Milano come Barcellona? Sicuramente non grazie a Majorino

 

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Settimana scorsa a Barcellona più di 150.000 persone sono scese in piazza a manifestare contro l’inasprimento delle politiche migratorie fatte dal governo Rajoy. La manifestazione oceanica ha avuto un forte eco internazionale, nell’Europa divisa in due sulla questione migranti, in molti l’hanno presa come stimolo per provare a fare lo stesso nella propria città. Tra questi anche Majorino, assessore al welfare di Milano. Secondo Majorino ”Milano sarà come Barcellona”, annunciando che a Maggio verrà organizzata dal comune una grande manifestazione a favore dei rifugiati.

La questione è molto ambigua e le differenze tra il contesto Spagnolo/Catalano e quello Milanese sono parecchie. Prima di tutto perché la sindaca di Barcellona, Ada Colau, è una sindaca ”ribelle”, con un passato nel movimento ”Okupa”, ed esponente di picco di Podemos, all’opposizione del governo del Partito Popolare di Rajoy. Milano invece è amministrata dal Partito Democratico, che è lo stesso partito al governo del paese. In Italia il giro di vite sulla gestione dei migranti è stato fatto proprio dal Partito Democratico, che con l’ultimo decreto di legge proposto da Minniti ha annunciato la riapertura di un CIE per regione, ribattezzati CPR, e introdotto nuove misure che hanno ulteriormente gravato la situazione dei richiedenti asilo sul suolo italiano. Tra questi l’abolizione di un grado di giudizio per la richiesta di asilo e l’introduzione del lavoro volontario obbligatorio, ossimoro che consiste in sanzioni rispetto all’ottenimento dell’asilo politico qualora ci si rifiutasse di fornire prestazioni lavorative gratuite durante il lungo periodo d’attesa.

Oltre a questo l’Italia in maniera semi-autonoma sta stringendo diversi accordi bilaterali con i paesi di partenza nel Nord-Africa. Tra questi la Libia e la Tunisia. Sempre il governo italiano sta avendo un ruolo di primo piano nel disegno europeo di spostare gli Hotspot dalle coste europee ai paesi di transito e di partenza in Africa, come Mali, Niger e sempre Libia e Tunisia. Insomma, rispetto al governo Rajoy, possiamo tranquillamente dire che la direzione presa dal Partito Democratico in Italia è ben più ostica. Non solo viene pianificato un sistema di deportazione su scala di decine di migliaia di persone, ma vengono anche finanziati governi e dittature in piena guerra civile per ”fermare i migranti”. Se non bastassero le pecche del Governo Gentiloni, anche l’amministrazione milanese non può certo assolversi o erigersi a modello di ”buona accoglienza”.

A Milano i richiedenti asilo sono prevalentemente ospitati in Centri di Accoglienza Straordinaria, strutture che dovrebbero essere istituite per un periodo di tempo limitato, necessario a far fronte a un aumento degli arrivi in un dato territorio, per poi essere convertite in rete SPRAR. Queste strutture sono i classici centri di grandi dimensioni con all’interno centinaia di persone. La giunta milanese non partecipando ai bandi SPRAR del Ministero degli Interni, non ha attuato negli ultimi anni alcun piano per convertire i CAS in centri di piccole dimensioni diffusi sul territorio. Più del 70% dei richiedenti asilo a Milano sono quindi ammassati in strutture dove spesso non vengono neanche garantiti gli spazi minimi necessari all’accoglienza. Nel CAS di Corelli ad esempio una parte degli ospiti alloggiano in container nel cortile. A Bresso più di 600 persone sono sigillate in una tendopoli a cielo aperto dove manca l’acqua calda. Il sistema di accoglienza milanese non è nient’altro che un abuso dei Centri di Accoglienza Straordinaria, costringendo migliaia di ospiti a vivere in condizioni di segregazione sociale senza poter attingere a tutti quei servizi che gli consentirebbero di essere inclusi nella nostra società.

Tornando alla manifestazione di Barcellona, uno dei due slogan principali era ”No one is Illegal”, che significa nessuno è illegale. Slogan utilizzato per denunciare il fatto che in Spagna decine di migliaia di persone sono costrette a vivere senza permesso di soggiorno. Lo stesso accade anche in italia, dove secondo la fondazione ISMU più di 500.000 persone vivono da irregolari senza documenti. Una manifestazione ”a favore degli immigrati” non può non contemplare queste tematiche, e non può non condannare un sistema di esclusione sociale, capitanato dal Governo Gentiloni, che lede sempre più i diritti per chi è immigrato in Italia. Se una manifestazione del genere non avrà come scopo quello di reclamare più diritti, sarà solo una bella spazzata di coscienza per quella sinistra al governo che per quanto concerne l’immigrazione sta facendo e ha fatto anche peggio della destra.

Insomma, Milano come Barcellona? Sicuramente non sarà grazie a Majorino e alla manifestazione che vuole fare a Maggio. La Milano come Barcellona la costruiscono tutti i giorni le centinaia di persone che dalla rete di People Before Borders, a Zona 8 Solidale, al campionato popolare di Mediterraneo Antirazzista e a tante tante altre esperienze, costruiscono oasi di resistenza in un deserto di ingiustizie.

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