Reddito, istruzione, salute: giustizia sociale e sanitaria ora!

Nel solco delle mobilitazioni di queste settimane, le responsabilità sul territorio lombardo e milanese sono tante per ciò che non è stato fatto in 6 mesi di tregua epidemiologica. Mercoledì saremo in piazza della Scala, assieme a una rete di realtà milanesi e non solo, per portare le nostre rivendicazioni al Sindaco di #milanononsiferma.

Un sistema iniquo non può garantire una gestione equa e giusta delle emergenze: è quanto abbiamo visto nella storia recente del nostro paese – a partire dal terremoto de L’Aquila nel 2009 – e non ultimo durante la fase 1 dell’emergenza sanitaria Covid-19. Un’epidemia poi ha la caratteristica di avere come principale veicolo di contagio i corpi, i contatti, i movimenti. Per questo possiamo accettare alcune limitazioni e restrizioni, per sostenere anzitutto il già martoriato sistema sanitario e le lavoratrici e i lavoratori che stanno in prima linea, ma pretendiamo che ciò avvenga per tutelare la Salute Pubblica e basando il patto sociale dell’emergenza sulla cura delle comunità che si aiutano tra loro.

Da febbraio 2020 il sistema sanitario nazionale e quello lombardo in particolare hanno mostrato l’effetto di 30 anni di austerità ed aziendalizzazione, costringendo a una cura selettiva e feroce dei malati e dei soggetti fragili. In 5 mesi di tregua epidemiologica non è stato posto rimedio alle gravi mancanze soprattutto sul fronte delle risorse e della medicina territoriale, in 5 mesi non è stato rinforzato il sistema di contenimento e monitoraggio, non sono stati aperti open data e database pubblici per la trasparenza sulla reale condizione del contagio.

Sul piano sociale, dopo aver concesso tutto a maggio di fronte alle richieste di Confindustria e Confcommercio – gli stessi gruppi di pressione in nome dei quali in Lombardia non si è mai smesso di assembrarsi e ammalarsi nelle fabbriche, nei poli della logistica, nei cantieri -, alle richieste dei ceti medio-bassi, dei precari e delle fasce povere si è invece risposto con briciole una tantum, bonus spesa e cassa integrazione. Nulla è stato fatto sul fronte dell’abitare e della casa, punto centrale nella costruzione di un sistema di sicurezza sociale in tempi di epidemia. Alla fame e all’isolamento si è fatto fronte solo con le reti di quartiere e il mutuo soccorso, ma quanto resisteremo in una situazione in rapido ed esteso peggioramento?

Dando sempre priorità alla “colpa” individuale rispetto all’organizzazione sociale, Governi e Regioni hanno preferito puntare nuovamente sulla limitazione dei comportamenti nel tempo libero piuttosto che ad impostare un differente sistema di trasporto pubblico locale che aumentasse le corse, di metropolitana e superficie, riducendo al contempo il traffico automobilistico e la mobilità lavorativa non essenziale. Se dunque Milano e la Lombardia non si potevano fermare, ciò riguardava solo la costellazione di eventi che fondano il marketing della città vetrina e i processi di trasformazione urbana che drogano il prezzo del mattone rendendo il modello Milano ad accesso limitato e su base di reddito.

Non riguardava invece la pubblica istruzione: le scuole sono state le prime a chiudere a febbraio, sono state le prime a essere colpevolizzate a settembre. Ma chiudere le scuole, senza invece considerarle un potenziale supporto territoriale nel sistema di tracciamento e contenimento, significa condannare un’intera generazione a un apprendimento intermittente e fragile, escludere i minori che richiedono assistenza individuale e le famiglie prive dei mezzi per la DAD; chiudere le scuole ha già significato trasformare il comparto domestico in spazio compensativo e di decompressione di una politica di riapertura e ripartenza economica senza alcuna strategia di cura e solidarietà sociale.La riapertura non è stata preceduta però da quel potenziamento utile – non solo all’emergenza – riguardo a spazi, personale, strumenti per la didattica.

