La morte di don Roberto

E’ di questa mattina la tragica notizia dell’omicidio di don Roberto a Como per mano di un senzatetto con problemi psichici. Chiunque si sia trovato ad avere a che fare con le questioni inerenti i migranti, soprattutto nella terribile estate del 2016, lo aveva conosciuto per le sue incredibili doti di umanità. Riprendiamo qui due teste usciti in sua memoria nella giornata di oggi. Uno di Como Senza Frontiere e uno di Memoria Antifascista.


Il cordoglio non ci basta. Per commemorare don Roberto Malgesini è doveroso schierarsi dalla sua parte e contro la cattiva politica che produce intolleranza. È doveroso fermare i responsabili della violenza che si abbatte su chi vive per gli altri, come avvenne nel 1999 per un altro prete dell’accoglienza, don Renzo Beretta.

Nel giorno dell’uccisione di don Roberto, lo stesso giorno in cui nel 1993 veniva assassinato a Palermo don Pino Puglisi, sentiamo il dovere di accusare le istituzioni che dovrebbero esistere per evitare queste tragedie e per contrastare odio e violenza.

1. Perché don Roberto è stato lasciato solo dalle istituzioni nel compito vitale di dare aiuto alle persone costrette a vivere in strada in una delle città più ricche del mondo?

2. Perché le istituzioni non si sono preoccupate e occupate dei bisogni di tutte e tutti gli abitanti della città lasciando che un prete e la Como solidale si facessero carico di problemi che solo il Comune potrebbe gestire?

3. Perché le istituzioni non hanno aiutato e curato un uomo psichicamente instabile nonostante la Como solidale abbia più volte e da anni chiesto di affrontare il problema della fragilità psicologica e psichiatrica di chi vive in strada?

4. Perché le istituzioni hanno lasciato don Roberto e le volontarie e i volontari ad affrontare da soli la disperazione degli ultimi, esponendoli a maggiori rischi?

5. Perché chi governa Como ha irresponsabilmente ampliato la disperata guerra tra poveri con una sequela di atti che vanno dalla rimozione delle panchine a San Rocco, all’attacco a chi distribuiva le colazioni per non disturbare la Città dei Balocchi, a vietare le elemosine nel salotto buono della città, alle sanificazioni “forzate” a San Francesco (con o senza sottrazioni di coperte), fino alla folle inqualificabile idea di chiudere con una cancellata l’ex chiesa di San Francesco?

Anche se voi vi credete assolti siete comunque coinvolti.

Como Senza Frontiere

A tutte le realtà che hanno condiviso in questi anni la ricerca di una società giusta e accogliente, che hanno sostenuto l’affermazione dei diritti di tutte e tutti, che hanno affiancato don Roberto nel suo lavoro quotidiano chiediamo di unirsi a noi in questa richiesta di giustizia.


Esprimiamo il nostro dolore per la morte di Don Roberto Malgesini, impegnato nell’assistenza ai bisognosi, portava la colazione ai senzatetto e agli migranti, assisteva tutte le situazioni di marginalità.

A Como veniva sempre attaccato dal sindaco Mario Landriscina (eletto dalla coalizione di Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia) che non perdeva occasione di fare terreno bruciato intorno a Don Roberto, arrivando a vietare di sfamare i circa 150 poveri che si rifugiano nel centro cittadino.

E’ questo odio generato da chi vuole escludere gli ultimi alla base di quanto è successo oggi.

Memoria Antifascista

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