MOVIMENTI, PRECARIATO

«Primaggia», la parade precaria queer e ecologica

1 Mag , 2022

«Primaggia», la parade precaria queer e ecologica

Chef Borghese di tutto il mondo tremate e prendete nota: reddito di base universale a 1.000 euro, salario minimo a 15 euro l’ora, settimana lavorativa di 4 giorni. Dopo la gloriosa morte del primo maggio 2015 la Mayday risorge a Milano cambiando il nome al femminile, si chiamerà Primaggia, e rialzando l’asticella dei diritti riconnettendosi con le lotte precarie di mezzo mondo. Del resto era nata così ventuno anni fa.
Il primo maggio 2001, qualche mese prima del G8 di Genova, grazie ad alcuni collettivi visionari come Chainworkers, a centri sociali come il Deposito Bulk e a una comunità alternativa avanti vent’anni rispetto alla sinistra di allora, nasceva a Milano la Mayday Parade: il primo maggio dei precari che in quegli anni nessuno chiamava così. Il centrosinistra incensava il lavoro interinale, i sindacati confederali guardavano a garantiti e pensionati. Chi lavorava da McDonalds, nei centri commerciali, nei call center, chi veniva costretto ad aprire la partita Iva anche se lavorava da subordinato come il suo collega di scrivania, chi sperimentava le prime forme di logistica selvaggia, si accorgeva che una nuova classe si stava formando: la classe precaria, fatta di invisibili illusi dalla politica che diceva loro che con qualche sacrificio le cose poi sarebbero migliorate. Era una bugia, posti qualificati per tutti non ce n’erano e per gli altri il futuro disegnato era quello della gavetta infinita. «I giovani non hanno voglia di lavorare» piagnucolano oggi chef stellati e padroncini vari.

Ventuno anni dopo la prima Mayday non è migliorato quasi nulla per i lavoratori italiani. Il precariato è diventato il modo di lavorare, il salario minimo resta un miraggio, i migranti lavorano sotto il ricatto del permesso di soggiorno, permane una strisciante disparità di genere, di lavoro si continua a morire in modo inaccettabile. «Primaggia è una ripartenza, un anno zero, una clonazione, una risurrezione» dice Alex Foti, editor, saggista e attivista che 21 anni fa contribuì a ideare la Mayday. «Rispetto ad allora c’è una forte enfasi su climattivismo e questione ecologica. Sarà una parata carbon-free senza camion e generatori, ma con bici e carrozzelle. Vogliamo dimostrare che è possibile vivere in un altro modo, più solidale e solare, e siamo particolarmente vicini al Disability Pride che si terrà a Milano a inizio luglio».

La storia delle Mayday è ben riassunta nei poster che edizione dopo edizione hanno nutrito l’immaginario delle parate. Quest’anno la grafica è un meme lisergico tra ecopunk, trap, simbologia post millennials, lotte intersezionali. “C’è il sole Greta Thunberg, l’occhio triggerato della natura che si ribella, un pennuto con la collanina d’oro trap con dentro il simbolo del Bitcoin-Basic Income. «Ci sono i rider, i precari dei ristoranti e della logistica, gli studenti, tre pugni chiusi con le unghie smaltate di rosso per l’unione delle lotte di classe, genere e razza», racconta la xenomemer Elisatron che ha lavorato all’immaginario di Primaggia. «Ovviamente ci siamo ispirati anche alle grafiche delle Mayday passate che erano pink e queer ante litteram e folgoranti».
Vent’anni fa nell’immaginario comune i precari per definizione erano i lavoratori dei call center, oggi sono i rider. «Portiamo a questa Primaggia la consapevolezza del nostro ruolo nella società dopo che la pandemia ha dimostrato che anche il fattorino ricopre un ruolo importante» dice Angelo Avelli del collettivo di rider Deliverance. «I rider negli ultimi anni hanno dimostrato che con la lotta si ottengono diritti». Negli Stati Uniti i collettivi Starbucks Workers United e Amazon Labor Union stanno costringendo Howard Schultz e Jeff Bezos a riconoscere il sindacato.

«Il movimento per un salario di almeno 15 dollari l’ora è inarrestabile negli Usa» dice ancora Alex Foti, «noi vogliamo tradurlo in Italia e in Europa con un salario minimo di 15 euro l’ora, un reddito base universale a 1.000 euro, la settimana lavorativa di 4 giorni». Questione sociale, questione ecologica, guerra globale. Primaggia aderisce a Strike the War lanciata per il primo maggio dall’assemblea del Transnational Social Strike e dal movimento femminista russo. Partenza della Primaggia alle ore 15 dalla Darsena di Milano, arrivo all’Arco della Pace dove si uniranno anche i sindacati di base terminato il loro corteo. Poi dj set fino a tarda sera.

di Roberto Maggioni

da il Manifesto dell’1 maggio 2022

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