Stesso trattamento è stato usato verso tutti i luoghi di cultura come cinema e teatri. Questo ennesimo stop, che non sembra giustificato dai dati, non solo lascia a casa migliaia di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, ma dimostra la sistematica incapacità di considerare la cultura un valore e un pilastro del benessere pubblico, quanto una mera declinazione della movida.

Permane quindi un modello di città che ci vuole assembrati a produrre e isolati a consumare (ormai prevalentemente online).

Oggi siamo già alla seconda ondata, che si preannuncia peggiore e più progressiva della prima.

Oggi non possiamo più accettare misure che dicano “Cittadino, cittadina: la colpa è tua!”, che impongano la farsa di un coprifuoco notturno (che in Francia ha già mostrato la sua inefficacia) senza ridurre la mobilità lavorativa non essenziale, che chiudano scuole e teatri invece di rinforzare la sanità di prossimità, che vadano avanti cantieri di grandi e piccole opere senza aver ampliato l’edilizia scolastica, che si promettano risarcimenti ad aziende e grandi attività commerciali senza prevedere una misura estesa e prolungata di reddito per precari e disoccupati.

Per questo rivendichiamo:

-STOP a un modello di vita che ci vuole assembrati a produrre ma isolati a consumare!
-STOP a un modello di sanità che pensa più al profitto che alla salute delle persone!
-STOP a misure governative che dicono “Cittadina, cittadino: la colpa è tua!”
-STOP alla farsa del coprifuoco notturno: si rischia di più a salire su un mezzo pubblico la mattina che ad andare a teatro la sera!
-Chi sbaglia deve pagare: Giustizia per tutte le vittime di Covid causate dalla vergognosa gestione sanitaria e sociale da parte delle istituzioni, soprattutto di Regione Lombardia, Confindustria e Confcommercio.

VOGLIAMO LA SALUTE PUBBLICA:

  • potenziamento dei servizi medici territoriali, domiciliari e dei servizi di prevenzione e di igiene pubblica;
  • eliminazione del numero chiuso alla facoltà di medicina e scienze infermieristiche;
  • assunzioni a tempo indeterminato per il personale medico, aumento dei posti letto ordinari e in terapia intensiva;
  • ripresa di tutte le cure non Covid nella totale tutela dei pazienti, NO alla centralizzazione ospedaliera delle cure Covid, requisizione di strutture private e pubbliche per aumentare i reparti Covid necessari;
  • contrastare l’inquinamento atmosferico e di suolo, stop alla devastazione ambientale, aumentare il trasporto pubblico locale e renderlo gratuito

VOGLIAMO IL REDDITO:

  • reddito di base universale;
  • patrimoniale che tassi i milionari, i redditi alti, sia di private che aziende;
  • stop sfratti, bollette e sgomberi;
  • normalizzazione delle occupazioni per necessità e gestione cooperativa delle utenze;
  • sostegno garantito per le persone in stato di necessità;
  • salvaguardare il lavoro di cura come quello dei lavoratori e delle lavoratrici della sanità che sono in prima linea nella lotta contro il Coronavirus;
  • ampliare tutele, ammortizzatori sociali e blocco dei licenziamenti per tutte le lavoratrici e i lavoratori;
  • riconoscere la cultura come attività essenziale che genera lavoro e benessere pubblico;
  • chiudere le attività non essenziali, imporre protocolli anti-Covid sui posti di lavoro il cui obiettivo è la salute dei lavoratori e non lo scudo penale per i datori di lavoro

VOGLIAMO ISTRUZIONE:

  • didattica in presenza e riconoscimento dell’educazione come attività essenziale;
  • requisizione strutture private e pubbliche inutilizzate da trasformare in aule scolastiche per ridurre il rapporto insegnante/studenti;
  • reintroduzione della medicina scolastica: un medico in ogni scuola!
  • estensione non precaria del personale docente e non docente e internalizzazione piena dei servizi educativi.

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