo sport popolare e viva la Palestina libera!
di From The river to the Field
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