Riders – Le sei giornate di Milano

Questa fase di zona rossa soft in Lombardia è stata caratterizzata dalla persistenza e anzi, l’esplosione della lotta dei riders che rivendicano i loro diritti dopo la firma dell’accordo bidone tra i padroni di Assodelivery che nonostante gli stratosferici profitti non intendono mollare di un centimetro e l’UGL nel triste ruolo di sindacato giallo. Va ricordato che durante il lockdown di questa primavere i riders hanno continuato a lavorare, spesso e volentieri in condizioni vergognose. Milano è stata il palcoscenico della protesta più dura e l’11 novembre è convocato un tavolo di trattativa a Roma.

Il racconto di queste giornate di fuoco d Deliverance Milano.

Da martedì i riders di Milano sono in stato di agitazione permanente. Tutto è iniziato con uno corteo non autorizzato per le vie del centro, in seguito ad un abbassamento generalizzato delle paghe che le società di food delivery hanno introdotto con l’imposizione di un nuovo contratto.

Abbiamo poi proclamato, da un presidio in Piazza Duca d’Aosta, cinque giornate di sciopero nel delivery. A quel punto è iniziato il primo “sciopero metropolitano” all’insegna del protagonismo migrante. Manifestazioni autonome, picchetti diffusi e biciclettate selvagge hanno caratterizzato la protesta nella città.

Il conflitto precario è diventato reale e si è fatto sentire in tutta la sua forza e determinazione. Il risultato è diventato presto evidente: il servizio in tilt, la strade della città bloccate, i lavoratori in fermento mentre prendevano coscienza della propria condizione e delle proprie potenzialità nel rivendicare i propri diritti.

Il resto è storia. Abbiamo rifiutato in massa gli ordini dalle app, ci siamo tenuti il cibo al posto di consegnarlo fingendo un susseguirsi di incidenti, abbiamo rallentato il servizio – prenotandoci per i turni e mettendoci in pausa al momento dell’ordine. Abbiamo rifiutato questo lavoro sottopagato e le condizioni di sfruttamento in tutti i modi che ci sono venuti in mente, ribellandoci alle multinazionali che con il nuovo contratto ci condannano ad un regime legalizzato di schiavitù.

Ci siamo rivolti alla cittadinanza, anch’essa ingranaggio in questo sistema, chiedendo di supportare la nostra lotta e di non ordinare per questo fine settimana in solidarietà.

La mobilitazione continua!
Marciamo orgogliosamente verso quello che ci spetta: i nostri diritti e tutte le tutele da lavoratori quali siamo. Chiediamo un contratto vero, un equo compenso e un monte ore minimo garantito.

Mercoledì 11 novembre come sindacato autonomo e membri della rete nazionale RiderXiDiritti parteciperemo al Tavolo convocato dalla Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, con aziende e sindacati confederali, portando le nostre proposte, discusse nelle assemblee con i lavoratori.

Intanto JustEat ha annunciato che assumerà tutti i suoi fattorini. Monitoreremo se e come si realizzerà questo nobile proposito, nel frattempo pretenderemo l’innalzamento immediato dei salari.

I rider non intendono cedere a false promesse. In altre città come a Genova, Bologna, Roma, Napoli, Torino, Palermo imperversa la rivolta dei fattorini. Non un passo indietro, in quanto lavoratori essenziali riteniamo essenziali i nostri diritti.

THE 6 DAYS OF MILAN 

Since Tuesday the riders of Milan have been in a state of permanent agitation. It all started with an unauthorized procession through the streets of the center, following a generalized lowering of wages that the delivery food companies introduced with the imposition of a new contract.

We then proclaimed, from a sit-in in Piazza Duca d’Aosta, five days of delivery strike. At that point the first “metropolitan strike” began under the banner of migrant protagonism. Autonomous demonstrations, widespread pickets and wild bicycle rides characterized the protest in the city.

The precarious conflict has become real and has made itself felt in all its strength and determination. The result soon became evident: the service on tilt, the streets of the city blocked, the workers in turmoil as they became aware of their condition and their potential in claiming their rights.

The rest is history. We’ve massively refused app orders, kept food instead of delivering it by feigning a succession of incidents, slowed down the service – booking for shifts and pausing when ordering.

We have refused this underpaid work and the conditions of exploitation in all the ways that came to mind, rebelling against the multinationals that condemn us to a legalized regime of # slavery with the new contract.

We turned to citizenship, which is also a cog in this system, asking them to support our struggle and not to order for this weekend in # solidarity.

The mobilization continues! We proudly march towards what we deserve: our rights and all the protections as workers we are. We ask for a real contract, fair compensation and a guaranteed minimum number of hours.

Wednesday 11 November as an independent trade union and members of the national network RiderXiDiritti we will participate in the table convened by the Minister of Labor Nunzia Catalfo, with companies and confederal unions, bringing our proposals, discussed in the assemblies with the workers.

Meanwhile JustEat has announced that it will hire all of its messengers. We will monitor if and how this noble purpose is achieved, in the meantime we will demand an immediate increase in wages.

Riders do not intend to give in to false promises. In other cities such as Genoa, Bologna, Rome, Naples, Turin, Palermo the rivolt of the messengers rages. Not a step back, as essential workers we believe our rights are essential.

#Rights4Riders #UnitedWeStand

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